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(agf)

Manovra, il caso del Parlamento espropriato. È già pronto il bis alla Camera

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Lo scontro Casellati-Fraccaro nelle ore calde del Senato. Il Colle aspetta il sì definitivo prima di intervenire
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Lo scontro nascosto tra la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e il ministro dei Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro è un altro particolare della drammatica giornata di sabato. Il giorno in cui il Parlamento ha votato la legge di bilancio senza leggerla, senza interventi in aula della maggioranza per andare di fretta, senza il lavoro della commissione. Il caos bis alla Camera è fissato tra giovedì e sabato. Fiducia scontata, tempi ridottissimi per approvare la legge di bilancio, forzature e contestazioni sono da mettere in conto.

Ufficialmente la seconda carica dello Stato non ha preso posizione di fronte all'esproprio delle prerogative parlamentari denunciato dalla minoranza. Non ha voluto aggiungere un ulteriore elemento di rottura. Ma con il ministro grillino ci sono stati momenti di tensione. Fraccaro, mentre il testo del maxiemendamento cambiava ancora e la commissione lavorava con pochi minuti a disposizione, teneva i conta…
Lo scontro nascosto tra la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e il ministro dei Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro è un altro particolare della drammatica giornata di sabato. Il giorno in cui il Parlamento ha votato la legge di bilancio senza leggerla, senza interventi in aula della maggioranza per andare di fretta, senza il lavoro della commissione. Il caos bis alla Camera è fissato tra giovedì e sabato. Fiducia scontata, tempi ridottissimi per approvare la legge di bilancio, forzature e contestazioni sono da mettere in conto.

Ufficialmente la seconda carica dello Stato non ha preso posizione di fronte all'esproprio delle prerogative parlamentari denunciato dalla minoranza. Non ha voluto aggiungere un ulteriore elemento di rottura. Ma con il ministro grillino ci sono stati momenti di tensione. Fraccaro, mentre il testo del maxiemendamento cambiava ancora e la commissione lavorava con pochi minuti a disposizione, teneva i contatti con la presidente. Predicava ottimismo, tempi rapidi, nessun problema. Tutto a posto. Ottimismo ingiustificato perché la situazione non faceva che peggiorare. Questo "equivoco" è piaciuto pochissimo alla Casellati che nel frattempo subiva il pressing del Partito democratico e di Forza Italia. Si è sentita presa in giro dal governo in una fase delicata, anzi la più delicata dei lavori parlamentari: il voto sulla Finanziaria. Dunque, sabato sera la presidente Casellati aveva molto da dire sul modo e sul metodo. Forse lo farà pubblicamente nei prossimi giorni, dopo Natale.

Adesso la palla passa a Roberto Fico. Se i presidenti delle Camere vedono violate le regole minime del confronto parlamentare toccherebbe a loro esprimere un giudizio. Perlomeno che quello che è successo in questi giorni non accadrà più. Questo pronunciamento avrebbe anche il merito di far emergere il disagio delle istituzioni, Quirinale compreso. Sergio Mattarella non fa filtrare nulla su ciò che è andato in scena durante il rush finale della manovra. A parte la preoccupazione. Il presidente adesso punta sulla chiusura dei giochi, su una Finanziaria finalmente approvata sul filo di lana dopo un braccio di ferro con l'Europa. C'è anche la sua mano nel negoziato con Bruxelles, nella riduzione del deficit, quindi non è il caso di aprire un nuovo fronte.

Ma anche il Colle subisce le pressioni delle minoranze. Ieri il candidato alla segreteria del Pd Roberto Giachetti ha tirato per la giacca il capo dello Stato chiedendogli un suo intervento dopo il voto del Senato. È anche chiaro a tutti che il ricorso alla Corte costituzionale annunciato dai senatori dem (praticamente impossibile tecnicamente) in realtà mira dritto al Quirinale. Un modo per trascinarlo nella contesa politica. Proprio quello che Mattarella non vuole. Ma la preoccupazione rimane.