I 5Stelle e il razzismo di necessità
Luca Bottura , di LUCA BOTTURANella totale assenza di strategia pentastellata, la tattica prende il posto della visione a lungo termine. E per non farsi fagocitare dalla Lega, i 5S ne scimmiottano le posture autoritarie
L'entusiastico appoggio di Toninelli al blocco della Sea Watch per presunte irregolarità, il post con cui ieri Di Maio ha minacciato di tagliare lo stipendio all'opposizione così la smettono di pensare solo ai migranti, la canea sovranista di quelli che qualcuno considerava una protrusione della Sinistra, configurano un deciso salto di qualità nel regimetto giallobruno in cui ci è dato di vivere. Per un paio di motivi.
Il primo è il disprezzo crescente dei valori costituzionali di solidarietà e accoglienza, la cui distruzione sistematica nel Venticinquennio berlusconiano ha forgiato e costruito la guerra civile da operetta che contraddistingue questa grigia stagione della democrazia.
Il secondo è la fuga in avanti di un ministro e di un vicepremier platealmente inadeguato, sin qui trattati - a ragione - solo come un esempio di inanità e incompetenza elevate al cubo. Nel Toninelli che rivendica fiero su Facebook il blocc…
Il primo è il disprezzo crescente dei valori costituzionali di solidarietà e accoglienza, la cui distruzione sistematica nel Venticinquennio berlusconiano ha forgiato e costruito la guerra civile da operetta che contraddistingue questa grigia stagione della democrazia.
Il secondo è la fuga in avanti di un ministro e di un vicepremier platealmente inadeguato, sin qui trattati - a ragione - solo come un esempio di inanità e incompetenza elevate al cubo. Nel Toninelli che rivendica fiero su Facebook il blocc…
L'entusiastico appoggio di Toninelli al blocco della Sea Watch per presunte irregolarità, il post con cui ieri Di Maio ha minacciato di tagliare lo stipendio all'opposizione così la smettono di pensare solo ai migranti, la canea sovranista di quelli che qualcuno considerava una protrusione della Sinistra, configurano un deciso salto di qualità nel regimetto giallobruno in cui ci è dato di vivere. Per un paio di motivi.
Il primo è il disprezzo crescente dei valori costituzionali di solidarietà e accoglienza, la cui distruzione sistematica nel Venticinquennio berlusconiano ha forgiato e costruito la guerra civile da operetta che contraddistingue questa grigia stagione della democrazia.
Il secondo è la fuga in avanti di un ministro e di un vicepremier platealmente inadeguato, sin qui trattati - a ragione - solo come un esempio di inanità e incompetenza elevate al cubo. Nel Toninelli che rivendica fiero su Facebook il blocco della nave umanitaria, nel suo additare lo "yacht", che derubrica il salvataggio dei moribondi in mare a giochino da salotto radical chic, nel dito puntato da Di Maio con una versione più involuta del #primaglitaliani altrui, c'è l'entusiasmo dei neofiti che scoprono come l'odio verso gli stranieri porti like, e forse voti.
Non fossero altri tempi, lo zelante viceministro della paura, quello concentratissimo, sarebbe lo Starace di turno. Colui che si occupa della forma (fornire "prove" contro i migranti nemici del cambiamento) a rimorchio di colui che ha fatto un'ideologia, trionfale, dell'additare gli ultimi per prendere il voto dei penultimi.
Nella totale assenza di strategia pentastellata, la tattica prende il posto di una qualunque visione a lungo termine. Ergo: per non farsi fagocitare già ora dalla Lega, i 5S ne scimmiottano le posture autoritarie, consci che la base elettorale sia quantomeno sovrapponibile. Competition is competition, almeno fino a maggio.
Ché poi il terrore di sparire, al netto dell'attuale quadriglia sulla Tav e di improvvise accelerazioni verso la rottura, porterà presumibilmente Di Maio e suoi a diventare definitivamente la ruota di scorta di Salvini. Con tre scenari, al momento: il primo è il win-win della Lega. La seconda è il win-lose Cinque Stelle (vincono ora, perderanno voti e centralità in favore dell'originale). La terza è il lose-lose di quel che resta della Sinistra, che ancora non sa fornire nemmeno una visione montaliana della situazione, cioè stabilire cosa non è e cosa non vuole, sospesa com'è tra il passato che non passa e il futuro che non sboccia. Acquisire quote "di mercato" tra chi non gioca con la xenofobia, per dire, potrebbe fare da primo fertilizzante.
Il primo è il disprezzo crescente dei valori costituzionali di solidarietà e accoglienza, la cui distruzione sistematica nel Venticinquennio berlusconiano ha forgiato e costruito la guerra civile da operetta che contraddistingue questa grigia stagione della democrazia.
Il secondo è la fuga in avanti di un ministro e di un vicepremier platealmente inadeguato, sin qui trattati - a ragione - solo come un esempio di inanità e incompetenza elevate al cubo. Nel Toninelli che rivendica fiero su Facebook il blocco della nave umanitaria, nel suo additare lo "yacht", che derubrica il salvataggio dei moribondi in mare a giochino da salotto radical chic, nel dito puntato da Di Maio con una versione più involuta del #primaglitaliani altrui, c'è l'entusiasmo dei neofiti che scoprono come l'odio verso gli stranieri porti like, e forse voti.
Non fossero altri tempi, lo zelante viceministro della paura, quello concentratissimo, sarebbe lo Starace di turno. Colui che si occupa della forma (fornire "prove" contro i migranti nemici del cambiamento) a rimorchio di colui che ha fatto un'ideologia, trionfale, dell'additare gli ultimi per prendere il voto dei penultimi.
Nella totale assenza di strategia pentastellata, la tattica prende il posto di una qualunque visione a lungo termine. Ergo: per non farsi fagocitare già ora dalla Lega, i 5S ne scimmiottano le posture autoritarie, consci che la base elettorale sia quantomeno sovrapponibile. Competition is competition, almeno fino a maggio.
Ché poi il terrore di sparire, al netto dell'attuale quadriglia sulla Tav e di improvvise accelerazioni verso la rottura, porterà presumibilmente Di Maio e suoi a diventare definitivamente la ruota di scorta di Salvini. Con tre scenari, al momento: il primo è il win-win della Lega. La seconda è il win-lose Cinque Stelle (vincono ora, perderanno voti e centralità in favore dell'originale). La terza è il lose-lose di quel che resta della Sinistra, che ancora non sa fornire nemmeno una visione montaliana della situazione, cioè stabilire cosa non è e cosa non vuole, sospesa com'è tra il passato che non passa e il futuro che non sboccia. Acquisire quote "di mercato" tra chi non gioca con la xenofobia, per dire, potrebbe fare da primo fertilizzante.