Chiedo scusa ai lettori se torno a occuparmi del senatore grillino Elio Lannutti, già immortalato in questa colonna come ritwittatore seriale di post beceri, notizie farlocche, sciocchezze assortite. Purtroppo ieri il nostro (anzi: il loro) si è inoltrato nel terreno sempre più frequentato dell’antisemitismo, condividendo un post delirante in cui si attribuiva l’ordine economico mondiale al finanziere Mayer Amschel Rotschild – probabilmente si era stancato di attaccare George Soros – e, fiato alle trombe, ai protocolli dei Savi di Sion.
La cosa potrebbe rimanere confinata nella derisione spicciola di questo pover’uomo, peraltro pagato, per usare un argomento a lui caro, addirittura 15.000 ricchi euro mensili. Anche dai contribuenti di origine ebraica. Eppure merita una riflessione, che parte dal latore del messaggio: un cosiddetto leader dei cosiddetti consumatori, perciò anello di congiunzione, di materiale non nobilissimo, tra le assemblee di condominio e la democrazia diretta.
Invitato per decenni in tv non si capisce a quale titolo e per rappresentare chi, Lannutti è molto più di uno schiacciabottoni che, in caso di pensiero autonomo, dovrebbe pagare una penale all’azienda che si è fatta partito. È un tizio che ha fatto della sindrome Nimby un lavoro si presume lucroso, suddividendo il cosiddetto popolo in piccole caste da difendere una rivendicazione particolare via l’altra. Fino a entrare finalmente nella casta vera e propria.
Quando si legano le proprie fortune al senso comune, al privilegio vissuto come un diritto (magari rappresentando chi seppellì 30 zecchini nel cortile di una banca e pensava di centuplicarli), quando si miscela il proprio rancore con quello di partito, si finisce per prendere dalla rete, in cerca di consenso immediato, ciò che la rete è in grado di dare. Cioè articoli in cui si sostiene seriamente che gli ebrei in realtà provengano dai rettiliani.
Lannutti è un personaggio cui la Storia con la “s” vera, nella denegata ipotesi che dovesse accorgersi di lui, riserverà un pernacchio tendente a infinito. Non ha, degli antisemiti veri, nemmeno la tragica e nefasta grandezza. Né le phisique du role. Fosse un nazista, verrebbe certamente dall’Illinois. Di quelli che si buttano in acqua quando arrivano i Blues Brothers.
Ciononostante, nella sua (auto)rappresentazione del popolo, c’è tanto della tragedia che stiamo vivendo. Venata di ridicolo. Esattamente come quando comandava un tronfio nanetto vestito col Fez. Amico di quell’altro, quello che di ebrei ne gasò sei milioni.
Si vergogni, senatore.
La cosa potrebbe rimanere confinata nella derisione spicciola di questo pover’uomo, peraltro pagato, per usare un argomento a lui caro, addirittura 15.000 ricchi euro mensili. Anche dai contribuenti di origine ebraica. Eppure merita una riflessione, che parte dal latore del messaggio: un cosiddetto leader dei cosiddetti consumatori, perciò anello di congiunzione, di materiale non nobilissimo, tra le assemblee di condominio e la democrazia diretta.
Invitato per decenni in tv non si capisce a quale titolo e per rappresentare chi, Lannutti è molto più di uno schiacciabottoni che, in caso di pensiero autonomo, dovrebbe pagare una penale all’azienda che si è fatta partito. È un tizio che ha fatto della sindrome Nimby un lavoro si presume lucroso, suddividendo il cosiddetto popolo in piccole caste da difendere una rivendicazione particolare via l’altra. Fino a entrare finalmente nella casta vera e propria.
Quando si legano le proprie fortune al senso comune, al privilegio vissuto come un diritto (magari rappresentando chi seppellì 30 zecchini nel cortile di una banca e pensava di centuplicarli), quando si miscela il proprio rancore con quello di partito, si finisce per prendere dalla rete, in cerca di consenso immediato, ciò che la rete è in grado di dare. Cioè articoli in cui si sostiene seriamente che gli ebrei in realtà provengano dai rettiliani.
Lannutti è un personaggio cui la Storia con la “s” vera, nella denegata ipotesi che dovesse accorgersi di lui, riserverà un pernacchio tendente a infinito. Non ha, degli antisemiti veri, nemmeno la tragica e nefasta grandezza. Né le phisique du role. Fosse un nazista, verrebbe certamente dall’Illinois. Di quelli che si buttano in acqua quando arrivano i Blues Brothers.
Ciononostante, nella sua (auto)rappresentazione del popolo, c’è tanto della tragedia che stiamo vivendo. Venata di ridicolo. Esattamente come quando comandava un tronfio nanetto vestito col Fez. Amico di quell’altro, quello che di ebrei ne gasò sei milioni.
Si vergogni, senatore.