Il M5S cambia in corsa il reddito: spunta l’obbligo di trasferimento
Annalisa Cuzzocrea , di ANNALISA CUZZOCREASi lavora al decreto e a respingere le obiezioni della Lega: alla terza proposta di impiego perde l'assegno chi rifiuta di spostarsi. Non c'è ancora l'accordo con le agenzie interinali per gestire i flussi. La regione più beneficiata sarà la Campania, seguita da Sicilia, Lazio e Lombardia
La parola d'ordine è "disincentivare". La parola tabù: "divano". Il Movimento 5 stelle ha bisogno di rassicurare tanto la Lega quanto il mondo dell'impresa, e quel nord che Luigi Di Maio non manca occasione di andare a visitare, che il reddito di cittadinanza non porterà le persone a oziare sul sofà, ma le spingerà a trovare un'occupazione. In virtù di questa impostazione di "politica attiva del lavoro", il vicepremier M5S e suoi stanno facendo le ultime modifiche a un decreto che doveva essere varato entro fine dicembre, ma che è stato già posticipato a inizio gennaio. Perché serve un accordo, da blindare una volta per tutte.
Le novità più importanti riguardano le offerte di lavoro. Al terzo rifiuto, così era la proposta originaria, si perde il diritto al reddito. Ma nel disegno di legge del M5S era prevista un'"offerta congrua", che doveva quin…
Le novità più importanti riguardano le offerte di lavoro. Al terzo rifiuto, così era la proposta originaria, si perde il diritto al reddito. Ma nel disegno di legge del M5S era prevista un'"offerta congrua", che doveva quin…
La parola d'ordine è "disincentivare". La parola tabù: "divano". Il Movimento 5 stelle ha bisogno di rassicurare tanto la Lega quanto il mondo dell'impresa, e quel nord che Luigi Di Maio non manca occasione di andare a visitare, che il reddito di cittadinanza non porterà le persone a oziare sul sofà, ma le spingerà a trovare un'occupazione. In virtù di questa impostazione di "politica attiva del lavoro", il vicepremier M5S e suoi stanno facendo le ultime modifiche a un decreto che doveva essere varato entro fine dicembre, ma che è stato già posticipato a inizio gennaio. Perché serve un accordo, da blindare una volta per tutte.
Le novità più importanti riguardano le offerte di lavoro. Al terzo rifiuto, così era la proposta originaria, si perde il diritto al reddito. Ma nel disegno di legge del M5S era prevista un'"offerta congrua", che doveva quindi essere "attinente alle competenze segnalate dal beneficiario", con "retribuzione oraria uguale o superiore all'80 per cento rispetto alle mansioni di provenienza" e soprattutto in un "luogo di lavoro situato nel raggio di 50 chilometri" da quello di residenza. Nulla di tutto questo rimane. Né l'offerta congrua, che non sarà inserita nel decreto. Né la vicinanza alla propria casa. Alla prima offerta il raggio è infatti di 100 chilometri, alla seconda di 250, alla terza chi non ha figli dovrà essere disponibile a spostarsi in tutt'Italia. O perderà il sussidio. E succederà anche a chi è padre, se avrà concluso un ciclo di reddito (18 mesi, dopo i quali bisognerà ripresentare la domanda). Ci si è posti il problema dei luoghi in cui trovare un certo tipo di impiego è più difficile: un laureato in filosofia non può pretendere di fare solo il filosofo, è l'esempio fatto da chi lavora al decreto, così gli si potrà chiedere anche di fare il correttore di bozze. E di farlo lontano da casa.
I centri per l'impiego non saranno rinnovati in tempo per l'avvio della misura. I "navigator", le persone che dovranno aiutare i disoccupati a orientarsi e trovare lavoro, devono ancora essere assunti e si dovrebbe ricorrere all'inizio anche ai centri privati. Che però sono ancora in trattativa e avranno sicuramente un costo. A regime, ogni orientatore avrà 100-150 disoccupati da seguire: aiutandoli a scrivere un curriculum, segnalando ai servizi sociali chi non è abile al lavoro, facendo da "sentinella" in caso di abusi. Il controllo, però, sarà dato soprattutto dall'erogazione. Le tabelle del governo che simulano la misura parlano di 500 euro più 280 per un single in affitto, 500 euro più 150 per una persona sola con un mutuo e 500 euro per chi ha casa di proprietà. Con i coefficienti familiari si sale a 980 euro per due adulti in affitto, a 1180 per due adulti e due bambini, fino a 1330 per una famiglia con tre adulti e due bambini. In contanti però si potranno ritirare solo 100 euro al mese. Il resto andrà speso con la carta che stamperà Poste (sarà come un normale bancomat, non dovrà essere riconoscibile). E dagli acquisti saranno per ora esclusi quelli on line e il gioco d'azzardo. La somma, è confermato. non sarà accreditata tutta all'inizio del mese e si perde se non si spende.
Dagli studi fatti da Palazzo Chigi, le regioni maggiormente interessate saranno nell'ordine Campania, Sicilia, Lazio, Lombardia, Puglia e Piemonte. Con un'incidenza del 53% al Sud e nelle isole e del 47% al centro nord. Per il 27% ne beneficerebbero single, per il 18% famiglie di tre persone, per il 23% nuclei di tre, per il 21% coppie con due figli, per il 16% famiglie con tre minori.
Nel progetto del governo c'è poi tutta la parte di incentivi alle imprese, che serviranno sia a convincerle a mettere in rete i loro posti vacanti, affidandosi così ai centri per l'impiego, sia ad assumere percettori di reddito (con uno sgravio fiscale che dovrebbe essere di almeno tre mesi della misura che si va a sostituire con l'assunzione, ma su questo al ministero stanno cercando di fare di più). Quanto alle pensioni minime, saranno tutte alzate a 630 euro (e a 780 per chi paga un affitto). Ma solo nel caso in famiglia non ci siano redditi più alti, altrimenti resta tutto come prima.
Le novità più importanti riguardano le offerte di lavoro. Al terzo rifiuto, così era la proposta originaria, si perde il diritto al reddito. Ma nel disegno di legge del M5S era prevista un'"offerta congrua", che doveva quindi essere "attinente alle competenze segnalate dal beneficiario", con "retribuzione oraria uguale o superiore all'80 per cento rispetto alle mansioni di provenienza" e soprattutto in un "luogo di lavoro situato nel raggio di 50 chilometri" da quello di residenza. Nulla di tutto questo rimane. Né l'offerta congrua, che non sarà inserita nel decreto. Né la vicinanza alla propria casa. Alla prima offerta il raggio è infatti di 100 chilometri, alla seconda di 250, alla terza chi non ha figli dovrà essere disponibile a spostarsi in tutt'Italia. O perderà il sussidio. E succederà anche a chi è padre, se avrà concluso un ciclo di reddito (18 mesi, dopo i quali bisognerà ripresentare la domanda). Ci si è posti il problema dei luoghi in cui trovare un certo tipo di impiego è più difficile: un laureato in filosofia non può pretendere di fare solo il filosofo, è l'esempio fatto da chi lavora al decreto, così gli si potrà chiedere anche di fare il correttore di bozze. E di farlo lontano da casa.
I centri per l'impiego non saranno rinnovati in tempo per l'avvio della misura. I "navigator", le persone che dovranno aiutare i disoccupati a orientarsi e trovare lavoro, devono ancora essere assunti e si dovrebbe ricorrere all'inizio anche ai centri privati. Che però sono ancora in trattativa e avranno sicuramente un costo. A regime, ogni orientatore avrà 100-150 disoccupati da seguire: aiutandoli a scrivere un curriculum, segnalando ai servizi sociali chi non è abile al lavoro, facendo da "sentinella" in caso di abusi. Il controllo, però, sarà dato soprattutto dall'erogazione. Le tabelle del governo che simulano la misura parlano di 500 euro più 280 per un single in affitto, 500 euro più 150 per una persona sola con un mutuo e 500 euro per chi ha casa di proprietà. Con i coefficienti familiari si sale a 980 euro per due adulti in affitto, a 1180 per due adulti e due bambini, fino a 1330 per una famiglia con tre adulti e due bambini. In contanti però si potranno ritirare solo 100 euro al mese. Il resto andrà speso con la carta che stamperà Poste (sarà come un normale bancomat, non dovrà essere riconoscibile). E dagli acquisti saranno per ora esclusi quelli on line e il gioco d'azzardo. La somma, è confermato. non sarà accreditata tutta all'inizio del mese e si perde se non si spende.
Dagli studi fatti da Palazzo Chigi, le regioni maggiormente interessate saranno nell'ordine Campania, Sicilia, Lazio, Lombardia, Puglia e Piemonte. Con un'incidenza del 53% al Sud e nelle isole e del 47% al centro nord. Per il 27% ne beneficerebbero single, per il 18% famiglie di tre persone, per il 23% nuclei di tre, per il 21% coppie con due figli, per il 16% famiglie con tre minori.
Nel progetto del governo c'è poi tutta la parte di incentivi alle imprese, che serviranno sia a convincerle a mettere in rete i loro posti vacanti, affidandosi così ai centri per l'impiego, sia ad assumere percettori di reddito (con uno sgravio fiscale che dovrebbe essere di almeno tre mesi della misura che si va a sostituire con l'assunzione, ma su questo al ministero stanno cercando di fare di più). Quanto alle pensioni minime, saranno tutte alzate a 630 euro (e a 780 per chi paga un affitto). Ma solo nel caso in famiglia non ci siano redditi più alti, altrimenti resta tutto come prima.