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L'arrivo in giunta delle immunità, al Senato, del senatore M5S Mario Giarrusso (agf)

Caso Diciotti, immunità per Salvini: il no al processo spacca il Movimento

Lombardi: "Se neghiamo l'autorizzazione ci costerà caro". Nugnes: "Lascerei l'M5S". Bocciata l'idea di Casaleggio del voto su Rousseau
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Luigi Di Maio prepara il terreno affinché il Movimento 5 Stelle dica no all'autorizzazione a procedere per Matteo Salvini. Ma sa bene che quel terreno potrebbe franargli sotto i piedi, facendolo precipitare sotto il 25 per cento alle elezioni europee e ancora più giù nella considerazione dei grillini della prima ora.

Quelli che, come ha scritto ieri Roberta Lombardi sull'Huffington Post, pensano che salvare il capo del Viminale dai giudici non potrà che costare caro al M5S. Spingendolo a tradire tutto quello in cui ha sempre creduto: l'uguaglianza di fronte alla legge, la separazione dei poteri.

Il vicepremier è rimasto tutta la mattina al ministero dello Sviluppo insieme all'ormai onnipresente Alessandro Di Battista. Ma nessuna decisione ufficiale è stata comunicata, perché la lista dei timori del capo politico è talmente lunga da riempire una pagina.

La paura che Salvini voglia tirarla lunga fin dopo le europ…
Luigi Di Maio prepara il terreno affinché il Movimento 5 Stelle dica no all'autorizzazione a procedere per Matteo Salvini. Ma sa bene che quel terreno potrebbe franargli sotto i piedi, facendolo precipitare sotto il 25 per cento alle elezioni europee e ancora più giù nella considerazione dei grillini della prima ora.

Quelli che, come ha scritto ieri Roberta Lombardi sull'Huffington Post, pensano che salvare il capo del Viminale dai giudici non potrà che costare caro al M5S. Spingendolo a tradire tutto quello in cui ha sempre creduto: l'uguaglianza di fronte alla legge, la separazione dei poteri.

Il vicepremier è rimasto tutta la mattina al ministero dello Sviluppo insieme all'ormai onnipresente Alessandro Di Battista. Ma nessuna decisione ufficiale è stata comunicata, perché la lista dei timori del capo politico è talmente lunga da riempire una pagina.

La paura che Salvini voglia tirarla lunga fin dopo le europee per usare il voto in aula come pretesto per far cadere il governo. Il timore che votare no alimenti una fronda interna finora controllabile, indebolendo la sua presa sul Movimento. Quello che, in caso di un'autodenuncia insieme al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, i giudici li prendano sul serio e mettano sotto accusa tutto il governo. Per non parlare del voto sul blog.

Davide Casaleggio pensava di aver trovato la soluzione perfetta per giustificare il cambio di linea davanti agli elettori: chiedere agli iscritti "volete voi che il Movimento dica no all'autorizzazione a procedere per il ministro dell'Interno, che ha agito nell'interesse del Paese?".

Una mossa che forse giustificherebbe l'esistenza e i fondi versati dai parlamentari per l'uso della piattaforma Rousseau, ma che politicamente sarebbe un suicidio: regalare un plebiscito sul blog al leader della Lega? Non se ne parla, su questo Di Maio è stato chiaro.

L'incontro della sera prima con i senatori M5S della Giunta per le Immunità del Senato, a casa di Pietro Dettori, è andato bene perché Mario Giarrusso e gli altri componenti hanno detto che dal punto di vista giuridico loro non hanno dubbi: non si può che dire no. Arrivando a ricostruire come il Tribunale dei ministri non avrebbe sentito tutti i testimoni nello scrivere l'atto d'accusa.

"Mancano i funzionari della Farnesina, quelle carte sono incomplete", sostengono. Ma i senatori M5S non hanno ancora il permesso di dirlo ufficialmente: "Studieremo le carte, ascolteremo quel che dice Salvini", è la linea ufficiale. Cui in mattinata si era unita una mossa a effetto: "Presenteremo una memoria con cui Conte, Di Maio e Toninelli spiegheranno che si è trattato di una scelta di tutto il governo", aveva annunciato Giarrusso. Subito smentito dal presidente della giunta Maurizio Gasparri, Forza Italia: "Non si può fare, il nostro interlocutore è Salvini".

Il leader della Lega per una volta fa il pompiere, dice che il governo non rischia, fa capire che si presenterà in giunta mercoledì prossimo, ringrazia il premier per la sua assunzione di responsabilità pur dichiarando di non averla richiesta nel vertice che si è tenuto insieme a lui e Di Maio la notte prima.

Un incontro a tre molto teso dal quale i 5 Stelle sono usciti con un'unica certezza: il ministro dell'Interno vuole il no, tutto il resto è fumo negli occhi. Così il sottosegretario all'Interno Carlo Sibilia, che al mattino si era spinto a dire: "In aula voteremo sicuramente sì", viene redarguito in malo modo. E Paola Nugnes è strapazzata in chat dal capogruppo al Senato Stefano Patuanelli per aver concesso interviste pur mancando da giorni: "Si può rispondere non ho niente da dichiarare come si faceva una volta al confine", è stato l'ordine inviato via WhatsApp.

Ordine cui non obbedisce: "Se votiamo no lascio il Movimento", ha detto ieri, interpretando il disagio dell'ala che fa capo al presidente della Camera Roberto Fico. Che resta silenzioso, per rispetto del voto della Giunta del Senato e del suo ruolo istituzionale. Una decisione "collegiale" va presa entro il 23 febbraio e Di Maio si sta prendendo tutto il tempo che può. Il premier Conte però preme per chiudere: con la recessione alle porte, esasperare lo scontro interno non conviene a nessuno.