Primarie Pd, come si schierano i millennial entrati in direzione nell'era renziana
di MATTEO PUCCIARELLI
Renzi sul palco della festa dell'Unità di Imola con un gruppo di millennial nel settembre 2017 (ansa)
Era il maggio del 2017 e un gruppo di under 35 partecipava per la prima volta al parlamentino dem. Ecco come Zingaretti, Martina e Giachetti si dividono il voto di quei giovanissimi
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embra un secolo fa e invece era solo il 2017. Matteo Renzi era stato rieletto segretario del Pd e in direzione nazionale fece spazio a venti under 35: 17 erano renziani, due orlandiani, uno faceva riferimento alla mozione Emiliano. Oggi? "Diciamo che la situazione è parecchio più frastagliata...", racconta Caterina Conti, triestina. Lo strapotere renziano è finito, Zingaretti e Martina si dividono equamente il consenso dei giovani, con Giachetti che però ha un suo zoccolo duro.
"I giovani chiedono di poter essere presenti in tutti gli ambiti della società e una attenzione particolare sul tema del lavoro, perché la precarietà è molta. E sono anche i più "indifesi" quando si tratta di lottare contro le disuguaglianze", spiega Conti, che sostiene il presidente del Lazio. Anche il più giovane europarlamentare del Pd, Brando Benifei, oggi 33enne, è con Zingaretti. "Il nostro partito oggi non sembra dare un messaggio chiaro sul lavoro sottopagato, i servizi sono carissimi, le case costose, gli asilo nido pochi e salati: la questione dell'autonomia dei giovani è centrale", ragiona. Altro tema, "la cancellazione del finanziamento pubblico ai partiti non ci ha fatto bene: adesso o ti affidi al clickbait o ai ricchi finanziatori. La privatizzazione della politica avvenuta in questi anni è un problema sentito specie da chi fa militanza".
A livello nazionale gli organismi dei Giovani democratici, la giovanile del Pd, propendono più per Zingaretti ma il segretario nazionale Mattia Zunino è vicino a Martina. "Occorre riaffermare la volontà della politica come strumento per cambiare la realtà. I giovani - sono state le parole di Zunino alla convenzione dello scorso 3 febbraio - non possono più essere buoni solo per fare il fondale sul palco né le donne possono essere soltanto pluricandidature in qualche lista per far eleggere qualche maschietto in più".
Ecco chi sono i venti "Millennials" del Pd
Identikit dei venti giovani che Matteo Renzi ha voluto nella direzione del partito. Sono ragazzi nati tra i primi anni '80 e i primi anni 2000 equamente divisi per genere (10 uomini e 10 donne). La più giovane ha 18 anni e il più "vecchio" 32, una di loro non ha nessun profilo sui social. Ciò che li accomuna tutti è la militanza democratica. Ma se per qualcuno la politica è ancora solo un hobby, per altri è già diventata una carriera (nota bene: in quasi tutti i casi le foto sono state tratte dai rispettivi profili Facebook degli interessati)
Arianna Furi, romana, ha 21 anni, è iscritta al Pd da quando ne aveva 14, è membro della direzione nazionale ed è una curatrice del sito generazionemillenials.it ("Tra le nostre battaglie vinte - si legge nel portale - ricordiamo con orgoglio la reintroduzione dell'obbligo di insegnamento dell'educazione civica nelle scuole secondarie che sarà realtà dal prossimo anno scolastico (2018/2019) e la conferma di altre due edizioni del Bonus Cultura ai 18enni 18App"). Appoggia convintamente Roberto Giachetti: "Le altre mozioni sono spente e anche un po' rancorose. Lui e Anna Ascani invece ci mettono entusiasmo". I circa 6mila ragazzi che fanno parte del think tank hanno fatto una consultazione interna e il 70 per cento di loro voterà proprio Giachetti. Ancora renzianissimi quindi, ma se il già premier dovesse lasciare il partito? "Ci penseremo casomai - risponde Furi - adesso conta il presente".