“E’ da fascisti attaccare sul piano personale”. Giuliano Amato da quando è giudice costituzionale si sottrae ai commenti di attualità politica. Però sulla gravità degli scontri verbali e dei toni grevi della politica italiana nell’epoca del populismo di Lega e 5Stelle, non tace.
“La distinzione tra la battaglia delle idee e gli attacchi personali è quella che passa tra anti fascismo e fascismo: è da fascisti attaccare qualcuno sul piano personale e non delle idee”. Non si addentra negli esempi concreti – da Luigi Di Maio contro il presidente Mattarella (diventato però nel frattempo "angelo custode") a Matteo Salvini nei confronti del presidente Ue, Jean-Claude Juncker. Ma nessuno è escluso dalla deriva “grave” del dibattito pubblico in Italia. “Neppure negli Usa si arriva a tanto”, per ricordare un luogo dove forte è la polarizzazione della politica. “Si è perso di civiltà avendo perso il senso di quel crinale. Ma ha perso anche l’antifascismo perché il senso di ciò che è fascista è entrato nella politica corrente”.
Amato, 80 anni, ex premier, ex leader socialista, interviene alla presentazione del fascicolo per i settant’anni di Mondoperaio. Fu Pietro Nenni a volere la rivista e ne pubblicò il primo numero il 4 dicembre del 1948: si chiamava Mondo operaio e poi negli anni ’70 cambiò la testata in Mondoperaio (oggi diretta da Luigi Covatta), accompagnando le complesse vicende della sinistra italiana.
Di una stagione che attraversa tutto il Novecento, del socialismo, delle sue scissioni fino al conflitto tra Bettino Craxi e Enrico Berlinguer (“Tra i due c’era una chimica incompatibilità”) e in ultimo alla nascita del Pd, Amato preferisce però cominciare dall’elemento-base del confronto: “La battaglia delle idee è un frutto dell’antifascismo, è invece un virus fascista l’attacco alle persone entrato nella politica italiana”.
Una stoccata va anche al Pd, il partito che ha unito i tronconi di provenienza ex comunista ed ex Dc, dopo le divisioni a sinistra. “Epilogo sbagliato di una storia che sarebbe stato meglio fosse diversa”, è la riflessione di Amato sul socialismo. E poi la critica a politiche che in gran parte hanno abdicato rispetto al mercato, perché “lasciare in piedi le politiche monetarie e fiscali vuol dire che il mercato fa tutto. La distribuzione del reddito l’abbiamo lasciata tutta a un mercato globale impazzito”. L’analisi di Amato spazia dal Welfare all’importanza della visione e della destinazione delle risorse, oltre alla considerazione che “tre quarti delle cose che contano oggi sono decise a livello internazionale”. Ma la forza del potere degli Stati va fatta sentire “non per chiudersi al mondo come i sovranisti vogliono, ma per governarlo”.
“La distinzione tra la battaglia delle idee e gli attacchi personali è quella che passa tra anti fascismo e fascismo: è da fascisti attaccare qualcuno sul piano personale e non delle idee”. Non si addentra negli esempi concreti – da Luigi Di Maio contro il presidente Mattarella (diventato però nel frattempo "angelo custode") a Matteo Salvini nei confronti del presidente Ue, Jean-Claude Juncker. Ma nessuno è escluso dalla deriva “grave” del dibattito pubblico in Italia. “Neppure negli Usa si arriva a tanto”, per ricordare un luogo dove forte è la polarizzazione della politica. “Si è perso di civiltà avendo perso il senso di quel crinale. Ma ha perso anche l’antifascismo perché il senso di ciò che è fascista è entrato nella politica corrente”.
Amato, 80 anni, ex premier, ex leader socialista, interviene alla presentazione del fascicolo per i settant’anni di Mondoperaio. Fu Pietro Nenni a volere la rivista e ne pubblicò il primo numero il 4 dicembre del 1948: si chiamava Mondo operaio e poi negli anni ’70 cambiò la testata in Mondoperaio (oggi diretta da Luigi Covatta), accompagnando le complesse vicende della sinistra italiana.
Di una stagione che attraversa tutto il Novecento, del socialismo, delle sue scissioni fino al conflitto tra Bettino Craxi e Enrico Berlinguer (“Tra i due c’era una chimica incompatibilità”) e in ultimo alla nascita del Pd, Amato preferisce però cominciare dall’elemento-base del confronto: “La battaglia delle idee è un frutto dell’antifascismo, è invece un virus fascista l’attacco alle persone entrato nella politica italiana”.
Una stoccata va anche al Pd, il partito che ha unito i tronconi di provenienza ex comunista ed ex Dc, dopo le divisioni a sinistra. “Epilogo sbagliato di una storia che sarebbe stato meglio fosse diversa”, è la riflessione di Amato sul socialismo. E poi la critica a politiche che in gran parte hanno abdicato rispetto al mercato, perché “lasciare in piedi le politiche monetarie e fiscali vuol dire che il mercato fa tutto. La distribuzione del reddito l’abbiamo lasciata tutta a un mercato globale impazzito”. L’analisi di Amato spazia dal Welfare all’importanza della visione e della destinazione delle risorse, oltre alla considerazione che “tre quarti delle cose che contano oggi sono decise a livello internazionale”. Ma la forza del potere degli Stati va fatta sentire “non per chiudersi al mondo come i sovranisti vogliono, ma per governarlo”.