Tra i grillini in fila al villaggio Rousseau: “Soddisfatti a metà, abbiamo altri 6 mesi”
Annalisa Cuzzocrea , di ANNALISA CUZZOCREAA Milano la scuola di politica organizzata da Davide Casaleggio. Che dice: "La crisi di governo non ci sarà"
Grazie al potere di un semplice incanto semantico, "non partono i bandi, ma solo le manifestazioni di interesse", il Movimento 5 stelle - tutto, No Tav compresi - decide che non è più ora di fare la rivoluzione. E quindi nessuna crisi di governo, "non penso ci sarà", dice Davide Casaleggio aprendo a Milano il "Villaggio Rousseau", la scuola politica M5S in vista delle europee.
Al Palazzo delle Stelline, dove centinaia di attivisti si mettono in fila per imparare cos'è un processo legislativo o sperimentare il voto elettronico con la blockchain, le parole di Roberto Fico (invitato, ma non arrivato) sono un'eco lontana. "La Tav è una battaglia identitaria del Movimento", dice a Napoli il presidente della Camera. A Milano, però, si percepisce solo il sollievo della crisi superata, del governo che tiene, del "rinvio" - o presunto tale - che fa dire ai consiglieri M5S di Torino: "Va be…
Al Palazzo delle Stelline, dove centinaia di attivisti si mettono in fila per imparare cos'è un processo legislativo o sperimentare il voto elettronico con la blockchain, le parole di Roberto Fico (invitato, ma non arrivato) sono un'eco lontana. "La Tav è una battaglia identitaria del Movimento", dice a Napoli il presidente della Camera. A Milano, però, si percepisce solo il sollievo della crisi superata, del governo che tiene, del "rinvio" - o presunto tale - che fa dire ai consiglieri M5S di Torino: "Va be…
Grazie al potere di un semplice incanto semantico, "non partono i bandi, ma solo le manifestazioni di interesse", il Movimento 5 stelle - tutto, No Tav compresi - decide che non è più ora di fare la rivoluzione. E quindi nessuna crisi di governo, "non penso ci sarà", dice Davide Casaleggio aprendo a Milano il "Villaggio Rousseau", la scuola politica M5S in vista delle europee.
Al Palazzo delle Stelline, dove centinaia di attivisti si mettono in fila per imparare cos'è un processo legislativo o sperimentare il voto elettronico con la blockchain, le parole di Roberto Fico (invitato, ma non arrivato) sono un'eco lontana. "La Tav è una battaglia identitaria del Movimento", dice a Napoli il presidente della Camera. A Milano, però, si percepisce solo il sollievo della crisi superata, del governo che tiene, del "rinvio" - o presunto tale - che fa dire ai consiglieri M5S di Torino: "Va bene così, sei mesi di ulteriore battaglia ci servono". E al senatore Alberto Airola, che aveva minacciato di dimettersi portando con sé il simbolo: "Sono soddisfatto a metà, sarei andato fino in fondo con il testa a testa con Salvini perché sono certo avremmo portato a casa di più, magari anche lo stop definitivo, ma abbiamo bloccato i bandi e i lavori non partono".
Ci credono tutti. Vogliono farlo. Conny Giordano, combattiva deputata campana, dice: "In assemblea eravamo tutti pronti a far cadere il governo, questa è una nostra vittoria". Che nulla si ferma davvero. Che il no è tutto da vedere, nessuno vuole prenderlo in considerazione. Lo stesso Fico, che in queste ore è stato in contatto sia col premier Conte che con Luigi Di Maio, fa trapelare: "Lo stop ai bandi è senza dubbio una buona notizia".
Il fatto importante, spiega Manlio Di Stefano, "è che adesso sarà Conte a ridiscutere l'intera opera con il presidente francese Macron". Il sottosegretario agli Esteri rivela che i primi incontri bilaterali con la Francia partiranno già la settimana prossima. Ed è convinto che il leader della Lega non strapperà neanche sulla Tav: "Non vuole tornare di là, gli stiamo ripulendo l'immagine". Stessa convinzione dell'europarlamentare Ignazio Corrao: "Se Salvini vuole tornare al 15 per cento può anche far cadere il governo, ma non lo farà. Finirà per sgonfiarsi come Renzi. Il problema di chiamarsi Matteo". Semicitazione di Oscar Wilde a parte, paiono gongolare tutti: il senatore Gianluigi Paragone con addosso la maglietta dei Rolling Stones, il notaio del Movimento Valerio Tacchini con quella di Bruce Springsteen. Il capogruppo al Senato Stefano Patuanelli, volto ufficiale della prima giornata insieme a Davide Casaleggio, spiega anche lui: "La cosa importante è che Telt abbia scritto al premier per dire che adesso partono solo le manifestazioni di interesse e serve un accordo tra Italia e Francia per continuare". Un modo per tenere insieme il gruppo: senza un segnale di questo tipo, erano sette i senatori che minacciavano di uscire, mettendo a rischio la maggioranza. La meno rassegnata al governo purché duri sembra la vicepresidente di Palazzo Madama Paola Taverna: "Sul no alla Tav andiamo avanti. Il rinvio è il massimo che poteva ottenere adesso Conte, ma se la Lega la vuole, se la faccia con Berlusconi. Noi abbiamo già fatto tanto".
Al Palazzo delle Stelline, dove centinaia di attivisti si mettono in fila per imparare cos'è un processo legislativo o sperimentare il voto elettronico con la blockchain, le parole di Roberto Fico (invitato, ma non arrivato) sono un'eco lontana. "La Tav è una battaglia identitaria del Movimento", dice a Napoli il presidente della Camera. A Milano, però, si percepisce solo il sollievo della crisi superata, del governo che tiene, del "rinvio" - o presunto tale - che fa dire ai consiglieri M5S di Torino: "Va bene così, sei mesi di ulteriore battaglia ci servono". E al senatore Alberto Airola, che aveva minacciato di dimettersi portando con sé il simbolo: "Sono soddisfatto a metà, sarei andato fino in fondo con il testa a testa con Salvini perché sono certo avremmo portato a casa di più, magari anche lo stop definitivo, ma abbiamo bloccato i bandi e i lavori non partono".
Ci credono tutti. Vogliono farlo. Conny Giordano, combattiva deputata campana, dice: "In assemblea eravamo tutti pronti a far cadere il governo, questa è una nostra vittoria". Che nulla si ferma davvero. Che il no è tutto da vedere, nessuno vuole prenderlo in considerazione. Lo stesso Fico, che in queste ore è stato in contatto sia col premier Conte che con Luigi Di Maio, fa trapelare: "Lo stop ai bandi è senza dubbio una buona notizia".
Il fatto importante, spiega Manlio Di Stefano, "è che adesso sarà Conte a ridiscutere l'intera opera con il presidente francese Macron". Il sottosegretario agli Esteri rivela che i primi incontri bilaterali con la Francia partiranno già la settimana prossima. Ed è convinto che il leader della Lega non strapperà neanche sulla Tav: "Non vuole tornare di là, gli stiamo ripulendo l'immagine". Stessa convinzione dell'europarlamentare Ignazio Corrao: "Se Salvini vuole tornare al 15 per cento può anche far cadere il governo, ma non lo farà. Finirà per sgonfiarsi come Renzi. Il problema di chiamarsi Matteo". Semicitazione di Oscar Wilde a parte, paiono gongolare tutti: il senatore Gianluigi Paragone con addosso la maglietta dei Rolling Stones, il notaio del Movimento Valerio Tacchini con quella di Bruce Springsteen. Il capogruppo al Senato Stefano Patuanelli, volto ufficiale della prima giornata insieme a Davide Casaleggio, spiega anche lui: "La cosa importante è che Telt abbia scritto al premier per dire che adesso partono solo le manifestazioni di interesse e serve un accordo tra Italia e Francia per continuare". Un modo per tenere insieme il gruppo: senza un segnale di questo tipo, erano sette i senatori che minacciavano di uscire, mettendo a rischio la maggioranza. La meno rassegnata al governo purché duri sembra la vicepresidente di Palazzo Madama Paola Taverna: "Sul no alla Tav andiamo avanti. Il rinvio è il massimo che poteva ottenere adesso Conte, ma se la Lega la vuole, se la faccia con Berlusconi. Noi abbiamo già fatto tanto".