Il sottosegretario all'Editoria Vito Crimi minaccia di togliere i fondi pubblici al quotidiano Libero, per una prima pagina dai toni omofobi. Ma Vittorio Feltri, direttore editoriale, se ne infischia e tira avanti: "Chi ci spara addosso ha letto solo il titolo". Mentre Pietro Senaldi, direttore responsabile, replica: "Ci chiudano pure, ma gli omosessuali aumentano". Intanto uno dei principali sponsor, Ristora, annuncia all'eurodeputato dem Daniele Viotti di essere pronto a ritirare la pubblicità.
Il titolo di oggi di Libero recità così: "Calano fatturato e Pil ma aumentano i gay". E nel sommario si legge: "Tre imprenditori su 4 fuggono dalla ricevuta elettronica e l'economia soffre. Gli unici a non sentire la crisi sono gli omosessuali: crescono in continuazione".
"Mi aspetto che il giornalismo che tanto vede in noi il nemico -avverte Crimi- faccia sentire la sua voce. Probabilmente, chi distrugge la credibilità della stampa sono proprio alcuni giornalisti".
Quanto alla notizia dell'avvio della procedura interna per vagliare il taglio dei fondi, il direttore di Libero taglia corto: "Si parla da mesi del blocco dei fondi, chiamano i giornalisti 'puttane' e nessuno si scandalizza. Danno soldi a cani e porci e poi dicono che siamo noi a uccidere la democrazia".
Crimi: "Procedura per bloccare i fondi"
"Provo disgusto per il titolo del giornale Libero - scrive Crimi in una nota - Un giornale che riceve soldi pubblici che prima pubblica titoli razzisti contro, poi oggi anche omofobi. Avvierò immediatamente una procedura interna per vagliare la possibilità di bloccare l'erogazione dei fondi residui spettanti a un giornale che offende la dignità di tutti gli italiani e ferisce la democrazia". Da Libero parlano di censura, riferendosi alle dichiarazioni dei 5Stelle: "Il problema non è la libertà di stampa - risponde Viotti - loro sono liberi di scrivere le sciocchezze che credono. Io non tiro in campo l'etica di Stato, perché non voglio uno Stato etico, ma la responsabilità sociale di impresa. In un libero mercato non significa solo ricadute occupazionali, inquinamento, ma anche la scelta di fare o meno pubblicità su un giornale".Il titolo di oggi di Libero recità così: "Calano fatturato e Pil ma aumentano i gay". E nel sommario si legge: "Tre imprenditori su 4 fuggono dalla ricevuta elettronica e l'economia soffre. Gli unici a non sentire la crisi sono gli omosessuali: crescono in continuazione".
"Mi aspetto che il giornalismo che tanto vede in noi il nemico -avverte Crimi- faccia sentire la sua voce. Probabilmente, chi distrugge la credibilità della stampa sono proprio alcuni giornalisti".
Di Maio: "Abbiamo fatto bene a togliere i fondi"
In manovra, lo ricordiamo, un emendamento ha già previsto il taglio dei fondi per i giornali minori. Un provvedimento contro il quale è scesa in piazza anche la Federazione nazionale della stampa. Sul punto torna il ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio, che posta su Instagram la foto di Libero e commenta: "Abbiamo fatto bene o no a tagliare i fondi a giornali del genere? Scriveranno queste idiozie senza più un euro di fondi pubblici. Vito Crimi ha avviato la procedura che azzererà i finanziamenti pubblici entro i prossimi tre anni".Feltri: "È un titolo fattuale"
Feltri da parte sua replica alle polemiche: "L'omofobia ce l'ha in testa chi ci critica. Chi ci spara addosso ha letto solo il titolo ma non il testo, in caso contrario avrebbe scoperto che quei dati ci sono stati forniti dalle stesse associazioni gay. Di cosa ci si offende? Se calano fatturato e Pil c'è qualcuno che se ne rallegra? È un titolo fattuale, come direbbe Crozza". E aggiunge: "E' un dato di fatto abbiamo citato delle cifre, cosa c'è da indignarsi? Dov'è il problema, non si può dire che aumentano i gay? Siamo forse in Iran?".Quanto alla notizia dell'avvio della procedura interna per vagliare il taglio dei fondi, il direttore di Libero taglia corto: "Si parla da mesi del blocco dei fondi, chiamano i giornalisti 'puttane' e nessuno si scandalizza. Danno soldi a cani e porci e poi dicono che siamo noi a uccidere la democrazia".