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Sblocca cantieri. E' stallo: il Cdm approva il decreto salvo intese. Conte accusa la Lega: "Volete un condono mascherato".

Dopo un lungo pomeriggio di trattative e tensioni il provvedimento passa. Ma è evidente che dovrà essere ampiamente rivisto. Scontro fra il premier e il sottosegretario Giorgetti. E ci sono i dubbi del Quirinale. 
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Due ore di scintille serali in Consiglio dei ministri non bastano al governo gialloverde per varare l'atteso decreto "sblocca cantieri". Scoppia il caso di una nuova ipotesi di "condono mascherato" che - accusano dai 5stelle - la Lega avrebbe provato a inserire tra le righe del testo. Fatto sta che il provvedimento al quale il premier Conte e il ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio lavoravano da novembre, formalmente passa, sì. Ma nella formula burocratica del "salvo intese", che lo congela in attesa di modifiche e correzioni ulteriori. Servirà un supplemento di istruttoria, insomma.

Matteo Salvini non si presenta nemmeno, preferisce il salotto di Porta a Porta per celebrare il suo salvataggio al Senato dal processo sulla Diciotti. È la presa di distanza implicita da un decreto che, così com'è, non condivide. E in sua assenza va in scena uno scontro senza precedenti tra il presidente del Consiglio e il suo sott…
Due ore di scintille serali in Consiglio dei ministri non bastano al governo gialloverde per varare l'atteso decreto "sblocca cantieri". Scoppia il caso di una nuova ipotesi di "condono mascherato" che - accusano dai 5stelle - la Lega avrebbe provato a inserire tra le righe del testo. Fatto sta che il provvedimento al quale il premier Conte e il ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio lavoravano da novembre, formalmente passa, sì. Ma nella formula burocratica del "salvo intese", che lo congela in attesa di modifiche e correzioni ulteriori. Servirà un supplemento di istruttoria, insomma.

Matteo Salvini non si presenta nemmeno, preferisce il salotto di Porta a Porta per celebrare il suo salvataggio al Senato dal processo sulla Diciotti. È la presa di distanza implicita da un decreto che, così com'è, non condivide. E in sua assenza va in scena uno scontro senza precedenti tra il presidente del Consiglio e il suo sottosegretario alla Presidenza, Giancarlo Giorgetti. Accade quando il numero due della Lega elenca tutti motivi che inducono il partito a opporsi alla versione finale del provvedimento: manca l'elenco dei nove cantieri delle grandi opere ancora bloccate al Nord, manca un commissario unico appunto per le grandi opere, non ci sono incentivi sufficienti per le grandi opere, si rischia di sbloccare solo piccoli e medi cantieri nel Centrosud.

È a quel punto che il premier Conte perde la pazienza, alza perfino la voce, stando a quanto riferiscono ministri presenti. "Va bene, lo approviamo salvo intese, lo integreremo con altre norme", mette le mani avanti. Poi l'affondo: "Ma non possiamo accettare certo norme di edilizia selvaggia come quelle che avete proposto voi". E la cita espressamente, quella proposta di modifica: "Mi riferisco a quella che chiamate "rigenerazione urbana", che tra le altre cose discutibili porterebbe a un aumento indiscriminato delle volumetrie degli immobili sui quali si permette di intervenire".

Sarebbe il secondo caso di presunta sanatoria, dopo quello sollevato dai 5stelle nel vertice di governo di lunedì scorso. A fine Cdm il premier canta comunque vittoria. "L'avevamo promesso. Approvato lo "sblocca cantieri", ora acceleriamo la realizzazione delle opere pubbliche". Ci sarà ancora da lavorare, in realtà. Tanto più che gli uffici legislativi del Quirinale avrebbero fatto pervenire a Palazzo Chigi anche dei rilievi di carattere formale, sul decreto. Così com'è, non sarebbero ravvisabili quei criteri di necessità e urgenza che giustificherebbero il provvedimento d'urgenza. 

Il Consiglio dei ministri invece dà il via libera al decreto Brexit, in cui oltre a intervenire a tutela dei connazionali che vivono o lavorano con la Gran Bretagna (anche in vista di un eventuale Brexit no deal), sono previste norme a tutela dei correntisti. Nel dl, anche il rafforzamento del cosiddetto "Golden power" per difendere gli interessi nazionali sulla strategica tecnologia 5G. 

A rendere ancora più tesa l'atmosfera della riunione di governo serale, la notizia piovuta a chiusura dei mercati. L'agenzia di rating Fitch è tornata a tagliare le stime di crescita dell'Italia. Nel 2019, secondo il "Global economic outlook", il prodotto interno lordo del Paese crescerà solo dello 0,1 per cento rispetto alla previsione dell'1,1 dello scorso dicembre. Mentre nel 2020 la crescita attesa si riduce ancora dall'1,2 allo 0,5 per cento. È una doccia gelata sulle rosee previsioni di sviluppo messe nero su bianco dalla prima manovra del governo gialloverde. L'Italia, dopo la Turchia, è il Paese che ha subito la revisione più pesante.