M5S, Appendino, Nogarin e Raggi a favore del processo a Salvini. Dietrofront Grillo: "Su Rousseau una battuta, fiducia in Di Maio"
I tre primi cittadini, che hanno affrontato inchieste nel corso del loro mandato, spiegano sul Fatto perché direbbero no all'immunità. Intanto il cofondatore fa un passo indietro rispetto al sarcasmo di ieri sul quesito. Anche la sindaca di Roma precisa: "Ingigantite le mie parole sul caso Diciotti". Tutti gli imbarazzi nel Movimento. Grasso ai militanti: "Non fatevi prendere in giro"
Nella battaglia interna ai 5Stelle sul processo a Salvini per il caso Diciotti, prendono posizione i tre sindaci di punta del Movimento: Chiara Appendino, Filippo Nogarin, Virginia Raggi. Lo fanno sul Fatto Quotidiano - apertamente schierato a favore dell'autorizzazione a procedere per il leader della Lega - proprio nel giorno in cui si svolge la votazione degli iscritti, tra rinvii e polemiche.
Tutti e tre i primi cittadini sono stati indagati o imputati, per vicende molto diverse tra loro, nel corso del mandato. E dicono che chi governa va processato. Questo mentre Beppe Grillo, dopo il clamore suscitato dal suo sarcasmo di ieri sul quesito online, fa marcia indietro. Precisa di aver fatto solo una battuta e conferma la fiducia in Luigi Di Maio.
Tutti e tre i primi cittadini sono stati indagati o imputati, per vicende molto diverse tra loro, nel corso del mandato. E dicono che chi governa va processato. Questo mentre Beppe Grillo, dopo il clamore suscitato dal suo sarcasmo di ieri sul quesito online, fa marcia indietro. Precisa di aver fatto solo una battuta e conferma la fiducia in Luigi Di Maio.
I tre sindaci: "Chi governa va processato"
"Non entro nel merito della questione, ma ritengo corretto che a esprimersi siano i giudici, nei diversi gradi di giudizio", scrive Chiara Appendino, sindaca di Tor…
Nella battaglia interna ai 5Stelle sul processo a Salvini per il caso Diciotti, prendono posizione i tre sindaci di punta del Movimento: Chiara Appendino, Filippo Nogarin, Virginia Raggi. Lo fanno sul Fatto Quotidiano - apertamente schierato a favore dell'autorizzazione a procedere per il leader della Lega - proprio nel giorno in cui si svolge la votazione degli iscritti, tra rinvii e polemiche.
Tutti e tre i primi cittadini sono stati indagati o imputati, per vicende molto diverse tra loro, nel corso del mandato. E dicono che chi governa va processato. Questo mentre Beppe Grillo, dopo il clamore suscitato dal suo sarcasmo di ieri sul quesito online, fa marcia indietro. Precisa di aver fatto solo una battuta e conferma la fiducia in Luigi Di Maio.
Per Filippo Nogarin, sindaco di Livorno, "negare l'autorizzazione a procedere nei confronti di un ministro significa rendere insindacabile il suo operato e questo rende, di fatto, questo ministro più uguale degli altri. Se il ministro Salvini è certo - prosegue Nogarin - della coerenza e della correttezza del suo operato, non avrà problemi a dimostrarlo davanti ai giudici".
E la sindaca di Roma, Virginia Raggi: "Io non dico agli altri che cosa debbano fare. Posso dire però che io un processo l'ho affrontato a testa alta e sono stata assolta", scrive Raggi. "Le responsabilità, anche quelle politiche, devono restare personali". D'altra parte ieri aveva provocato clamore mediatico anche la scelta del marito della sindaca, Andrea Severini, di dire sì al processo per Salvini. Nel corso della mattinata, però, Raggi sostiene con un tweet che le sue parole sono state ingigantite. E conferma il sostegno a Di Maio.
Tutti e tre i primi cittadini sono stati indagati o imputati, per vicende molto diverse tra loro, nel corso del mandato. E dicono che chi governa va processato. Questo mentre Beppe Grillo, dopo il clamore suscitato dal suo sarcasmo di ieri sul quesito online, fa marcia indietro. Precisa di aver fatto solo una battuta e conferma la fiducia in Luigi Di Maio.
I tre sindaci: "Chi governa va processato"
"Non entro nel merito della questione, ma ritengo corretto che a esprimersi siano i giudici, nei diversi gradi di giudizio", scrive Chiara Appendino, sindaca di Torino. Il nostro ordinamento prevede che "il luogo corretto per difendersi dalle accuse e far valere le proprie ragioni siano le aule del tribunale e credo che questo debba valere per tutti". Mentre il Movimento 5 Stelle di Torino si schiera su Fb: "Ci si difende nei processi e non dai processi, l'abbiamo sempre detto e continueremo a farlo".Per Filippo Nogarin, sindaco di Livorno, "negare l'autorizzazione a procedere nei confronti di un ministro significa rendere insindacabile il suo operato e questo rende, di fatto, questo ministro più uguale degli altri. Se il ministro Salvini è certo - prosegue Nogarin - della coerenza e della correttezza del suo operato, non avrà problemi a dimostrarlo davanti ai giudici".
E la sindaca di Roma, Virginia Raggi: "Io non dico agli altri che cosa debbano fare. Posso dire però che io un processo l'ho affrontato a testa alta e sono stata assolta", scrive Raggi. "Le responsabilità, anche quelle politiche, devono restare personali". D'altra parte ieri aveva provocato clamore mediatico anche la scelta del marito della sindaca, Andrea Severini, di dire sì al processo per Salvini. Nel corso della mattinata, però, Raggi sostiene con un tweet che le sue parole sono state ingigantite. E conferma il sostegno a Di Maio.