Il benestantissimo cantante Fedez, già autore dell’inno di uno dei raduni di Casaleggio Associati, ha accusato ieri Roberto Saviano di passare troppo tempo nei salotti. Il che, detto dal divano di un attico milanese, avvicina l’affermazione all’antimateria.
Nel merito, dopo aver elogiato la coerenza di Salvini, l’artista ha contestato a Saviano le posizioni “sioniste” e ha citato la nobile figura di Vittorio Arrigoni, il volontario italiano ucciso nella striscia di Gaza che aveva – legittimamente, e con una certa rudezza – invitato lo scrittore napoletano a visitare i Territori, per meglio stimare l’aberrante condotta di Israele nei confronti dei palestinesi. Da una parte, un uomo che ha pagato con la vita il proprio lavoro sul campo. Dall’altra, un intellettuale che al massimo potrebbe invitare Saviano sul campo di un Carrefour, dove ha recentemente festeggiato il compleanno con un esproprio miliardario: saccheggi, ma paghi.
Nella stessa intervista, sempre a Vanity Fair, Fedez ha eletto il suo super eroe preferito: Littorio Feltri: “È forse la persona più libera del mondo, riesce a utilizzare al meglio quel suo modo di esprimersi così politicamente scorretto, ma allo stesso tempo non viene mai crocefisso a livello mediatico. Non è che sono d’accordo con ciò che dice, però apprezzo il coraggio di andare in tv e dare del negro e del frocio a chi vuole”.
L’ultima affermazione fa parte di una particolarità tutta italiana, cioè di quelli che si credono fuori dal coro e invece cantano con l’autotune come i trapper. Se uno va in tv a dare del frocio a qualcuno, di ’sti tempi, non è che lo crocifiggano: gli fanno un contratto fisso. Al massimo può capitargli un momentaneo inghippo se titola, chessò, “Calano fatturato e Pil ma aumentano i gay”. Cosa che Feltri ha fatto proprio ieri sulla prima di Libero e che gli ha cagionato, tra l’altro, il boicottaggio dello sponsor Ristora.
Al quale evidentemente andava bene il titolo di apertura del giorno prima: “Otto trucchi per ingannare e incassare il Reddito di cittadinanza”. La rete si è sollevata, ma non ne ha donde. I titoli di Libero raggiungono un blando numero di esagitati e ormai seguono la pancia del Paese, senza precederla, con un che di lisergico che li rende irrilevanti. Come meglio dimostreranno le prime pagine dei prossimi giorni: “Le strade sono piene di buche ma i negri ce l’hanno più lungo”. “Le tasse sono sempre più alte ma a Napoli mangiano la pizza”. “Odio tutti perché mi hanno nascosto il Glen Grant”.
Fossi in Fedez, li incollerei e ci farei un pezzo da almeno un miliardo di download. Naturalmente, fuori dal coro.
Nel merito, dopo aver elogiato la coerenza di Salvini, l’artista ha contestato a Saviano le posizioni “sioniste” e ha citato la nobile figura di Vittorio Arrigoni, il volontario italiano ucciso nella striscia di Gaza che aveva – legittimamente, e con una certa rudezza – invitato lo scrittore napoletano a visitare i Territori, per meglio stimare l’aberrante condotta di Israele nei confronti dei palestinesi. Da una parte, un uomo che ha pagato con la vita il proprio lavoro sul campo. Dall’altra, un intellettuale che al massimo potrebbe invitare Saviano sul campo di un Carrefour, dove ha recentemente festeggiato il compleanno con un esproprio miliardario: saccheggi, ma paghi.
Nella stessa intervista, sempre a Vanity Fair, Fedez ha eletto il suo super eroe preferito: Littorio Feltri: “È forse la persona più libera del mondo, riesce a utilizzare al meglio quel suo modo di esprimersi così politicamente scorretto, ma allo stesso tempo non viene mai crocefisso a livello mediatico. Non è che sono d’accordo con ciò che dice, però apprezzo il coraggio di andare in tv e dare del negro e del frocio a chi vuole”.
L’ultima affermazione fa parte di una particolarità tutta italiana, cioè di quelli che si credono fuori dal coro e invece cantano con l’autotune come i trapper. Se uno va in tv a dare del frocio a qualcuno, di ’sti tempi, non è che lo crocifiggano: gli fanno un contratto fisso. Al massimo può capitargli un momentaneo inghippo se titola, chessò, “Calano fatturato e Pil ma aumentano i gay”. Cosa che Feltri ha fatto proprio ieri sulla prima di Libero e che gli ha cagionato, tra l’altro, il boicottaggio dello sponsor Ristora.
Al quale evidentemente andava bene il titolo di apertura del giorno prima: “Otto trucchi per ingannare e incassare il Reddito di cittadinanza”. La rete si è sollevata, ma non ne ha donde. I titoli di Libero raggiungono un blando numero di esagitati e ormai seguono la pancia del Paese, senza precederla, con un che di lisergico che li rende irrilevanti. Come meglio dimostreranno le prime pagine dei prossimi giorni: “Le strade sono piene di buche ma i negri ce l’hanno più lungo”. “Le tasse sono sempre più alte ma a Napoli mangiano la pizza”. “Odio tutti perché mi hanno nascosto il Glen Grant”.
Fossi in Fedez, li incollerei e ci farei un pezzo da almeno un miliardo di download. Naturalmente, fuori dal coro.