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Veltroni: “Lo scontro è di nuovo fra destra e sinistra. Il Pd deve difendere i diritti”

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L'ex segretario dice: "Tra poco i 5Stelle dovranno scegliere da che parte stare, è ora di ricostruire un sano bipolarismo. Già alle Europee si vedrà che c’è la Lega e ci siamo noi“. E aggiunge che “il partito su temi come lo ius soli non deve aver paura di andare controcorrente. Bisogna declinare i propri valori. Ho votato Zingaretti e ora l’unica voce deve essere la sua”. 
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Walter Veltroni , a differenza di Romano Prodi, non ha dovuto riavvicinare la sua tenda al Pd: "Di me non si può dire che sono tornato, non me ne sono mai andato". Il mestiere principale di Veltroni ormai è un altro. Il suo ultimo film, "C'è tempo", è uscito nelle sale pochi giorni dopo le primarie del 3 marzo. Tanto che non si sono registrate dichiarazioni o interviste dell'ex segretario del Pd prima dei gazebo. Ora però Veltroni torna a parlare di politica: "Ho votato Zingaretti, con convinzione. È stato sconcertante impiegare un anno per avere di nuovo un segretario. Ma ora c'è. E l'unica voce deve essere quella del leader. Quando dice che dobbiamo cambiare tutto, radicalmente, io lo prendo in parola". L'ex segretario del Pd è convinto che cambiare sia per i dem anche tornare a rivendicare i propri valori di base. Come sulla questione dello ius soli, riforma mancata nella scors…
Walter Veltroni , a differenza di Romano Prodi, non ha dovuto riavvicinare la sua tenda al Pd: "Di me non si può dire che sono tornato, non me ne sono mai andato". Il mestiere principale di Veltroni ormai è un altro. Il suo ultimo film, "C'è tempo", è uscito nelle sale pochi giorni dopo le primarie del 3 marzo. Tanto che non si sono registrate dichiarazioni o interviste dell'ex segretario del Pd prima dei gazebo. Ora però Veltroni torna a parlare di politica: "Ho votato Zingaretti, con convinzione. È stato sconcertante impiegare un anno per avere di nuovo un segretario. Ma ora c'è. E l'unica voce deve essere quella del leader. Quando dice che dobbiamo cambiare tutto, radicalmente, io lo prendo in parola". L'ex segretario del Pd è convinto che cambiare sia per i dem anche tornare a rivendicare i propri valori di base. Come sulla questione dello ius soli, riforma mancata nella scorsa legislatura, il cui rimpianto è oggi in molti acuito dai fatti di San Donato Milanese e dalla storia del piccolo Rami. "Il Pd - dice - deve saper declinare i suoi valori in questo tempo della storia. Vengono oggi messi in discussione valori fondamentali, sociali, civili e umani. E questo vale, come dissi nel decimo anniversario del Pd, anche per lo ius soli".

Diciamo la verità: sullo ius soli il Pd temeva di perdere voti.
"Su temi come questo non bisogna avere paura di mettersi controcorrente. La sinistra non deve mai avere paura di essere se stessa".

Zingaretti vuole cambiare tutto. Ma il tempo a disposizione potrebbe essere poco. Anche lei è convinto che si voterà presto?
"Sì. Questo governo reggerà fino alle Europee. Ci aspetta una manovra durissima e, davanti alla verità dei fatti, il governo non resisterà. E siccome non ci sono alternative possibili in Parlamento, si tornerà a votare".

Sta dicendo che Lega o M5S potrebbero staccare la spina al governo proprio per evitare di doversi caricare la responsabilità di una manovra di tagli e tasse?
"Secondo me Salvini ha tutto l'interesse ad accelerare la fine del governo, perché tra poco la gente comincerà a chiedere conto delle promesse, a cominciare da quelle sull'immigrazione. Ma anche al M5S potrebbe convenire, perché più dura questo esecutivo, più perdono voti e identità. Sono ostaggio di Salvini, che se li è mangiati in un sol boccone. Lui spara e loro suonano, come nel saloon dei western".

Renzi dice che è la vittoria del partito del pop corn. Di chi, cioè, diceva: rifiutiamo ogni accordo con il M5S e lasciamoli andare a schiantare. 
"Di pop corn non vorrei proprio parlare. Penso che, tatticamente, la fase successiva al voto del 4 marzo non sia stata gestita al meglio. Ma è vero che tra poco saranno i 5Stelle, e non il Pd, a dovere decidere da che parte stare".

In che senso?
"Nel senso che è ora di ricostruire in questo Paese un sano bipolarismo tra centrosinistra e destra".

Questo possono deciderlo solo gli elettori.
"Già alle Europee si vedrà che ci sono solo due posizioni chiare. La Lega che è contro l'Europa. E noi che siamo a favore. Per quelli che stanno in mezzo, che vanno un giorno con i Gilet gialli che assaltano Parigi e l'altro si ricordano di essere al governo, non c'è spazio. La marmellata di adesso, o di altri governi abborracciati degli ultimi anni, è indigeribile. Prenda il governo attuale: dopo due giorni è stato chiaro che sta insieme solo per un patto di potere. Dalla famiglia alla Tav non c'è un solo tema sul quale vi sia una coerente ispirazione di maggioranza. È un bene questo per un Paese? No, è un disastro".

In questo schema Zingaretti, prima di sfidare Salvini alle politiche, farebbe bene a riscrivere le regole con lui. O anche la prossima volta nessuno avrà i voti per governare senza marmellate.
"Senza il bipolarismo l'Italia andrà gambe all'aria. Preferisco la nettezza del conflitto tra maggioranza e opposizione piuttosto che la marmellata infida di una governabilità impossibile. La democrazia ha bisogno di decisione e la decisione ha bisogno di controllo. Se non c'è equilibrio tra questi due elementi noi avremo la democrazia autoritaria, che può arrivare anche con il consenso popolare. Le regole vanno riscritte per favorire la democrazia dell'alternanza. Renzi ha sbagliato molto, ma non quando ha cercato di scrivere le regole del gioco insieme all'avversario. Poi quando l'arbitro fischia l'inizio della partita si è gli uni contro gli altri. Invece si fa spesso il contrario".

Sicuro che la crisi del M5S sia irreversibile? E il reddito di cittadinanza? 
"È giusto immaginare delle forme nuove per evitare la disperazione delle persone. Ma non con l'assistenzialismo fine a se stesso, che non produce sviluppo. Io investirei in un piano rivolto soprattutto ai giovani: un grande piano per il sapere. Noi dobbiamo sostenere l'educazione di eccellenza e quella che dura tutta la vita. Bisogna mettere l'ambiente al centro: la sinistra moderna è ambientalista o non è. E bisogna ormai difendere il lavoratore prima del posto di lavoro, dato che quest'ultimo potrebbe essere presto sostituito da una macchina".

Questo accade anche grazie ai quei colossi del web che la sinistra ha considerato a lungo fari del progressismo.
"Un errore. Da un lato questi soggetti hanno prodotto straordinarie opportunità di conoscenza e socializzazione. Dall'altro sono come le sette sorelle, le compagnie del petrolio contro cui combatteva Enrico Mattei. In dieci anni quattro soggetti - Facebook, Apple, Amazon e Google -hanno disarmato la democrazia e preso il controllo mondiale di ogni aspetto della nostra vita pubblica e privata. Ma il peggio è che con ogni movimento delle nostra dita questi colossi producono per loro una ricchezza della quale non restituiscono nulla, né sotto forma di tasse né sotto forma di garanzie di corretta informazione". 

Per il riscatto della politica servirebbero anche partiti forti. Lei è noto come teorico del partito liquido.
"Non troverà una sola volta in cui io abbia usato una formula tanto sbagliata. Ho sempre parlato di partito aperto, che non significa né leggero né liquido. Significa un partito che sappia raccogliere energie dalla società, non infestato dal correntismo".

Ora c'è pure la corrente renziana. A proposito: Renzi resterà?
"A chi ha fatto la scissione o a chi pensa ancora di farla dico: dove andate? Si va verso posizioni minoritarie. Io invece credo ancora alla vocazione maggioritaria, che non si ottiene con la riedizione di Ds o della Margherita".

Di Zingaretti si dice sia prudente. I detrattori dicono che con lui il partito tornerà all'era in cui il programma del Pd era scandito dai suoi "ma anche".
"Il "ma anche" è la democrazia. È il dubbio, l'ascolto dell'altro, la libertà di scelta. In Italia ora domina il contrario, tutte certezze gridate di cartapesta. Stiamo misurando a suon di "me ne frego" la prevalenza dei cattivisti".

Le primarie hanno rilanciato il Pd. Ma resta ancora il sospetto che i dem siano sospesi tra ripartenza e implosione.
"Il risultato delle primarie è importante: ha puntellato l'edificio pericolante. Ma non va sopravvalutato. Il grosso del lavoro deve ancora essere fatto. La sinistra è sempre esistita. Dai tempi di Spartaco, è stare dalla parte dei più deboli e dei diritti. Quando ha sposato la libertà, ha garantito prosperità e giustizia. Il vento spira dall'altra parte? E tu resisti e resisti, su quei valori. Sa quando si sparisce? Quando si diventa la variabile di un pensiero dominante. Quando si ha paura di essere sé stessi".