Venezuela, la sinistra si divide su Maduro
Goffredo De Marchis , di GOFFREDO DE MARCHISLa Cgil vota al congresso una mozione a favore del presidente. Poi cambia idea e si allinea con chi chiede nuove elezioni. Ma i renziani attaccano il sindacato. Anche Zingaretti critica il presidente venuzuelano. Leu con Fassina grida al golpe contro il governo legittimo
Ma con chi sta la sinistra italiana? A Caracas non hanno tempo di seguire le dichiarazione dei nostri esponenti politici, ma qui si è creato un certo trambusto. Il Pd ha varie posizioni, poi c'è la Cgil che prima vota una mozione che suona pro-Maduro, poi precisa e si allinea ai neutrali che chiedono nuove elezioni: non con Maduro ma nemmeno con Gaudiò in odore di golpismo. Insomma, una babele di posizioni, di tweet, di rinfacci (i renziani in armi contro il sindacato). Chi è a favore del nuovo regime si trova al fianco di Trump e Bolsonaro (e l'Unione europea). Chi sostiene il vecchio regime chavista fa compagnia a Vladimir Putin.
Certo la "revolucion bonista" di Hugo Chavez, che aveva incantato una parte del centrosinistra italiano e del mondo intellettuale, è un lontano ricordo. Il Venezuela adesso è ridotto alla fame, tra il popolo è forte l'opposizione al regime. Matteo Renzi è fra i più le…
Certo la "revolucion bonista" di Hugo Chavez, che aveva incantato una parte del centrosinistra italiano e del mondo intellettuale, è un lontano ricordo. Il Venezuela adesso è ridotto alla fame, tra il popolo è forte l'opposizione al regime. Matteo Renzi è fra i più le…
Ma con chi sta la sinistra italiana? A Caracas non hanno tempo di seguire le dichiarazione dei nostri esponenti politici, ma qui si è creato un certo trambusto. Il Pd ha varie posizioni, poi c'è la Cgil che prima vota una mozione che suona pro-Maduro, poi precisa e si allinea ai neutrali che chiedono nuove elezioni: non con Maduro ma nemmeno con Gaudiò in odore di golpismo. Insomma, una babele di posizioni, di tweet, di rinfacci (i renziani in armi contro il sindacato). Chi è a favore del nuovo regime si trova al fianco di Trump e Bolsonaro (e l'Unione europea). Chi sostiene il vecchio regime chavista fa compagnia a Vladimir Putin.
Certo la "revolucion bonista" di Hugo Chavez, che aveva incantato una parte del centrosinistra italiano e del mondo intellettuale, è un lontano ricordo. Il Venezuela adesso è ridotto alla fame, tra il popolo è forte l'opposizione al regime. Matteo Renzi è fra i più lesti a reagire e lo fa per dire che il "Paese è stato distrutto dalla dittatura. Prima di Chavez poi di Maduro. Adesso bisogna sostenere l'Assemblea nazionale e andare a nuove elezioni. Viva la libertà, viva la democrazia".
Ma la Cgil, impegnata nel congresso di Bari, la pensa diversamente. Prima twitta a favore del presidente silurato giudicando il cambio di guida, in sostanza, una specie di golpe. Ma fa dietrofront poco dopo: "Abbiamo sbagliato, non stiamo con dittatori sanguinari. Però anche Gaudiò non va bene. Il capo del Parlamento non può autoproclamarsi presidente".
A differenza di eventi di quaranta anni fa (il colpo di Stato in Cile) è difficile ritrovare in questi commenti l'odio per l'America, per la lunga mano della Cia nei cambi di regime del Sudamerica. Eppure, anche adesso il ruolo dell'amministrazione Trump sembra molto rilevante. Ma la domanda resta: si può appoggiare un presidente autoproclamato per liberarsi di un regime?
Anna Ascani e Ivan Scalfarotto accusano la Cgil di "non avere altro da fare". Stefano Fassina di Leu invece parla di "atto eversivo contro Maduro. Foriero di una guerra civile". Un nemico comune diventa il governo gialloverde che tarda a prendere posizione. Nicola Zingaretti, segretario del Pd vicino al traguardo, sostiene che le responsabilità di Maduro sono enormi: "È lui ad averlo condotto sull'orlo della guerra civile. Ma l'esecutivo deve battere un colpo". Alla fine, comunque, l'innamoramento per il modello Chavez appare sbiadito.
In Venezuela, come in tutta l'America Latina, c'è una comunità di origine italiana calcolata in 150 mila persone. Qualcuno pensa anche a loro. Come Pier Ferdinando Casini e Lia Quartapelle. E Piero Fassino che accusa il regime chiavista ma mette in guardia dal pericolo di una escalation violenta. "Bisogna evitare che la situazione precipiti". La stessa preoccupazione di Laura Boldrini: "La divisioni della comunità internazionale non servono. Serve una soluzione pacifica". Sì, ma quale?
Certo la "revolucion bonista" di Hugo Chavez, che aveva incantato una parte del centrosinistra italiano e del mondo intellettuale, è un lontano ricordo. Il Venezuela adesso è ridotto alla fame, tra il popolo è forte l'opposizione al regime. Matteo Renzi è fra i più lesti a reagire e lo fa per dire che il "Paese è stato distrutto dalla dittatura. Prima di Chavez poi di Maduro. Adesso bisogna sostenere l'Assemblea nazionale e andare a nuove elezioni. Viva la libertà, viva la democrazia".
Ma la Cgil, impegnata nel congresso di Bari, la pensa diversamente. Prima twitta a favore del presidente silurato giudicando il cambio di guida, in sostanza, una specie di golpe. Ma fa dietrofront poco dopo: "Abbiamo sbagliato, non stiamo con dittatori sanguinari. Però anche Gaudiò non va bene. Il capo del Parlamento non può autoproclamarsi presidente".
A differenza di eventi di quaranta anni fa (il colpo di Stato in Cile) è difficile ritrovare in questi commenti l'odio per l'America, per la lunga mano della Cia nei cambi di regime del Sudamerica. Eppure, anche adesso il ruolo dell'amministrazione Trump sembra molto rilevante. Ma la domanda resta: si può appoggiare un presidente autoproclamato per liberarsi di un regime?
Anna Ascani e Ivan Scalfarotto accusano la Cgil di "non avere altro da fare". Stefano Fassina di Leu invece parla di "atto eversivo contro Maduro. Foriero di una guerra civile". Un nemico comune diventa il governo gialloverde che tarda a prendere posizione. Nicola Zingaretti, segretario del Pd vicino al traguardo, sostiene che le responsabilità di Maduro sono enormi: "È lui ad averlo condotto sull'orlo della guerra civile. Ma l'esecutivo deve battere un colpo". Alla fine, comunque, l'innamoramento per il modello Chavez appare sbiadito.
In Venezuela, come in tutta l'America Latina, c'è una comunità di origine italiana calcolata in 150 mila persone. Qualcuno pensa anche a loro. Come Pier Ferdinando Casini e Lia Quartapelle. E Piero Fassino che accusa il regime chiavista ma mette in guardia dal pericolo di una escalation violenta. "Bisogna evitare che la situazione precipiti". La stessa preoccupazione di Laura Boldrini: "La divisioni della comunità internazionale non servono. Serve una soluzione pacifica". Sì, ma quale?