Pd, l'allarme sulla riforma costituzionale dei 5Stelle: "Rischi per la democrazia parlamentare". E scatta la controffensiva
Giovanna Casadio
Il gruppo Pd alla Camera (agf)
I dem hanno già preparato una bozza con modifiche. Nel mirino in particolare il referendum propositivo. Puntando sulle divergenze tra pentastellati e leghisti
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Un gioco di contropiede per cambiare radicalmente la riforma costituzionale di democrazia diretta dei 5Stelle. Il Pd ha già preparato la bozza di modifiche mentre si stava discutendo la manovra economica: un centinaio di emendamenti puntuali e circostanziati perché, spiega Gennaro Migliore, non si tratta di fare ostruzionismo e di buttarla in caciara, bensì di svelare i rischi che la legge grillina sul referendum propositivo e sulle leggi di iniziativa popolare comporta, ovvero "la messa in mora della democrazia parlamentare" .
Subito dopo la pausa di Capodanno, lunedì 7 gennaio entro le 10 è fissato il termine per la presentazione degli emendamenti in commissione Affari costituzionali. I grillini hanno garantito che il 16 la riforma sarà in aula, cominciando il cammino delle quattro letture necessarie. D'altra parte la proposta di legge, che ha il capogruppo Francesco D'Uva come primo firmatario, è "patrocinata" dal ministro Riccardo Fraccaro che, oltre ai Rapporti con il Parlamento, ha la delega alla democrazia diretta. "Dopo il reddito di cittadinanza, è la carta d'identità grillina", commenta sempre Migliore.
Al costituzionalista Stefano Ceccanti, autore di un altro testo proprio sul referendum propositivo, è stato affidato il compito di usare il bisturi e il cancelletto negli emendamenti. Ecco il gruppo di modifiche tema per tema.
Quorum. La riforma 5Stelle modifica l'articolo 71 della Costituzione, che al momento prevede solo il referendum abrogativo delle leggi, introducendo il referendum propositivo. Ma non è fissato alcun quorum, una volta che, dopo il vaglio della Corte costituzionale, e 500 mila firme, il quesito sia sottoposto al voto popolare.
Le modifiche dem introducono il quorum. Due le possibilità che saranno declinate in almeno una decina di emendamenti. Il referendum propositivo è valido se voterà almeno la metà più uno dei partecipanti alle precedenti politiche. Oppure. Il referendum è valido nel caso in cui il sì superi il 25% degli aventi diritto al voto.
"La ragione politica di questi emendamenti sta nel fatto - sostiene Ceccanti - che altrimenti ci si espone alla dittatura della minoranza".
Spareggio. La riforma grillina stabilisce che il Parlamento debba esaminare entro 18 mesi la proposta di legge di iniziativa popolare. Se il Parlamento legifera sul tema ma con una proposta diversa o cambia il testo della proposta popolare, sarà possibile sottoporre a referendum entrambi i testi, quello popolare e quello parlamentare. E sarà legge quello che otterrà più voti.
Una strada impraticabile per il Pd. Quindi gli emendamenti casseranno questo punto. Avvertendo del pericolo che comporta. "Il sistema di spareggio mette l'una contro l'altra la proposta popolare e quella parlamentare come fossero sullo stesso piano, è il vero attacco alla democrazia rappresentativa", chiosa Migliore. Ceccanti immagina anche emendamenti in base ai quali "se il Parlamento approva un nuovo testo che modifica i principi della proposta popolare è richiesta una nuova raccolta di un milione di firme per fare un referendum su quella popolare".
Materie. È il cuore della riforma grillina. Dove, secondo i Dem, ci sono moltissime insidie. Vero è che tra le materie dei referendum propositivi non ci sono la legge di Bilancio o i Trattati internazionali, ma gli emendamenti del Pd puntano a escludere le leggi di spesa e quelle in materia penale o di procedura penale. "Attenzione a non dare la stura al populismo penale", afferma Ceccanti. Perciò emendamenti per chiarire l'ambito delle materie e i limiti.
Il tentativo del Pd sarà anche quello di infilarsi nelle divisioni tra Lega e 5Stelle. "Abbiamo già visto in commissione che i leghisti hanno molte riserve. Però le avevano pure sull'anticorruzione e l'hanno votata così come i grillini le avevano sulla legge sulla sicurezza e l'hanno approvata in uno scambio tra i provvedimenti. Niente di più facile che quello schema di gioco gialloverde si riproponga", secondo Ceccanti.