Di Maio perde l’ultimo round: un’altra limatura al reddito
Carmelo Lopapa , di CARMELO LOPAPAIl faccia a faccia con Salvini, che poi arringa i leghisti: "Da oggi siamo in campagna elettorale". E annuncia la candidatura alle europee
L'ultima battaglia navale Salvini e Di Maio la combattono a Palazzo Chigi, nella lunga notte tra venerdì e sabato. E poi ancora a distanza quando la manovra del "popolo" approda finalmente nella bagarre del Senato. E quando si scopre che il reddito di cittadinanza non ha ancora la copertura necessaria. Va limato, sforbiciato, sacrificando forse 700 mila dei 5 milioni di potenziali destinatari. E con la data di entrata in vigore che torna in bilico, ora si parla di giugno.
I 5 stelle scatenano l'ennesima crociata contro i tecnici del Tesoro e i loro bastoni tra le ruote. Ma nel volgere di alcune ore viene frenata dallo stato maggiore del Movimento: c'è il rischio concreto di provocare nuove minacce di dimissioni dal ministro Giovanni Tria nel bel mezzo del rush finale in aula. Il forfait del responsabile dell'Economia resta un'ipotesi sullo sfondo, a manova approvata, ma al momento smentita da tutto il governo. A finire nel mirino è a…
I 5 stelle scatenano l'ennesima crociata contro i tecnici del Tesoro e i loro bastoni tra le ruote. Ma nel volgere di alcune ore viene frenata dallo stato maggiore del Movimento: c'è il rischio concreto di provocare nuove minacce di dimissioni dal ministro Giovanni Tria nel bel mezzo del rush finale in aula. Il forfait del responsabile dell'Economia resta un'ipotesi sullo sfondo, a manova approvata, ma al momento smentita da tutto il governo. A finire nel mirino è a…
L'ultima battaglia navale Salvini e Di Maio la combattono a Palazzo Chigi, nella lunga notte tra venerdì e sabato. E poi ancora a distanza quando la manovra del "popolo" approda finalmente nella bagarre del Senato. E quando si scopre che il reddito di cittadinanza non ha ancora la copertura necessaria. Va limato, sforbiciato, sacrificando forse 700 mila dei 5 milioni di potenziali destinatari. E con la data di entrata in vigore che torna in bilico, ora si parla di giugno.
I 5 stelle scatenano l'ennesima crociata contro i tecnici del Tesoro e i loro bastoni tra le ruote. Ma nel volgere di alcune ore viene frenata dallo stato maggiore del Movimento: c'è il rischio concreto di provocare nuove minacce di dimissioni dal ministro Giovanni Tria nel bel mezzo del rush finale in aula. Il forfait del responsabile dell'Economia resta un'ipotesi sullo sfondo, a manova approvata, ma al momento smentita da tutto il governo. A finire nel mirino è anche il Ragioniere generale dello Stato Daniele Franco. "Ma tanto lui è in scadenza", filtra dal M5S.
La notte prima, nel vertice voluto dal premier Conte, e ancora ieri mattina la battaglia si era combattuta a colpi di "manine". I leghisti che piazzano un loro comma nel maxi emendamento con incentivi per gli inceneritori e i 5stelle che lo tolgono inserendo uno loro per alcuni finanziamenti per Taranto, città "tradita" sull'Ilva, salvo poi ritirarlo. Le vere scintille sul cosiddetto "saldo e stralcio", ritenuto una sanatoria fiscale mascherata da Di Maio e i suoi. Il sottosegretario del Carroccio Armando Siri pronto a incatenarsi al grido di "non è un condono, serve alla povera gente con Isee fino a 20 mila euro" e il vicepremier Salvini che alla fine impone la norma nel testo finale. I due decreti su reddito e quota cento arriveranno invece "a inizio gennaio", è l'annuncio.
La manovra dopo il Senato passerà al voto finale della Camera ma per i leader dei due partiti da oggi è già campagna per le Europee. È già tempo di passare all'incasso politico da pensionandi e disoccupati. Matteo Salvini lancia ufficialmente l'operazione sorpasso. Prima di postare su Instagram il piatto di tortellini e crollare sul divano della sua residenza da ministro dell'Interno per assistere alla sconfitta del Milan, il segretario riunisce il gruppo al Senato. Gli auguri natalizi diventano una chiamata alle armi. "Da oggi siamo in campagna elettorale, tenetevi pronti, manca poco a Europee e regionali - arringa i suoi - Avete visto i sondaggi?" (Lega oltre il 30 e il M5S poco oltre il 25). "Noi restiamo impegnati sulle cose concrete, facciamo la corsa su noi stessi non sugli altri, ma ci aspetta un 2019 luminoso: vedrete, cambieremo l'Italia e l'Europa".
Dopo il voto di maggio gli equilibri potrebbero cambiare, li invita ad avere pazienza. Applausi, brindisi. Poi il ministro esce, si ferma coi giornalisti e conferma che alle Europee sarà candidato e non esclude un accordo con il Ppe: "Ci si sta lavorando". La Lega ormai punta al primato in Italia e a trainare il fronte sovranista in Europa. E a indicare dunque il commissario che spetterà al governo italiano. "Lo vogliamo con portafoglio pesante", dice il leader leghista. Difficile che Bruxelles lo conceda all'esecutivo gialloverde. Più probabile che Salvini e i suoi si debbano accontentare - si fa per dire - di indicare il successore di Dimistris Avramopoulos alla Migrazione, affari interni e cittadinanza. Sorta di Viminale Ue che il capo conta di affidare al fedelissimo ministro per la Famiglia Lorenzo Fontana.
Ma alle Europee guarda ormai anche Luigi Di Maio. Che nell'intervista a Fortune Italia rivela che il progetto del M5S è costruire una sorta di nuova sinistra populista con la quale contrastare la scalata della destra sovranista. Sostiene di voler "mettere insieme tutte quelle forze politiche che non si identificano né nella destra né nella sinistra. Ce ne sono tante che stanno nascendo ma non fanno notizia perché non appartengono alle grandi famiglie e neanche a quella delle destre populiste". Il manifesto al quale starebbero lavorando, dice ancora, farà leva su welfare, innovazione e ambiente". Il ritorno di Di Battista? "Spero torni a vivere in Italia e che sia in campo per le Europee - conclude - Intanto passeremo Natale insieme".
I 5 stelle scatenano l'ennesima crociata contro i tecnici del Tesoro e i loro bastoni tra le ruote. Ma nel volgere di alcune ore viene frenata dallo stato maggiore del Movimento: c'è il rischio concreto di provocare nuove minacce di dimissioni dal ministro Giovanni Tria nel bel mezzo del rush finale in aula. Il forfait del responsabile dell'Economia resta un'ipotesi sullo sfondo, a manova approvata, ma al momento smentita da tutto il governo. A finire nel mirino è anche il Ragioniere generale dello Stato Daniele Franco. "Ma tanto lui è in scadenza", filtra dal M5S.
La notte prima, nel vertice voluto dal premier Conte, e ancora ieri mattina la battaglia si era combattuta a colpi di "manine". I leghisti che piazzano un loro comma nel maxi emendamento con incentivi per gli inceneritori e i 5stelle che lo tolgono inserendo uno loro per alcuni finanziamenti per Taranto, città "tradita" sull'Ilva, salvo poi ritirarlo. Le vere scintille sul cosiddetto "saldo e stralcio", ritenuto una sanatoria fiscale mascherata da Di Maio e i suoi. Il sottosegretario del Carroccio Armando Siri pronto a incatenarsi al grido di "non è un condono, serve alla povera gente con Isee fino a 20 mila euro" e il vicepremier Salvini che alla fine impone la norma nel testo finale. I due decreti su reddito e quota cento arriveranno invece "a inizio gennaio", è l'annuncio.
La manovra dopo il Senato passerà al voto finale della Camera ma per i leader dei due partiti da oggi è già campagna per le Europee. È già tempo di passare all'incasso politico da pensionandi e disoccupati. Matteo Salvini lancia ufficialmente l'operazione sorpasso. Prima di postare su Instagram il piatto di tortellini e crollare sul divano della sua residenza da ministro dell'Interno per assistere alla sconfitta del Milan, il segretario riunisce il gruppo al Senato. Gli auguri natalizi diventano una chiamata alle armi. "Da oggi siamo in campagna elettorale, tenetevi pronti, manca poco a Europee e regionali - arringa i suoi - Avete visto i sondaggi?" (Lega oltre il 30 e il M5S poco oltre il 25). "Noi restiamo impegnati sulle cose concrete, facciamo la corsa su noi stessi non sugli altri, ma ci aspetta un 2019 luminoso: vedrete, cambieremo l'Italia e l'Europa".
Dopo il voto di maggio gli equilibri potrebbero cambiare, li invita ad avere pazienza. Applausi, brindisi. Poi il ministro esce, si ferma coi giornalisti e conferma che alle Europee sarà candidato e non esclude un accordo con il Ppe: "Ci si sta lavorando". La Lega ormai punta al primato in Italia e a trainare il fronte sovranista in Europa. E a indicare dunque il commissario che spetterà al governo italiano. "Lo vogliamo con portafoglio pesante", dice il leader leghista. Difficile che Bruxelles lo conceda all'esecutivo gialloverde. Più probabile che Salvini e i suoi si debbano accontentare - si fa per dire - di indicare il successore di Dimistris Avramopoulos alla Migrazione, affari interni e cittadinanza. Sorta di Viminale Ue che il capo conta di affidare al fedelissimo ministro per la Famiglia Lorenzo Fontana.
Ma alle Europee guarda ormai anche Luigi Di Maio. Che nell'intervista a Fortune Italia rivela che il progetto del M5S è costruire una sorta di nuova sinistra populista con la quale contrastare la scalata della destra sovranista. Sostiene di voler "mettere insieme tutte quelle forze politiche che non si identificano né nella destra né nella sinistra. Ce ne sono tante che stanno nascendo ma non fanno notizia perché non appartengono alle grandi famiglie e neanche a quella delle destre populiste". Il manifesto al quale starebbero lavorando, dice ancora, farà leva su welfare, innovazione e ambiente". Il ritorno di Di Battista? "Spero torni a vivere in Italia e che sia in campo per le Europee - conclude - Intanto passeremo Natale insieme".