ROMA - Maurizio Martina pensa ad un'aziona collettiva contro la Lega per recuperare i 49 milioni di euro che sono spariti dalle casse del partito. " Bisogna fare una grande class action di migliaia di cittadini italiani per recuperare dalla Lega i 49 milioni di euro pubblico sottratti alle casse dello Stato. La mandiamo a Salvini cosi ci spiega dove sono finiti quei soldi", dice il candidato alla segreteria del Partito democratico durante una manifestazione per presentare la sua mozione FiancoaFianco a Reggio Calabria. I
Il candidato dem si era già rivolto direttamente al ministro dell'Interno il 28 settembre del 2018. "Caro Salvini - aveva detto l'allora segretario del Pd - restituisci i 49 milioni. La giustizia vale per tutti Un operaio non può restituire in 80 anni il suo debito. Tu sei il potere arrogante che restituisce il maltolto con la corsia preferenziale. Altre che uno vale una vale: uno vale uno. Uno vale uno un corno. È la volta di dire Lega ladrona per davvero e denunciare la follia sul tema del lavoro con il decreto Di Maio, un decreto folle".
Martina faceva riferimento al recente accordo fra il Carroccio e la Procura di Genova per restituire i 49 milioni frutto di una truffa sui rimborsi pubblici al partito in rate da 100 mila euro mensili in 79 anni. L'inchiesta era partita da una cartellina sequestrata al tesoriere del partito Francesco Belsito con le spese relative alla famiglia Bossi finanziate dal partito con i soldi pubblici. Per questi reati Bossi e Belsito sono stati condannati in secondo grado nello scorso mese di novembre.
Ma dentro questa inchiesta è nata quella sui 49 milioni di euro di cui non c'è più traccia nelle casse del partito. Una scomparsa che ha indotto i magistrati a disporre il sequestro dei fondi oggi in mano ai dirigenti leghisti fino alla somma di 49 milioni. Una procedura che è stata risolta con l'accordo sulla restituzione a rate, Ma l'inchiesta sulla sparizione del denaro però continua.
Il candidato dem si era già rivolto direttamente al ministro dell'Interno il 28 settembre del 2018. "Caro Salvini - aveva detto l'allora segretario del Pd - restituisci i 49 milioni. La giustizia vale per tutti Un operaio non può restituire in 80 anni il suo debito. Tu sei il potere arrogante che restituisce il maltolto con la corsia preferenziale. Altre che uno vale una vale: uno vale uno. Uno vale uno un corno. È la volta di dire Lega ladrona per davvero e denunciare la follia sul tema del lavoro con il decreto Di Maio, un decreto folle".
Martina faceva riferimento al recente accordo fra il Carroccio e la Procura di Genova per restituire i 49 milioni frutto di una truffa sui rimborsi pubblici al partito in rate da 100 mila euro mensili in 79 anni. L'inchiesta era partita da una cartellina sequestrata al tesoriere del partito Francesco Belsito con le spese relative alla famiglia Bossi finanziate dal partito con i soldi pubblici. Per questi reati Bossi e Belsito sono stati condannati in secondo grado nello scorso mese di novembre.
Ma dentro questa inchiesta è nata quella sui 49 milioni di euro di cui non c'è più traccia nelle casse del partito. Una scomparsa che ha indotto i magistrati a disporre il sequestro dei fondi oggi in mano ai dirigenti leghisti fino alla somma di 49 milioni. Una procedura che è stata risolta con l'accordo sulla restituzione a rate, Ma l'inchiesta sulla sparizione del denaro però continua.