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(agf)

Governo, Salvini: né crisi né rimpasto, ma sarà la Lega a decidere su Tav, fisco e autonomie

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Anche in caso di trionfo alle europee, il ministro non staccherà la spina all'esecutivo. La tentazione di correre da soli
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In via Bellerio si brinda ad amaro lucano al "sette a zero nelle tornate amministrative dell'ultimo anno". Primo pomeriggio, quartier generale leghista, c'è mezzo stato maggiore del partito attorno al leader Matteo Salvini. Clima euforico. Anche troppo, secondo il vicepremier che a porte chiuse, prima di tuffarsi nella conferenza stampa post voto in Basilicata, si preoccupa di stemperare subito la facile ubriacatura dei suoi, in vista delle Europee dall'esito che ad oggi appare quasi scontato. Per ministri e parlamentari sarà il big bang del "liberi tutti". Per il capo del Viminale invece l'inizio di una partita nuova in cui si giocherà il suo futuro politico.

Intanto, è l'ordine del segretario leghista, bisogna far finta che i sondaggi non esistano. Secondo, "toglietevi dalla testa che stacco la spina assumendomi la responsabilità di una crisi di governo, anche se dovessimo prendere il doppio dei consens…
In via Bellerio si brinda ad amaro lucano al "sette a zero nelle tornate amministrative dell'ultimo anno". Primo pomeriggio, quartier generale leghista, c'è mezzo stato maggiore del partito attorno al leader Matteo Salvini. Clima euforico. Anche troppo, secondo il vicepremier che a porte chiuse, prima di tuffarsi nella conferenza stampa post voto in Basilicata, si preoccupa di stemperare subito la facile ubriacatura dei suoi, in vista delle Europee dall'esito che ad oggi appare quasi scontato. Per ministri e parlamentari sarà il big bang del "liberi tutti". Per il capo del Viminale invece l'inizio di una partita nuova in cui si giocherà il suo futuro politico.

Intanto, è l'ordine del segretario leghista, bisogna far finta che i sondaggi non esistano. Secondo, "toglietevi dalla testa che stacco la spina assumendomi la responsabilità di una crisi di governo, anche se dovessimo prendere il doppio dei consensi dei cinque stelle". In Italia, ha ricordato ai dirigenti ammutoliti, chi manda il Paese al voto viene punito alle urne. Tanto meno, li ha avvertiti fin da ieri, intende vestire i panni del vecchio democristiano e invocare all'indomani del 26 maggio - pure in caso di trionfo e di crollo del Movimento - il classico e vetusto rimpasto di governo. Magari per strappare un paio di dicasteri pesanti, fossero pure l'Economia e gli Esteri. E allora, cosa accadrà nel day after?

La strategia che il segretario descrive ai più stretti collaboratori è molto più sottile, passa attraverso un logoramento dell'alleato Luigi Di Maio, fino al punto da costringere lui, semmai, a staccare la spina. Nello scenario più ottimistico di una Lega oltre il 30 per cento e di un M5S che barcolli attorno o addirittura sotto il 20, allora Matteo Salvini si prepara a "passare all'incasso" ma non nella maniera più prevedibile della crisi. Invece, "rimetteremo mano al contratto". A quel punto, la "ruspa" leghista punterà a spianare tutti gli ostacoli che finora i grillini hanno frapposto sui dossier chiave. Il vicepremier chiederà che l'autonomia regionale venga approvata a stretto giro. "E il primo mattone andrà posto prima delle Europee", ha avvertito già ieri.

Quindi, flat tax per le famiglie nella prossima manovra di fine anno. E ancora, Tav e grandi opere da sbloccare senza ulteriori tentennamenti. Compreso il gasdotto Poseidon, che da Israele dovrebbe raggiungere le coste di Otranto, sulla scia del Tap. Del resto, fanno notare, una revisione del contratto la prevede lo stesso premier Giuseppe Conte, che nell'intervista di ieri alla Stampa spiegava che presto "aggiungeremo nuovi obiettivi".

Insomma, il capo della Lega pensa a un post voto in cui far lucrare ulteriormente la sua rendita di posizione rispetto al M5S. Di Maio messo all'angolo potrebbe decidere lui di far saltare il tavolo, ma il cerino a quel punto resterebbe nelle sue mani. Esattamente quel che spera Salvini. La richiesta di un incontro per un chiarimento politico, avanzata ieri dal capo del Movimento, viene lasciata scivolare via. "Anche perché un chiarimento chiesto da chi ha perso tutte le ultime elezioni non si era mai visto", per dirla con un uomo di governo della Lega. Con Di Maio e Conte ieri non si sarebbero sentiti. Ma un vertice a tre dovranno farlo alla svelta, dato che entro il 10 aprile bisognerà presentare un complicato Def.

Intanto, al polso del ministro dell'Interno dondolava vistoso anche ieri il braccialetto in gomma blu con la scritta bianca "Salvini premier". Non un portafortuna, sostiene chi gli è vicino, ma "memento" di un obiettivo che è sempre presente. Ma che non sarà realizzato, nonostante il pressing, attraverso un'alleanza vecchio stile con Berlusconi e Meloni.

Col Cavaliere si sono sentiti ieri mattina, tra congratulazioni per la Basilicata e l'impegno a chiudere entro la settimana sul Piemonte. Ma per Salvini il rapporto finisce lì, ai confini delle regioni. "La sola idea di tornare a trattare con Brunetta, Romani e Carfagna mi dà l'orticaria" ripete in privato. Piuttosto, la "pazza idea" dalla quale si fa tentare, in caso di crisi ed elezioni obbligate entro la primavera 2020, è la corsa in solitaria. Alimentata nel partito da chi gli ha fatto notare che con questi sondaggi sarebbe possibile una vittoria nella quasi totalità dei collegi uninominali. A quel punto, i pochi parlamentari mancanti si ritroverebbero in Parlamento, Pazza idea, per ora. Prima converrà fare i conti col pallottoliere del 26 maggio.