✕
(ansa)

Bankitalia, Salvini con Di Maio: nel mirino l'indipendenza di Visco

Il vicepremier leghista ricuce con l'alleato sull'assalto a via Nazionale: "Azzerare tutto". Conte cerca una soluzione, la preoccupazione del Colle. I risparmatori contestano il capo dei 5S
2 minuti di lettura
L'attacco senza precedenti all'autonomia di Bankitalia serve a Luigi Di Maio e Matteo Salvini per presentarsi davanti ai risparmiatori di Vicenza con qualcosa di più della promessa: i risarcimenti arriveranno. I due vicepremier si sono incontrati ieri, nel Palasport della cittadina veneta, sciogliendo in un rapido abbraccio i giorni di gelo e di scontro su più di un dossier. Hanno condiviso le contestazioni di chi è rimasto fuori dalla sala, "buffone, a casa, vergogna", le urla giunte a Di Maio mentre cercava di entrare dall'ingresso principale chiedendo alla polizia: "Non fate cordoni". O di chi si è alzato presto al mattino - in mutande e con addosso un gilet giallo - per piantare una croce con scritto "Traditori". Mentre la polizia rimuoveva lo striscione: "Salvini come Zonin. Dove sono i 49 milioni?".

Il paragone con Gianni Zonin, presidente per 20 anni della Popolare di Vicenza, a giudizio per il cra…
L'attacco senza precedenti all'autonomia di Bankitalia serve a Luigi Di Maio e Matteo Salvini per presentarsi davanti ai risparmiatori di Vicenza con qualcosa di più della promessa: i risarcimenti arriveranno. I due vicepremier si sono incontrati ieri, nel Palasport della cittadina veneta, sciogliendo in un rapido abbraccio i giorni di gelo e di scontro su più di un dossier. Hanno condiviso le contestazioni di chi è rimasto fuori dalla sala, "buffone, a casa, vergogna", le urla giunte a Di Maio mentre cercava di entrare dall'ingresso principale chiedendo alla polizia: "Non fate cordoni". O di chi si è alzato presto al mattino - in mutande e con addosso un gilet giallo - per piantare una croce con scritto "Traditori". Mentre la polizia rimuoveva lo striscione: "Salvini come Zonin. Dove sono i 49 milioni?".

Il paragone con Gianni Zonin, presidente per 20 anni della Popolare di Vicenza, a giudizio per il crac con le accuse di aggiotaggio, ostacolo alla vigilanza e falso in prospetto, non è indolore. I leader di Lega e 5 stelle cercano di uscirne come possono. Di Maio rivendica quanto trapelato sul consiglio dei ministri di giovedì sera, lo stop alla conferma del vicedirettore generale di Palazzo Koch Luigi Federico Signorini. "Serve discontinuità nel direttorio", spiega. Mentre Matteo Salvini insegue e rilancia: "Siamo qua perché chi doveva controllare non ha controllato, la Banca d'Italia e la Consob andrebbero azzerati, altro che cambiare una o due persone. Dov'erano mentre questi mangiavano?". 

Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo promette che i decreti attuativi per erogare i soldi ai risparmiatori truffati saranno scritti la prossima settimana. Ripete: "Abbiamo stanziato un miliardo e mezzo. Bruxelles dice che non si può fare, ma chi se ne frega di Bruxelles. Tra qualche mese quei signori non ci saranno più".  La questione però è ben più intricata: andare avanti senza un arbitrato che decida chi ha davvero diritto ai rimborsi e chi no, previsto nella prima versione della legge di Bilancio per mano del sottosegretario leghista Massimo Bitonci, e cancellato nell'ultima dopo l'intervento M5S, non sarà affatto semplice. Così si va avanti a suon di accuse: "Presto sarà operativa la commissione banche guidata da Gianluigi Paragone - annuncia Di Maio - li convocheremo tutti e li faremo cantare". E il senatore M5S conferma: "I primi che chiamerò in audizione saranno i vertici di Bankitalia. Devono spiegare perché sotto la gestione di Ignazio Visco ci sono stati tutti questi fallimenti. Poi toccherà alla Consob".

Nella Lega c'è chi, come il presidente della Commissione Bilancio della Camera Claudio Borghi, dice: "Personalmente penso che la governance di Bankitalia debba essere sottomessa all'esecutivo". E l'autonomia? "Finora è stata autonoma solo rispetto ai cittadini". Ma c'è anche chi, come il sottosegretario a Palazzo Chigi Giancarlo Giorgetti, pur condividendo il giudizio politico sulle responsabilità della banca centrale, evidenzia un problema di metodo: non può essere il governo a scegliere i vertici di Palazzo Koch.

Lo scontro totale lo aveva già tentato l'ex premier Matteo Renzi contro Ignazio Visco e ne era uscito clamorosamente sconfitto. Perché davanti a una lesione della sua autonomia, via Nazionale reagisce senza cedimenti. Lo sa il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ieri - dopo essere stato al Quirinale per celebrare il giorno della Memoria - ha detto solo: "Stiamo approfondendo". E che in Consiglio dei ministri si è dimostrato ben più attento alle ragioni del ministro dell'Economia Giovanni Tria dei ministri M5S che hanno deciso di attaccarlo. E lo sa il presidente Sergio Mattarella, che non si apparta col premier per un colloquio a margine, non drammatizza, non interviene, ma vigila affinché lo scontro tra istituzioni non superi il livello di guardia. Domani, se non sarà riconfermato, Signorini decadrà e il direttorio di Palazzo Koch rimarrà con un posto vacante. Che il consiglio di via Nazionale faccia un altro nome cedendo ai diktat della politica è escluso. L'ipotesi più probabile è uno stallo momentaneo, finché non si abbasseranno i toni della propaganda. Ma a questo punto, fino alle elezioni europee, è davvero tutto possibile.