Inchiesta sulla Lega, dipendenti pagati in nero. “Evasione fiscale e frode allo Stato”
Paolo Berizzi , di PAOLO BERIZZINuovi sviluppi nell'indagine della Guardia di finanza sulla gestione Salvini tra il 2013 e il 2017
Evasione fiscale, evasione contributiva e frode allo Stato (per mancato rispetto degli accordi sulla cassa integrazione straordinaria). È per queste ipotesi di reato che la Guardia di Finanza sta indagando sul caso dei pagamenti in nero dei dipendenti della Lega Nord - quando ancora si chiamava così, prima della recente (anche formale) svolta nazionalista di Matteo Salvini.
Il nuovo filone di inchiesta - anticipato da "Repubblica" - riguarda la gestione 2013-2017, e segnatamente il periodo dal 2014, con il "Capitano" alla guida del partito. Il quadro che emerge dalle indagini inizia a comporsi: se finora gli investigatori avevano avanzato il sospetto che i collaboratori delle varie sedi regionali e provinciali della Lega siano stati retribuiti in modo irregolare, adesso sta venendo a galla anche l'"architettura" utilizzata per il pagamento. Soldi contanti iscritti a bilancio come rimborsi spese, ricavati quindi - ipotizzano gli inquiren…
Il nuovo filone di inchiesta - anticipato da "Repubblica" - riguarda la gestione 2013-2017, e segnatamente il periodo dal 2014, con il "Capitano" alla guida del partito. Il quadro che emerge dalle indagini inizia a comporsi: se finora gli investigatori avevano avanzato il sospetto che i collaboratori delle varie sedi regionali e provinciali della Lega siano stati retribuiti in modo irregolare, adesso sta venendo a galla anche l'"architettura" utilizzata per il pagamento. Soldi contanti iscritti a bilancio come rimborsi spese, ricavati quindi - ipotizzano gli inquiren…
Evasione fiscale, evasione contributiva e frode allo Stato (per mancato rispetto degli accordi sulla cassa integrazione straordinaria). È per queste ipotesi di reato che la Guardia di Finanza sta indagando sul caso dei pagamenti in nero dei dipendenti della Lega Nord - quando ancora si chiamava così, prima della recente (anche formale) svolta nazionalista di Matteo Salvini.
Il nuovo filone di inchiesta - anticipato da "Repubblica" - riguarda la gestione 2013-2017, e segnatamente il periodo dal 2014, con il "Capitano" alla guida del partito. Il quadro che emerge dalle indagini inizia a comporsi: se finora gli investigatori avevano avanzato il sospetto che i collaboratori delle varie sedi regionali e provinciali della Lega siano stati retribuiti in modo irregolare, adesso sta venendo a galla anche l'"architettura" utilizzata per il pagamento. Soldi contanti iscritti a bilancio come rimborsi spese, ricavati quindi - ipotizzano gli inquirenti - anche da documentazione artefatta, o perlomeno non corretta.
Ordiniamo i fatti. Al principio sono i bilanci (2013-2017) della "Lega Nord per l'indipendenza della Padania". Quelli approvati sotto la gestione Salvini portano le date 2013/14/15 (certificati nel 2014-15-16). Poi la Lega Nord cambia lo statuto e la responsabilità della regolarità dei bilanci è assegnata al livello regionale (si stabilisce che il bilancio debba riportare entrate e uscite solo della sede federale di Via Bellerio).
L'anno "cruciale" è il 2014. Salvini mette in cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS) quasi tutti i dipendenti del partito. Secondo l'accordo sottoscritto dal Carroccio al ministero del Lavoro i lavoratori in cassa integrazione avevano la precedenza nel ricoprire nuove posizioni qualora la Lega ne avesse riscontrato l'esigenza. Che cosa sia successo da quel momento è materia per la Guardia di Finanza. L'ipotesi - avvalorata dagli accertamenti - è che le segreterie regionali e provinciali della Lega Nord non potendo assumere personale (avrebbero dovuto utilizzare quello in CIGS) avrebbero pagato collaboratori in nero. Come? Utilizzando soldi contanti forse ottenuti registrando nelle varie sezioni delle pezze giustificative - apparentemente corrette - di spese sostenute da terzi per conto della Lega sul territorio. Spese che poi venivano rimborsate.
I fondi rimanevano nelle casse della Lega e così si formava la provvista necessaria per i pagamenti mensili dei collaboratori. Fino al 2014 nelle segreterie territoriali più importanti della Lega Nord hanno lavorato decine di persone. Dopo la sigla dell'accordo CIGS sono rimasti a svolgere le stesse mansioni: ufficialmente come volontari, ma di fatto, pare, ottenendo entrate mensili non dichiarate. Il sistema dei pagamenti in nero con fondi ottenuti dai rimborsi spese potrebbe essere all'origine della macroscopica anomalia nei bilanci della Lega Nord dal 2014 in poi: ossia l'importo esorbitante degli "oneri diversi di gestione". Che ammonta a ben 6 milioni.
Va ricordato che il caso dipendenti in nero è un ulteriore indagine che si aggiunge alle due sui 49 milioni di rimborsi elettorali spariti. A proposito dei 49 milioni: tra i 14 indagati per truffa e autoriciclaggio nell'indagine milanese su Sofia Sgr, sottoposta a commissariamento dalla Banca d'Italia e in liquidazione, c'è anche il manager bergamasco Angelo Lazzari. È uno dei nomi coinvolti nell'inchiesta "madre". Quella che vede impegnati i magistrati tra Roma, Genova, Bergamo e il Lussemburgo.
Il nuovo filone di inchiesta - anticipato da "Repubblica" - riguarda la gestione 2013-2017, e segnatamente il periodo dal 2014, con il "Capitano" alla guida del partito. Il quadro che emerge dalle indagini inizia a comporsi: se finora gli investigatori avevano avanzato il sospetto che i collaboratori delle varie sedi regionali e provinciali della Lega siano stati retribuiti in modo irregolare, adesso sta venendo a galla anche l'"architettura" utilizzata per il pagamento. Soldi contanti iscritti a bilancio come rimborsi spese, ricavati quindi - ipotizzano gli inquirenti - anche da documentazione artefatta, o perlomeno non corretta.
Ordiniamo i fatti. Al principio sono i bilanci (2013-2017) della "Lega Nord per l'indipendenza della Padania". Quelli approvati sotto la gestione Salvini portano le date 2013/14/15 (certificati nel 2014-15-16). Poi la Lega Nord cambia lo statuto e la responsabilità della regolarità dei bilanci è assegnata al livello regionale (si stabilisce che il bilancio debba riportare entrate e uscite solo della sede federale di Via Bellerio).
L'anno "cruciale" è il 2014. Salvini mette in cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS) quasi tutti i dipendenti del partito. Secondo l'accordo sottoscritto dal Carroccio al ministero del Lavoro i lavoratori in cassa integrazione avevano la precedenza nel ricoprire nuove posizioni qualora la Lega ne avesse riscontrato l'esigenza. Che cosa sia successo da quel momento è materia per la Guardia di Finanza. L'ipotesi - avvalorata dagli accertamenti - è che le segreterie regionali e provinciali della Lega Nord non potendo assumere personale (avrebbero dovuto utilizzare quello in CIGS) avrebbero pagato collaboratori in nero. Come? Utilizzando soldi contanti forse ottenuti registrando nelle varie sezioni delle pezze giustificative - apparentemente corrette - di spese sostenute da terzi per conto della Lega sul territorio. Spese che poi venivano rimborsate.
I fondi rimanevano nelle casse della Lega e così si formava la provvista necessaria per i pagamenti mensili dei collaboratori. Fino al 2014 nelle segreterie territoriali più importanti della Lega Nord hanno lavorato decine di persone. Dopo la sigla dell'accordo CIGS sono rimasti a svolgere le stesse mansioni: ufficialmente come volontari, ma di fatto, pare, ottenendo entrate mensili non dichiarate. Il sistema dei pagamenti in nero con fondi ottenuti dai rimborsi spese potrebbe essere all'origine della macroscopica anomalia nei bilanci della Lega Nord dal 2014 in poi: ossia l'importo esorbitante degli "oneri diversi di gestione". Che ammonta a ben 6 milioni.
Va ricordato che il caso dipendenti in nero è un ulteriore indagine che si aggiunge alle due sui 49 milioni di rimborsi elettorali spariti. A proposito dei 49 milioni: tra i 14 indagati per truffa e autoriciclaggio nell'indagine milanese su Sofia Sgr, sottoposta a commissariamento dalla Banca d'Italia e in liquidazione, c'è anche il manager bergamasco Angelo Lazzari. È uno dei nomi coinvolti nell'inchiesta "madre". Quella che vede impegnati i magistrati tra Roma, Genova, Bergamo e il Lussemburgo.