Beppe Grillo: “Ora siamo al governo, impegniamoci in silenzio. E basta dare le colpe agli altri”
Goffredo De Marchis , di GOFFREDO DE MARCHISIl comico: "Noi ci dobbiamo far martirizzare senza inventare troppe storie. Abbiamo le nostre battaglie, la gente ci ha votato per quelle"
ROMA - Anche Beppe Grillo si è stancato della lagna, della recriminazione, del prendersela con quello che hanno fatto o non hanno fatto i governi precedenti. È ora di darsi una bella svegliata. Nel retropalco del Teatro Brancaccio è quasi buio. Il comico sta in piedi circondato da un piccolo gruppo di fan che vogliono stringergli la mano e raccontargli dei loro problemi.
Nella luce soffusa si fa fatica a riconoscerlo se non per la voce, per l'intercalare genovese. Non vuole fare un'intervista vera. Ripete che il Movimento deve tornare alle origini, cioè a immaginare il futuro, offrire un orizzonte alla gente fatto di intelligenza artificiale, robot raccogli-fragole, macchine a guida autonoma, Hyperloop, spazzando via tutto ciò che è vecchio e noioso, "come la politica sull'immigrazione".
Grillo si è messo un giubbotto blu, meno strambo del solito, sopra l'abito di scena: camicia, pantaloni e scarpe nere. Tien…
Nella luce soffusa si fa fatica a riconoscerlo se non per la voce, per l'intercalare genovese. Non vuole fare un'intervista vera. Ripete che il Movimento deve tornare alle origini, cioè a immaginare il futuro, offrire un orizzonte alla gente fatto di intelligenza artificiale, robot raccogli-fragole, macchine a guida autonoma, Hyperloop, spazzando via tutto ciò che è vecchio e noioso, "come la politica sull'immigrazione".
Grillo si è messo un giubbotto blu, meno strambo del solito, sopra l'abito di scena: camicia, pantaloni e scarpe nere. Tien…
ROMA - Anche Beppe Grillo si è stancato della lagna, della recriminazione, del prendersela con quello che hanno fatto o non hanno fatto i governi precedenti. È ora di darsi una bella svegliata. Nel retropalco del Teatro Brancaccio è quasi buio. Il comico sta in piedi circondato da un piccolo gruppo di fan che vogliono stringergli la mano e raccontargli dei loro problemi.
Nella luce soffusa si fa fatica a riconoscerlo se non per la voce, per l'intercalare genovese. Non vuole fare un'intervista vera. Ripete che il Movimento deve tornare alle origini, cioè a immaginare il futuro, offrire un orizzonte alla gente fatto di intelligenza artificiale, robot raccogli-fragole, macchine a guida autonoma, Hyperloop, spazzando via tutto ciò che è vecchio e noioso, "come la politica sull'immigrazione".
Grillo si è messo un giubbotto blu, meno strambo del solito, sopra l'abito di scena: camicia, pantaloni e scarpe nere. Tiene le mani in tasca. Bacia una biondona, sussurra all'orecchio di un'altra signora e risponde a qualche domanda. Questo futuro adesso non andrebbe solo sognato. Lui annuisce e ha un'espressione di insofferenza: "Assolutamente sì. La retorica sulle colpe degli altri mi ha davvero stufato. Tutti i cittadini devono avere senso civico e pensare al bene comune. Ma noi del Movimento siamo più responsabili degli altri, siamo al governo e non possiamo sempre fare finta di niente o colpevolizzare chi c'era prima".
Con poche parole smonta parte della strategia comunicativa dei big a 5 stelle. Sui social viene sintetizzata così : "E allora il Pd?". Sulla Tav avevano sbagliato loro, sul Tap idem, gli 80 euro erano un disastro, il reddito di inclusione una perdita di tempo. Sono le parole d'ordine di Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio in tutti i talk show, condivisi da parlamentari, simpatizzanti, attivisti. "Il Movimento - insiste Grillo - deve accettare in silenzio il martirio. Noi ci dobbiamo far martirizzare senza inventare troppe storie. Abbiamo le nostre battaglie. Sono chiare, la gente ci ha votato per quelle.
Impegniamoci".
Ma basta guardare al futuro?
Non c'era l'onestà alla base del Movimento? L'intransigenza sulle vicende giudiziarie messa in discussione dal no all'autorizzazione a procedere contro Salvini? Nel buio Grillo si volta dall'altra parte e saluta un signore. Luigi Di Maio ha fatto la scelta giusta accettando di salvare il ministro dell'Interno?
Il comico si rigira e si apparta con un'altra signora. Di politica parla a modo suo, con i tweet velenosi (sul voto per il caso Diciotti), con le battute in quella che sembra, da attore che vuole tornare tale, una dissolvenza rispetto all'impegno nel Movimento. Un disimpegno, con il linguaggio politichese, Si rianima infatti parlando di teatro. Nel precedente Grillo vs Grillo (questo spettacolo si chiama Insomnia) faceva uno sketch malinconico e straordinario sul suo amico d'infanzia Donato Bilancia, autore di 17 omicidi. "Mamma voleva che tornassi sempre a casa con lui. "Stai vicino a Donato così sono tranquilla"", raccontava. Questo numero strappa-applausi non c'è più.
"Quando lo facevo Donato era dentro, in galera - spiega -. Ora è fuori, belin. Non mi sembra il massimo fare incazzare un serial killer a piede libero". E ride.
Attorno a lui l'ex Iena Dino Giarrusso, la giornalista di fede grillina Luisella Costamagna, la deputata Conny Giordano.
Carlo Freccero, amico ligure, lo aspetta nel camerino verde in fondo a uno stretto corridoio. In sala c'era anche il presidente della Rai Marcello Foa e prima dell'inizio è passata per un saluto la ministra della Difesa Elisabetta Trenta. È la strana umanità del backstage: baci, pacche sulle spalle, complimenti, appuntamenti per la prossima volta. Un po' finta, un po' mondana, L'ultima volta al Brancaccio però c'era più politica. Grillo era anche lui "dentro" ma al Movimento.
L'intero gruppo dirigente era salito sul palco e il comico li aveva battezzati, in qualità di Elevato (si era perfino fatto disegnare un badge) distribuendo grilli secchi da mangiare. Una deputata incinta aveva cortesemente declinato.
In platea si ride molto con un particolare applauso finale brevissimo come se fosse un comizio più che uno spettacolo.
La condanna del comicogarante, che non sa più chi è.
Grillo non dorme la notte per via del reflusso e allora legge, studia, s'informa, prende i libri più strani. "La sindrome di Procuste nessuno sapeva cosa fosse", urla. È il mito greco usato per contestare il cervellotico quesito online sul caso Diciotti.
"Il Movimento - dice - è nato perché non digerivo". Un signore a bassa voce commenta: "Un po' si vede".
Non fa battute su Di Maio. "Basta politica", taglia corto dietro le quinte. Si limita a smentire dissensi. "Inutile mettersi lì a discutere quello che scrivono i giornali". Matteo Salvini non gli dispiace. Lo ha incontrato una sola volta all'aeroporto e il vicepremier gli ha passato la madre al telefono. "Uno che ti fa parlare con la mamma non può essere un coglione". Altri genitori. Se dice soltanto "il mi babbo, la mi mamma" il pubblico ride pensando a Renzi.
Non infierisce. Il monologo viene interrotto solo dall'intervento di un ricercatore che parla delle applicazioni morali nella guida autonoma e che ha un nome che sembra finto: Marco Sarà. Declinato al futuro. L'Elevato conosce quello del mondo, meno quello del Movimento 5 stelle.
Nella luce soffusa si fa fatica a riconoscerlo se non per la voce, per l'intercalare genovese. Non vuole fare un'intervista vera. Ripete che il Movimento deve tornare alle origini, cioè a immaginare il futuro, offrire un orizzonte alla gente fatto di intelligenza artificiale, robot raccogli-fragole, macchine a guida autonoma, Hyperloop, spazzando via tutto ciò che è vecchio e noioso, "come la politica sull'immigrazione".
Grillo si è messo un giubbotto blu, meno strambo del solito, sopra l'abito di scena: camicia, pantaloni e scarpe nere. Tiene le mani in tasca. Bacia una biondona, sussurra all'orecchio di un'altra signora e risponde a qualche domanda. Questo futuro adesso non andrebbe solo sognato. Lui annuisce e ha un'espressione di insofferenza: "Assolutamente sì. La retorica sulle colpe degli altri mi ha davvero stufato. Tutti i cittadini devono avere senso civico e pensare al bene comune. Ma noi del Movimento siamo più responsabili degli altri, siamo al governo e non possiamo sempre fare finta di niente o colpevolizzare chi c'era prima".
Con poche parole smonta parte della strategia comunicativa dei big a 5 stelle. Sui social viene sintetizzata così : "E allora il Pd?". Sulla Tav avevano sbagliato loro, sul Tap idem, gli 80 euro erano un disastro, il reddito di inclusione una perdita di tempo. Sono le parole d'ordine di Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio in tutti i talk show, condivisi da parlamentari, simpatizzanti, attivisti. "Il Movimento - insiste Grillo - deve accettare in silenzio il martirio. Noi ci dobbiamo far martirizzare senza inventare troppe storie. Abbiamo le nostre battaglie. Sono chiare, la gente ci ha votato per quelle.
Impegniamoci".
Ma basta guardare al futuro?
Non c'era l'onestà alla base del Movimento? L'intransigenza sulle vicende giudiziarie messa in discussione dal no all'autorizzazione a procedere contro Salvini? Nel buio Grillo si volta dall'altra parte e saluta un signore. Luigi Di Maio ha fatto la scelta giusta accettando di salvare il ministro dell'Interno?
Il comico si rigira e si apparta con un'altra signora. Di politica parla a modo suo, con i tweet velenosi (sul voto per il caso Diciotti), con le battute in quella che sembra, da attore che vuole tornare tale, una dissolvenza rispetto all'impegno nel Movimento. Un disimpegno, con il linguaggio politichese, Si rianima infatti parlando di teatro. Nel precedente Grillo vs Grillo (questo spettacolo si chiama Insomnia) faceva uno sketch malinconico e straordinario sul suo amico d'infanzia Donato Bilancia, autore di 17 omicidi. "Mamma voleva che tornassi sempre a casa con lui. "Stai vicino a Donato così sono tranquilla"", raccontava. Questo numero strappa-applausi non c'è più.
"Quando lo facevo Donato era dentro, in galera - spiega -. Ora è fuori, belin. Non mi sembra il massimo fare incazzare un serial killer a piede libero". E ride.
Attorno a lui l'ex Iena Dino Giarrusso, la giornalista di fede grillina Luisella Costamagna, la deputata Conny Giordano.
Carlo Freccero, amico ligure, lo aspetta nel camerino verde in fondo a uno stretto corridoio. In sala c'era anche il presidente della Rai Marcello Foa e prima dell'inizio è passata per un saluto la ministra della Difesa Elisabetta Trenta. È la strana umanità del backstage: baci, pacche sulle spalle, complimenti, appuntamenti per la prossima volta. Un po' finta, un po' mondana, L'ultima volta al Brancaccio però c'era più politica. Grillo era anche lui "dentro" ma al Movimento.
L'intero gruppo dirigente era salito sul palco e il comico li aveva battezzati, in qualità di Elevato (si era perfino fatto disegnare un badge) distribuendo grilli secchi da mangiare. Una deputata incinta aveva cortesemente declinato.
In platea si ride molto con un particolare applauso finale brevissimo come se fosse un comizio più che uno spettacolo.
La condanna del comicogarante, che non sa più chi è.
Grillo non dorme la notte per via del reflusso e allora legge, studia, s'informa, prende i libri più strani. "La sindrome di Procuste nessuno sapeva cosa fosse", urla. È il mito greco usato per contestare il cervellotico quesito online sul caso Diciotti.
"Il Movimento - dice - è nato perché non digerivo". Un signore a bassa voce commenta: "Un po' si vede".
Non fa battute su Di Maio. "Basta politica", taglia corto dietro le quinte. Si limita a smentire dissensi. "Inutile mettersi lì a discutere quello che scrivono i giornali". Matteo Salvini non gli dispiace. Lo ha incontrato una sola volta all'aeroporto e il vicepremier gli ha passato la madre al telefono. "Uno che ti fa parlare con la mamma non può essere un coglione". Altri genitori. Se dice soltanto "il mi babbo, la mi mamma" il pubblico ride pensando a Renzi.
Non infierisce. Il monologo viene interrotto solo dall'intervento di un ricercatore che parla delle applicazioni morali nella guida autonoma e che ha un nome che sembra finto: Marco Sarà. Declinato al futuro. L'Elevato conosce quello del mondo, meno quello del Movimento 5 stelle.