ll referendum propositivo che la maggioranza vuole inserire in Costituzione sarà uno strumento in mano alle lobby? Un'arma in mano a "500mila professionisti della firma", come ha denunciato Francesco Paolo Sisto (Forza Italia), durante la discussione generale che si è aperta oggi in un'aula della Camera semideserta: colpiva l'assenza dei leghisti, che pure sono i firmatari della legge. Solo il capogruppo Igor Iezzi si è palesato a metà mattina.
Il pd Stefano Ceccanti ha ribadito che tra le riserve dei democratici c'è quella dei limiti sulle materie che si potranno sottoporre a referendum. Limiti al momento assai permissivi. L'allarme riguarda la possibilità di sottoporre al voto le leggi di spesa e le leggi penali. "Senza correttivi si rischia una deriva polacca o peronista" ha denunciato Ceccanti.
Sulla necessità di porre dei limiti ha insistito anche Sisto, che ha ricordato che con la riforma si potranno mettere in discussione i vincoli europei. "Questa legge è un favore alle lobby". Lo stesso concetto usato da Gennaro Migliore del Pd: "Si va verso una democrazia delle lobby". L'ex ministro Beatrice Lorenzin ha detto che anche i soviet erano per la democrazia diretta e poi si arrivò a Stalin, parlando di una legge che permette "la dittatura della minoranza "
"Ma finalmente le lobby si potranno palesare" ha ricordato la M5s Valentina Corneli. "Finora si muovevano nell'ombra". Sia il radicale Magi che Speranza (Leu) hanno detto che i limiti devono essere gli stessi previsti per l'articolo 75 del referendum abrogativo.
Fabiana Dadone (M5s), relatrice del ddl di riforma costituzionale, ha rassicurato che la proposta in esame "estende tutti i limiti dell'articolo 75 che non siano connessi alla natura meramente abrogatrice del referendum. In particolare, non vi è un esplicito rinvio all'articolo 75 della Costituzione, ma non sono ammissibili referendum propositivi per proposte di legge ad iniziativa esclusiva, nonché i limiti posti dall'articolo 116 terzo comma sull'autonomia regionale e su tutti i trattati internazionali per cui sia richiesta una legge di autorizzazione o se si tratta di materie su cui sono previste procedure o maggioranze speciali, cioè l'amnistia e l'indulto e i limiti posti dall'articolo 81 in materia di bilancio e 132 e 133 della Costituzione in materia di variazione delle circoscrizioni nonché leggi costituzionali o di revisione costituzionale".
Le opposizioni, però, non si fidano e temono un provvedimento che "finirà per sconvolgere la democrazia rappresentativa".
Il pd Stefano Ceccanti ha ribadito che tra le riserve dei democratici c'è quella dei limiti sulle materie che si potranno sottoporre a referendum. Limiti al momento assai permissivi. L'allarme riguarda la possibilità di sottoporre al voto le leggi di spesa e le leggi penali. "Senza correttivi si rischia una deriva polacca o peronista" ha denunciato Ceccanti.
Sulla necessità di porre dei limiti ha insistito anche Sisto, che ha ricordato che con la riforma si potranno mettere in discussione i vincoli europei. "Questa legge è un favore alle lobby". Lo stesso concetto usato da Gennaro Migliore del Pd: "Si va verso una democrazia delle lobby". L'ex ministro Beatrice Lorenzin ha detto che anche i soviet erano per la democrazia diretta e poi si arrivò a Stalin, parlando di una legge che permette "la dittatura della minoranza "
"Ma finalmente le lobby si potranno palesare" ha ricordato la M5s Valentina Corneli. "Finora si muovevano nell'ombra". Sia il radicale Magi che Speranza (Leu) hanno detto che i limiti devono essere gli stessi previsti per l'articolo 75 del referendum abrogativo.
Fabiana Dadone (M5s), relatrice del ddl di riforma costituzionale, ha rassicurato che la proposta in esame "estende tutti i limiti dell'articolo 75 che non siano connessi alla natura meramente abrogatrice del referendum. In particolare, non vi è un esplicito rinvio all'articolo 75 della Costituzione, ma non sono ammissibili referendum propositivi per proposte di legge ad iniziativa esclusiva, nonché i limiti posti dall'articolo 116 terzo comma sull'autonomia regionale e su tutti i trattati internazionali per cui sia richiesta una legge di autorizzazione o se si tratta di materie su cui sono previste procedure o maggioranze speciali, cioè l'amnistia e l'indulto e i limiti posti dall'articolo 81 in materia di bilancio e 132 e 133 della Costituzione in materia di variazione delle circoscrizioni nonché leggi costituzionali o di revisione costituzionale".
Le opposizioni, però, non si fidano e temono un provvedimento che "finirà per sconvolgere la democrazia rappresentativa".