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Zedda: “Il centrosinistra? Guardi al laboratorio sardo. E per le Europee sì a un simbolo unico”

Parla il sindaco di Cagliari, candidato a governatore nelle regionali in Sardegna: Il manifesto di Calenda? Non l'ho firmato ma l'apprezzo. Il successo alle suppletive è stato come vincere un amichevole. Ma ha dato entusiasmo”
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Prima delle Europee di maggio, ci sono le regionali in Sardegna il 24 febbraio, in cui ad appoggiare Massimo Zedda e la sua candidatura a governatore sono Campo progressiata Sardegna, Pd, Cristiano Popolari Socialisti, Leu, Idv, le sue due liste Futuro comune, Noi la Sardegna (con Radicali e Verdi), il movimento di Pizzarotti "Sardegna in comune", Progetto comunista con tanto di falce e martello.

Sindaco Zedda, il centrosinistra deve procedere unito?

"Noi qui in Sardegna non ci siamo mai spostati. Sono gli altri che si muovono, che si dividono. Nel 2011 ho corso per sindaco di Cagliari con una coalizione di centrosinistra civica e autonomista, così nel 2016 e ora nel 2019 per la presidenza della Regione Sardegna".

Consiglia di seguire il modello sardo?
"Non so se chiamarlo modello sardo. La definirei una modalità di stare insieme per determinare sviluppo e, attraverso lo sviluppo, creare occasioni di lavoro. Perché si sta insieme su…
Prima delle Europee di maggio, ci sono le regionali in Sardegna il 24 febbraio, in cui ad appoggiare Massimo Zedda e la sua candidatura a governatore sono Campo progressiata Sardegna, Pd, Cristiano Popolari Socialisti, Leu, Idv, le sue due liste Futuro comune, Noi la Sardegna (con Radicali e Verdi), il movimento di Pizzarotti "Sardegna in comune", Progetto comunista con tanto di falce e martello.

Sindaco Zedda, il centrosinistra deve procedere unito?

"Noi qui in Sardegna non ci siamo mai spostati. Sono gli altri che si muovono, che si dividono. Nel 2011 ho corso per sindaco di Cagliari con una coalizione di centrosinistra civica e autonomista, così nel 2016 e ora nel 2019 per la presidenza della Regione Sardegna".

Consiglia di seguire il modello sardo?
"Non so se chiamarlo modello sardo. La definirei una modalità di stare insieme per determinare sviluppo e, attraverso lo sviluppo, creare occasioni di lavoro. Perché si sta insieme sui progetti da realizzare una volta che si governa, non perché solo così si vince. E, dalla più piccola formazione politica alle più grandi, con pari dignità".

Quindi tutti insieme anche per le Europee? La proposta di Carlo Calenda di una lista unitaria anti sovranista la sottoscrive?  
 "Calenda mi ha chiesto di firmare l'appello. L'ho ringraziato ma io ora sono impegnato con le regionali e se l'avessi fatto ci sarebbe stata una fibrillazione nella coalizione. Questo dibattito sulle Europee lo avrei spostato più in là, quando il segretario del Pd ad esempio, fosse stato eletto, e anche alcune tornate elettorali concluse. In Sardegna si dice: chi rincorre cento lepri non ne acchiappa neppure una. Io sono concentrato sulla Sardegna".

Però la lista europeista la giudica un'ammucchiata come dicono alcuni, oppure va nella direzione giusta?
"Penso che la Sardegna possa essere un luogo di sperimentazione, un laboratorio e un elemento che può incentivare anche a livello nazionale le coalizioni. La nostra affermazione in Regione potrebbe essere una spinta in più per ricomporre il quadro dei progressisti e dei democratici. Di Calenda apprezzo lo sforzo fatto e l'impegno".

Dopo la  vittoria di Andrea Frailis alle suppletive di Cagliari, il centrosinistra pensa che il momento della riscossa sia arrivato. Ma l'85% degli elettori non sono andati a votare.  Forse si sta esagerando a cantare vittoria?
"L'astensionismo è sempre negativo e la politica non può gioire ma preoccuparsi; e questo vale anche per chi vince. Inoltre quell'elezione va contestualizzata: si è votato solo a Cagliari e in pochi altri comuni dell'hinterland per eleggere un parlamentare. Però in Sardegna sono venuti Salvini, Di Maio, Berlusconi, Toninelli, ci mancava Godzilla. Ironia a parte, sono loro ad avergli dato un segno nazionale. Detto questo, anche vincere le amichevoli genera entusiasmo".

Ora è più sicuro di vincere e mantenere la Regione al centrosinistra?
"Niente è scontato: bisogna lavorare. Questo segnale delle suppletive tuttavia può determinare entusiasmo e la consapevolezza che si può vincere".

Lei, prima vendoliano, oggi di Campo progressista Sardegna - unico movimento sopravvissuto della stagione di Pisapia - crede che ci si possa presentare alle Europee o alle prossime politiche senza più i vecchi simboli dei partiti?
"Non sono mai per dire agli altri cosa devono fare. Centrale è il progetto. Con o senza i simboli dei partiti. Per le Europee auspicherei un simbolo comune. Oggi è come quando sotto i bombardamenti suonavano le sirene. Stanno suonando da mesi e mesi con il governo di Salvini e di Di Maio".

Se vince Nicola Zingaretti nella sfida per la segreteria del Pd fa la differenza?
"Intanto con l'elezione del segretario ci sarà un interlocutore, che oggi non c'è".

Ma lei voterà alle primarie dem nei gazebo?
"No, sarebbe inquinare il voto"

La sua simpatia a chi va?
"Ho simpatia per Martina, siamo amici: eravamo insieme nella sinistra giovanile. Stimo Zingaretti, lo considero un grandissimo amministrarore. E quando Giachetti correva come sindaco sono venuto a sostenerlo a Roma. Essendo esterno a quel partito, giudico inopportuno esprimere preferenze".

La sinistra da cui lei proviene è polverizzata...
"Proprio questa polverizzazione ha allontanato milioni di elettori. Dobbiamo ricomporre la sinistra e avere la capacità di parlare ai tanti moderati preoccupati da questo governo".

Anche lei è per dare battaglia sulla legge sulla sicurezza?
"Sono contro quel decreto che genera insicurezza. L'immigrazione è un forte diversivo che il governo sta mettendo in scena. Da noi in Sardegna il problema è l'emigrazione della nostra gente".