Controcorrente, il primo atto del "tesoriere senza tesoro" Luigi Zanda sarà fare il giro degli altri partiti per proporre l'indicibile: ripristinare il finanziamento pubblico. Piccolo, trasparente, un rimborso per le spese istituzionali: un fondo istituito presso il ministero dell'Economia di 90 milioni totali divisi per cinque anni di legislatura (18 milioni annui), niente in confronto al passato quando solo il Partito democratico incassava dallo Stato 40 milioni l'anno. Zanda ha messo nero su bianco la sua proposta a luglio quando era lontana la chiamata di Nicola Zingaretti per sistemare i conti tragici del Nazareno. La scorsa estate ha presentato un disegno di legge per regolare la vita dei partiti sulla base dell'articolo 49 della Costituzione e per tornare a una forma di sostegno economico alla vita politica.
Dunque, Zanda cercava un tesoro ancora prima di non averlo. Molto prima. La tempistica dovrebbe allontanare il sospetto di un conflitto di…
Dunque, Zanda cercava un tesoro ancora prima di non averlo. Molto prima. La tempistica dovrebbe allontanare il sospetto di un conflitto di…
Controcorrente, il primo atto del "tesoriere senza tesoro" Luigi Zanda sarà fare il giro degli altri partiti per proporre l'indicibile: ripristinare il finanziamento pubblico. Piccolo, trasparente, un rimborso per le spese istituzionali: un fondo istituito presso il ministero dell'Economia di 90 milioni totali divisi per cinque anni di legislatura (18 milioni annui), niente in confronto al passato quando solo il Partito democratico incassava dallo Stato 40 milioni l'anno. Zanda ha messo nero su bianco la sua proposta a luglio quando era lontana la chiamata di Nicola Zingaretti per sistemare i conti tragici del Nazareno. La scorsa estate ha presentato un disegno di legge per regolare la vita dei partiti sulla base dell'articolo 49 della Costituzione e per tornare a una forma di sostegno economico alla vita politica.
Dunque, Zanda cercava un tesoro ancora prima di non averlo. Molto prima. La tempistica dovrebbe allontanare il sospetto di un conflitto di interessi con il ruolo attuale e con la situazione che si troverà ad affrontare. Le casse del Pd languono, ci sono 170 dipendenti in cassa integrazione, tutti, l'ultima entrata di 12 milioni ottenuta grazie al lavoro sul 2 per mille (il Pd incamerava il 52 per cento del gettito) non consentirà un attivo ma sconterà una lieve perdita come ha confermato l'uscente Francesco Bonifazi. Adesso si cerca un contropiede. "Voglio vedere i tesorieri degli altri partiti, uno per uno. Confrontarmi con loro", dice il nuovo amministratore del Pd. Per capire se esiste lo spazio e l'esigenza di un ritorno all'antico. "La totale abolizione del finanziamento è poco usuale nei sistemi democratici, diverse forme di contributi esistono dappertutto perché sono garanzia di poter fare politica in condizioni di parità". Come stabilisce la Costituzione.
Questa è la missione impossibile di Zanda nel suo giro di consultazioni: far capire che la totale assenza di risorse per i partiti (decisa peraltro dal Pd) è un problema per la democrazia. Verrebbe da dire "buona fortuna" visto il clima. Soprattutto quando sarà il turno dei 5 stelle, paladini del no ai finanziamenti pubblici. Il tesoriere del Movimento infatti è Luigi Di Maio che somma la carica a quella di capo politico. Ma forse dopo la sbornia anti-Casta è lecito aspettarsi qualche colloquio più proficuo con gli omologhi di altri partiti.
Zanda ha studiato un sistema di distribuzione del fondo che assomiglia ai diritti televisivi delle squadre di calcio. Il 10 per cento dei 90 milioni viene diviso in parti uguali per tutte le forze (e "i movimenti" si precisa nella proposta di legge) che abbiano eletto almeno un parlamentare. La quota restante si colloca sulla base del numero di rappresentanti eletti in Parlamento. Saranno "spese annue rimborsabili", cioè andranno presentate le ricevute dei costi sostenuti. Queste spese che danno accesso al Fondo sono per le sedi, il personale, i mezzi di trasporto, i sondaggi, le manifestazioni, i viaggi, le ricerche e gli studi. Nessun rimborso invece per le campagne elettorali.
Sarà un'impresa far passare questa linea, ma Zanda ci proverà non più da senatore semplice. Nelle sue consultazioni poi è previsto un altro incontro tradizionalmente difficile per i tesorieri del Pd. Quello con Ugo Sposetti, l'unico che il tesoro ce l'ha davvero: l'enorme proprietà immobiliare della vecchia filiera Pci-Pds-Ds. Che il Pd ha sempre rivendicato. "Ci siamo sentiti - ironizza Zanda - Era in giro per l'Impero. Ci vedremo presto".
Dunque, Zanda cercava un tesoro ancora prima di non averlo. Molto prima. La tempistica dovrebbe allontanare il sospetto di un conflitto di interessi con il ruolo attuale e con la situazione che si troverà ad affrontare. Le casse del Pd languono, ci sono 170 dipendenti in cassa integrazione, tutti, l'ultima entrata di 12 milioni ottenuta grazie al lavoro sul 2 per mille (il Pd incamerava il 52 per cento del gettito) non consentirà un attivo ma sconterà una lieve perdita come ha confermato l'uscente Francesco Bonifazi. Adesso si cerca un contropiede. "Voglio vedere i tesorieri degli altri partiti, uno per uno. Confrontarmi con loro", dice il nuovo amministratore del Pd. Per capire se esiste lo spazio e l'esigenza di un ritorno all'antico. "La totale abolizione del finanziamento è poco usuale nei sistemi democratici, diverse forme di contributi esistono dappertutto perché sono garanzia di poter fare politica in condizioni di parità". Come stabilisce la Costituzione.
Questa è la missione impossibile di Zanda nel suo giro di consultazioni: far capire che la totale assenza di risorse per i partiti (decisa peraltro dal Pd) è un problema per la democrazia. Verrebbe da dire "buona fortuna" visto il clima. Soprattutto quando sarà il turno dei 5 stelle, paladini del no ai finanziamenti pubblici. Il tesoriere del Movimento infatti è Luigi Di Maio che somma la carica a quella di capo politico. Ma forse dopo la sbornia anti-Casta è lecito aspettarsi qualche colloquio più proficuo con gli omologhi di altri partiti.
Zanda ha studiato un sistema di distribuzione del fondo che assomiglia ai diritti televisivi delle squadre di calcio. Il 10 per cento dei 90 milioni viene diviso in parti uguali per tutte le forze (e "i movimenti" si precisa nella proposta di legge) che abbiano eletto almeno un parlamentare. La quota restante si colloca sulla base del numero di rappresentanti eletti in Parlamento. Saranno "spese annue rimborsabili", cioè andranno presentate le ricevute dei costi sostenuti. Queste spese che danno accesso al Fondo sono per le sedi, il personale, i mezzi di trasporto, i sondaggi, le manifestazioni, i viaggi, le ricerche e gli studi. Nessun rimborso invece per le campagne elettorali.
Sarà un'impresa far passare questa linea, ma Zanda ci proverà non più da senatore semplice. Nelle sue consultazioni poi è previsto un altro incontro tradizionalmente difficile per i tesorieri del Pd. Quello con Ugo Sposetti, l'unico che il tesoro ce l'ha davvero: l'enorme proprietà immobiliare della vecchia filiera Pci-Pds-Ds. Che il Pd ha sempre rivendicato. "Ci siamo sentiti - ironizza Zanda - Era in giro per l'Impero. Ci vedremo presto".