Bankitalia, governo pronto a sfidare il Colle
Annalisa Cuzzocrea , di ANNALISA CUZZOCREAIl ministro Tria ieri si è fatto portavoce della linea del Quirinale: “L’indipendenza della Banca centrale va difesa”, ma 5S e Lega non accettano mediazioni. Oggi scade il mandato di Signorini, uno dei vice del governatore Visco
ROMA - Sul no alla conferma del direttorio di Bankitalia, Luigi Di Maio e Matteo Salvini sono pronti a sfidare il capo dello Stato. Non si tratta solo di Luigi Federico Signorini, la cui conferma è stata bloccata dai 5 stelle nel consiglio dei ministri di giovedì scorso. A rischiare sono anche il direttore generale Salvatore Rossi e l'altra vice, Valeria Sannucci, in scadenza il 10 maggio.
I due vicepremier hanno deciso di andare avanti insieme, anche per sviare dalle difficoltà del governo a risarcire i "truffati dalle banche" senza un arbitrato Consob. E a farlo nonostante il parere contrario del Quirinale. Anche se questo provocasse un vulnus nella guida di Bankitalia, vista l'intenzione di Palazzo Koch di non cedere presentando nuovi nomi.
Il leader M5S ha messo in conto che Sergio Mattarella possa dire già oggi qualcosa per difendere l'autonomia di un'istituzione fondamentale per l'equilibrio del sistema, ma nel governo …
I due vicepremier hanno deciso di andare avanti insieme, anche per sviare dalle difficoltà del governo a risarcire i "truffati dalle banche" senza un arbitrato Consob. E a farlo nonostante il parere contrario del Quirinale. Anche se questo provocasse un vulnus nella guida di Bankitalia, vista l'intenzione di Palazzo Koch di non cedere presentando nuovi nomi.
Il leader M5S ha messo in conto che Sergio Mattarella possa dire già oggi qualcosa per difendere l'autonomia di un'istituzione fondamentale per l'equilibrio del sistema, ma nel governo …
ROMA - Sul no alla conferma del direttorio di Bankitalia, Luigi Di Maio e Matteo Salvini sono pronti a sfidare il capo dello Stato. Non si tratta solo di Luigi Federico Signorini, la cui conferma è stata bloccata dai 5 stelle nel consiglio dei ministri di giovedì scorso. A rischiare sono anche il direttore generale Salvatore Rossi e l'altra vice, Valeria Sannucci, in scadenza il 10 maggio.
I due vicepremier hanno deciso di andare avanti insieme, anche per sviare dalle difficoltà del governo a risarcire i "truffati dalle banche" senza un arbitrato Consob. E a farlo nonostante il parere contrario del Quirinale. Anche se questo provocasse un vulnus nella guida di Bankitalia, vista l'intenzione di Palazzo Koch di non cedere presentando nuovi nomi.
Il leader M5S ha messo in conto che Sergio Mattarella possa dire già oggi qualcosa per difendere l'autonomia di un'istituzione fondamentale per l'equilibrio del sistema, ma nel governo assicurano che non servirà. A chi gli ha parlato in queste ore, Di Maio ha ricordato di aver già ceduto ai voleri del Colle fermando la nomina di Marcello Minenna alla Consob. Adesso, è il ragionamento, sta al capo dello Stato cedere su qualcosa. La "discontinuità" pretesa dalla banca centrale vede d'accordo anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che davanti a un fronte unito dei due partiti che formano il governo dovrà mettere da parte la sua cautela. Nonostante l'appoggio iniziale del sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti alla linea del ministro dell'Economia.
Ieri, la dichiarazione all'Ansa di Giovanni Tria, ufficialmente intercettato per le vie del centro di Roma, "l'indipendenza di Bankitalia va difesa", è apparsa ai vertici dei due partiti come il primo passaggio di un'offensiva che parte dal Quirinale. Ma anche nel Carroccio l'intenzione è quella di non cedere: "Perché dovremmo?", è la domanda risuonata nel quartier generale di Matteo Salvini.
Di Maio lo rivendica: "Non è un attacco a Bankitalia e alla Consob, ma questo governo mette insieme due forze politiche che hanno sempre detto che chi doveva controllare non ha controllato. Veniamo consultati sul rinnovo del direttorio per procedura costituzionale e abbiamo il diritto di dire no". In realtà, la Costituzione non c'entra e le procedure sono stabilite dalla legge sul risparmio del 2005. Da allora, nessun governo era intervenuto a fermare una nomina.
Quanto ai rapporti con il responsabile di via XX settembre, dire che restano tesi è un eufemismo: "Deve stare tranquillo e vediamo se arriva alle elezioni europee - dicono all'unisono due dei fedelissimi del vicepremier M5S - deve pregare". Minacce che sono di certo arrivate alle orecchie di Tria, visto che due ore dopo la sua dichiarazione arriva la correzione dell'ufficio stampa: "L'affermazione del ministro sull'indipendenza di Bankitalia è prettamente istituzionale, ovvia e persino banale.
Le sue parole non sono indirizzate contro nessuno". A questo punto, l'unico argine resta quello del Capo dello Stato. Mattarella in queste ore ha mantenuto un assoluto riserbo e non vuole far trapelare nulla che possa alimentare lo scontro tra governo e Bankitalia. Ma prendere tempo, come sta facendo il presidente del Consiglio Conte, non è certo la soluzione ottimale: Signorini decade oggi da vicedirettore generale. Se lo stallo non si sblocca, il direttorio del governatore Ignazio Visco resterà con una persona in meno. E a maggio, potrebbe restare a meno due. Davanti ai dubbi di chi li consulta, Salvini e Di Maio si mostrano convinti di non star praticando nessuna ingerenza. "Anche il presidente della Repubblica ha interpretato in un certo modo il suo ruolo quando ha bloccato la nomina del ministro Paolo Savona all'Economia, alla nascita del governo - ricordano a Palazzo Chigi - nonostante la volontà della maggioranza espressa dal popolo. Bankitalia deve nominare persone nuove. Indipendenza non vuol dire che possono fare quel che gli pare".
I due vicepremier hanno deciso di andare avanti insieme, anche per sviare dalle difficoltà del governo a risarcire i "truffati dalle banche" senza un arbitrato Consob. E a farlo nonostante il parere contrario del Quirinale. Anche se questo provocasse un vulnus nella guida di Bankitalia, vista l'intenzione di Palazzo Koch di non cedere presentando nuovi nomi.
Il leader M5S ha messo in conto che Sergio Mattarella possa dire già oggi qualcosa per difendere l'autonomia di un'istituzione fondamentale per l'equilibrio del sistema, ma nel governo assicurano che non servirà. A chi gli ha parlato in queste ore, Di Maio ha ricordato di aver già ceduto ai voleri del Colle fermando la nomina di Marcello Minenna alla Consob. Adesso, è il ragionamento, sta al capo dello Stato cedere su qualcosa. La "discontinuità" pretesa dalla banca centrale vede d'accordo anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che davanti a un fronte unito dei due partiti che formano il governo dovrà mettere da parte la sua cautela. Nonostante l'appoggio iniziale del sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti alla linea del ministro dell'Economia.
Ieri, la dichiarazione all'Ansa di Giovanni Tria, ufficialmente intercettato per le vie del centro di Roma, "l'indipendenza di Bankitalia va difesa", è apparsa ai vertici dei due partiti come il primo passaggio di un'offensiva che parte dal Quirinale. Ma anche nel Carroccio l'intenzione è quella di non cedere: "Perché dovremmo?", è la domanda risuonata nel quartier generale di Matteo Salvini.
Di Maio lo rivendica: "Non è un attacco a Bankitalia e alla Consob, ma questo governo mette insieme due forze politiche che hanno sempre detto che chi doveva controllare non ha controllato. Veniamo consultati sul rinnovo del direttorio per procedura costituzionale e abbiamo il diritto di dire no". In realtà, la Costituzione non c'entra e le procedure sono stabilite dalla legge sul risparmio del 2005. Da allora, nessun governo era intervenuto a fermare una nomina.
Quanto ai rapporti con il responsabile di via XX settembre, dire che restano tesi è un eufemismo: "Deve stare tranquillo e vediamo se arriva alle elezioni europee - dicono all'unisono due dei fedelissimi del vicepremier M5S - deve pregare". Minacce che sono di certo arrivate alle orecchie di Tria, visto che due ore dopo la sua dichiarazione arriva la correzione dell'ufficio stampa: "L'affermazione del ministro sull'indipendenza di Bankitalia è prettamente istituzionale, ovvia e persino banale.
Le sue parole non sono indirizzate contro nessuno". A questo punto, l'unico argine resta quello del Capo dello Stato. Mattarella in queste ore ha mantenuto un assoluto riserbo e non vuole far trapelare nulla che possa alimentare lo scontro tra governo e Bankitalia. Ma prendere tempo, come sta facendo il presidente del Consiglio Conte, non è certo la soluzione ottimale: Signorini decade oggi da vicedirettore generale. Se lo stallo non si sblocca, il direttorio del governatore Ignazio Visco resterà con una persona in meno. E a maggio, potrebbe restare a meno due. Davanti ai dubbi di chi li consulta, Salvini e Di Maio si mostrano convinti di non star praticando nessuna ingerenza. "Anche il presidente della Repubblica ha interpretato in un certo modo il suo ruolo quando ha bloccato la nomina del ministro Paolo Savona all'Economia, alla nascita del governo - ricordano a Palazzo Chigi - nonostante la volontà della maggioranza espressa dal popolo. Bankitalia deve nominare persone nuove. Indipendenza non vuol dire che possono fare quel che gli pare".