Dagli insulti alla moral suasion, Mattarella il tessitore brinda al dialogo
Alessandra Longo , di ALESSANDRA LONGOLa politica al Colle per gli auguri e per celebrare lo scampato pericolo della procedura d'infrazione. Con il presidente timoniere che ha tessuto per mesi la sua tela, anche quando il governo sembrava vicino alla guerra con l'Ue
E venne il giorno degli auguri al Quirinale. Tutti da Sergio Mattarella a brindare al Natale ma anche allo scampato pericolo. La procedura d'infrazione non ci sarà. "Abbiamo scavallato", dice Giancarlo Giorgetti. E lui, il presidente della Repubblica, sorride. La cravatta verde non è allacciata bene, gliela aggiusta Silvio Berlusconi: "Ecco, adesso è perfetta...".
Miracolo di clima: senza cadute di stile, come si conviene per un invito al Quirinale. Mattarella il timoniere ha tessuto da mesi la sua tela, quando gli insulti contro Juncker del duo Salvini/Di Maio, sembravano portarci alla guerra contro la Ue. Usando la discrezione che lo distingue, Mattarella ha sfruttato tutti i mezzi e le conoscenze a disposizione: a ottobre, l'incontro riservato con Draghi, pochi giorni fa il pranzo al Quirinale con Conte, Di Maio, Moavero, Tria, Savona, Trenta e Giorgetti. Nel mezzo telefonate, messaggi, altri incontri senza riflettori. Per trasmette…
Miracolo di clima: senza cadute di stile, come si conviene per un invito al Quirinale. Mattarella il timoniere ha tessuto da mesi la sua tela, quando gli insulti contro Juncker del duo Salvini/Di Maio, sembravano portarci alla guerra contro la Ue. Usando la discrezione che lo distingue, Mattarella ha sfruttato tutti i mezzi e le conoscenze a disposizione: a ottobre, l'incontro riservato con Draghi, pochi giorni fa il pranzo al Quirinale con Conte, Di Maio, Moavero, Tria, Savona, Trenta e Giorgetti. Nel mezzo telefonate, messaggi, altri incontri senza riflettori. Per trasmette…
E venne il giorno degli auguri al Quirinale. Tutti da Sergio Mattarella a brindare al Natale ma anche allo scampato pericolo. La procedura d'infrazione non ci sarà. "Abbiamo scavallato", dice Giancarlo Giorgetti. E lui, il presidente della Repubblica, sorride. La cravatta verde non è allacciata bene, gliela aggiusta Silvio Berlusconi: "Ecco, adesso è perfetta...".
Miracolo di clima: senza cadute di stile, come si conviene per un invito al Quirinale. Mattarella il timoniere ha tessuto da mesi la sua tela, quando gli insulti contro Juncker del duo Salvini/Di Maio, sembravano portarci alla guerra contro la Ue. Usando la discrezione che lo distingue, Mattarella ha sfruttato tutti i mezzi e le conoscenze a disposizione: a ottobre, l'incontro riservato con Draghi, pochi giorni fa il pranzo al Quirinale con Conte, Di Maio, Moavero, Tria, Savona, Trenta e Giorgetti. Nel mezzo telefonate, messaggi, altri incontri senza riflettori. Per trasmettere a tutti la preoccupazione per i rischi di turbolenza del mercato, per l'immagine dell'Italia. Moral suasion, sapienza democristiana. Con il Paese e l'Europa nel cuore.
Ed ecco Mattarella dedicare proprio all'Europa passaggi importanti del suo intervento davanti a quelle che, nella nota ufficiale, vengono definite Alte Cariche. Dice il capo dello Stato: "Ho valutato molto positivamente la scelta del governo di avviare sulla manovra un dialogo costruttivo con la Commissione europea". La direzione giusta, quella della condivisione, perché "l'Italia è un Paese fondatore dell'Unione europea e deve svolgere al suo interno un ruolo da protagonista". Di Maio, sceso dal balcone, abbozza, Salvini non c'è, ha la recita della figlia a Milano.
Il discorso del Quirinale è anche richiamo forte a chi svolge "pubbliche funzioni". La nostra Carta, sottolinea il presidente, indica "il rispetto dei limiti del potere". Ci sono confini, ognuno ha il suo, in democrazia. E non deve superarlo.
"È stata una trattativa dura, quella sulla manovra", dice il premier Conte, soddisfatto della sua performance, con un calice in mano. Il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco gli stringe la mano. Persino il professor Monti gli rivolge la parola. "Scrivetelo!", è l'invito ai cronisti.
Solo Silvio Berlusconi lo snobba. Conte lo insegue, l'anziano leader lo ignora. La sala è piena di ministri: Tria (altro sorriso del miracolato), Savona, Bonafede, Fraccaro, Bongiorno. C'è la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati, il presidente del Parlamento europeo Tajani , la sindaca Raggi, sempre sorridente nonostante l'agonia di Roma. C'è il presidente emerito Giorgio Napolitano, seduto in un angolo, omaggiato. Quelli del Pd sono pochi e fanno fugace atto di presenza: Gentiloni, Del Rio, Rosato, Giachetti...
Brusio di maggioranza liberata dall'incubo della scure Ue. Mattarella incassa strette di mano grate. Mesi di lavoro, di felpata vigilanza, hanno evitato il peggio, insegnato qualcosa a chi pensava che la politica fosse solo bianco e nero, solo muscoli.
Nel suo discorso, il presidente tocca il tema del "pluralismo", declinato in tutte le sue forme. Pluralismo nell'assetto istituzionale, nella società civile, nell'informazione. L'Italia deve essere all'altezza della sua storia, fa capire il capo dello Stato, che rigetta l'immagine del Paese "deluso e incattivito". Lo spirito vero degli italiani "non è quello dell'ostilità, del pregiudizio, dell'intolleranza".
Tutti messaggi alla platea della nuova politica gentilmente pregata di metabolizzare.
Miracolo di clima: senza cadute di stile, come si conviene per un invito al Quirinale. Mattarella il timoniere ha tessuto da mesi la sua tela, quando gli insulti contro Juncker del duo Salvini/Di Maio, sembravano portarci alla guerra contro la Ue. Usando la discrezione che lo distingue, Mattarella ha sfruttato tutti i mezzi e le conoscenze a disposizione: a ottobre, l'incontro riservato con Draghi, pochi giorni fa il pranzo al Quirinale con Conte, Di Maio, Moavero, Tria, Savona, Trenta e Giorgetti. Nel mezzo telefonate, messaggi, altri incontri senza riflettori. Per trasmettere a tutti la preoccupazione per i rischi di turbolenza del mercato, per l'immagine dell'Italia. Moral suasion, sapienza democristiana. Con il Paese e l'Europa nel cuore.
Ed ecco Mattarella dedicare proprio all'Europa passaggi importanti del suo intervento davanti a quelle che, nella nota ufficiale, vengono definite Alte Cariche. Dice il capo dello Stato: "Ho valutato molto positivamente la scelta del governo di avviare sulla manovra un dialogo costruttivo con la Commissione europea". La direzione giusta, quella della condivisione, perché "l'Italia è un Paese fondatore dell'Unione europea e deve svolgere al suo interno un ruolo da protagonista". Di Maio, sceso dal balcone, abbozza, Salvini non c'è, ha la recita della figlia a Milano.
Il discorso del Quirinale è anche richiamo forte a chi svolge "pubbliche funzioni". La nostra Carta, sottolinea il presidente, indica "il rispetto dei limiti del potere". Ci sono confini, ognuno ha il suo, in democrazia. E non deve superarlo.
"È stata una trattativa dura, quella sulla manovra", dice il premier Conte, soddisfatto della sua performance, con un calice in mano. Il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco gli stringe la mano. Persino il professor Monti gli rivolge la parola. "Scrivetelo!", è l'invito ai cronisti.
Solo Silvio Berlusconi lo snobba. Conte lo insegue, l'anziano leader lo ignora. La sala è piena di ministri: Tria (altro sorriso del miracolato), Savona, Bonafede, Fraccaro, Bongiorno. C'è la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati, il presidente del Parlamento europeo Tajani , la sindaca Raggi, sempre sorridente nonostante l'agonia di Roma. C'è il presidente emerito Giorgio Napolitano, seduto in un angolo, omaggiato. Quelli del Pd sono pochi e fanno fugace atto di presenza: Gentiloni, Del Rio, Rosato, Giachetti...
Brusio di maggioranza liberata dall'incubo della scure Ue. Mattarella incassa strette di mano grate. Mesi di lavoro, di felpata vigilanza, hanno evitato il peggio, insegnato qualcosa a chi pensava che la politica fosse solo bianco e nero, solo muscoli.
Nel suo discorso, il presidente tocca il tema del "pluralismo", declinato in tutte le sue forme. Pluralismo nell'assetto istituzionale, nella società civile, nell'informazione. L'Italia deve essere all'altezza della sua storia, fa capire il capo dello Stato, che rigetta l'immagine del Paese "deluso e incattivito". Lo spirito vero degli italiani "non è quello dell'ostilità, del pregiudizio, dell'intolleranza".
Tutti messaggi alla platea della nuova politica gentilmente pregata di metabolizzare.