Scalpore, raccapriccio, indignazione. No, non li ha suscitati il colore dei capelli di Nino D’Angelo a Sanremo, roba da "Nu’ jeans e ‘na pancera". È la diffusa reazione delle opposizioni alla nomina di Paolo "boom boom" Savona ai vertici della Consob, l’organismo di cui Gabriella Carlucci illo tempore ignorava l’esistenza e che dovrebbe controllare la Borsa. Non della Carlucci.
Anche se… Il problema sarebbe che Savona, prima di essere scongelato da Er Divisa, svernava nel caveau di una società che risulta quotata alla Borsa di cui sopra. E questo, pare, configurerebbe un sesquipedale conflitto d’interessi vietato dalla legge. In realtà, il problema è ben altro©: ma è possibile che in zona giallobruna abbiano solo Savona? Certo, non è che si possa affidare una responsabilità del genere a Bibì Bagnai e Biborghi, i presidenti delle Commissioni Finanze di Camera e Senato, due che pur di staccare l’Italia dall’Europa coi soldi della Tav finanzierebbero una maxi sega da utilizzare dalle parti delle Dolomiti. Né l’altro economista di area, Fusaro, è un candidato attendibile: se anche ricevesse l’offerta, nessuno sarebbe in grado di capire cosa risponde.
Però non siamo allo sfruttamento di manodopera ottuagenaria? Non c’è un campo di petanque sotto casa di Savona? La risposta, come direbbe Tony Nelli, sono due.
La prima è che all’età di Savona normalmente si passa il tempo guardando i cantieri. Ma purtroppo Nelli li ha bloccati tutti, dunque il Nostro non sa come trascorrere le giornate. La seconda è che no, non c’è proprio nessun altro. Un po’ come nei giorni dei primi albori leghisti, salviniani e — soprattutto — pentastellati sono perfettamente consci del loro nulla cosmico di classe dirigente. Quindi cercano uno pratico del mestiere, uno che la laurea se l’è presa, un tizio che dovendo citare Einstein citerebbe proprio Einstein, e non Martufello come ha fatto l’altro giorno Di Maio (credendo di citare Einstein).
Per questo, non demonizziamo Savona alla Consob.
Pensiamo che nel giro di proposte interne è stato preferito a Mastrota (quota Lega) e Jordan Belfort, il personaggio interpretato da Leonardo Di Caprio in Wolf of Wall Street (quota Cinque Stelle). Dice: ma Jordan Belfort non esiste. Perché, la sottosegretaria Castelli, invece? Quindi date retta a un cretino: giù le armi, lasciamo Savona dov’è.
Cioè, secondo Di Maio, in Basilicata
Anche se… Il problema sarebbe che Savona, prima di essere scongelato da Er Divisa, svernava nel caveau di una società che risulta quotata alla Borsa di cui sopra. E questo, pare, configurerebbe un sesquipedale conflitto d’interessi vietato dalla legge. In realtà, il problema è ben altro©: ma è possibile che in zona giallobruna abbiano solo Savona? Certo, non è che si possa affidare una responsabilità del genere a Bibì Bagnai e Biborghi, i presidenti delle Commissioni Finanze di Camera e Senato, due che pur di staccare l’Italia dall’Europa coi soldi della Tav finanzierebbero una maxi sega da utilizzare dalle parti delle Dolomiti. Né l’altro economista di area, Fusaro, è un candidato attendibile: se anche ricevesse l’offerta, nessuno sarebbe in grado di capire cosa risponde.
Però non siamo allo sfruttamento di manodopera ottuagenaria? Non c’è un campo di petanque sotto casa di Savona? La risposta, come direbbe Tony Nelli, sono due.
La prima è che all’età di Savona normalmente si passa il tempo guardando i cantieri. Ma purtroppo Nelli li ha bloccati tutti, dunque il Nostro non sa come trascorrere le giornate. La seconda è che no, non c’è proprio nessun altro. Un po’ come nei giorni dei primi albori leghisti, salviniani e — soprattutto — pentastellati sono perfettamente consci del loro nulla cosmico di classe dirigente. Quindi cercano uno pratico del mestiere, uno che la laurea se l’è presa, un tizio che dovendo citare Einstein citerebbe proprio Einstein, e non Martufello come ha fatto l’altro giorno Di Maio (credendo di citare Einstein).
Per questo, non demonizziamo Savona alla Consob.
Pensiamo che nel giro di proposte interne è stato preferito a Mastrota (quota Lega) e Jordan Belfort, il personaggio interpretato da Leonardo Di Caprio in Wolf of Wall Street (quota Cinque Stelle). Dice: ma Jordan Belfort non esiste. Perché, la sottosegretaria Castelli, invece? Quindi date retta a un cretino: giù le armi, lasciamo Savona dov’è.
Cioè, secondo Di Maio, in Basilicata