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(reuters)

Ma nel governo è paralisi. La Lega contro Tria: “Sta bloccando la Flat Tax”

Nel vertice a Palazzo Chigi con Conte intesa solo sullo sblocca cantieri. Scontro sulle nomine Sace, Ansaldo, Cdp equity
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Niente flat tax nel Def, costerebbe decine di miliardi e i mercati ci sbranerebbero». La doccia fredda arriva dalla Cina. Il ministro dell’Economia Giovanni Tria al telefono lascia di stucco Giuseppe Conte. Stronca la richiesta di Giancarlo Giorgetti, che a nome della Lega ha appena chiesto di inserire nel Documento di economia e finanza il provvedimento bandiera da sventolare in campagna elettorale. E così, nel giorno in cui Confindustria fotografa un Paese che ripiomba nel vicolo cieco della recessione, il vertice di governo a Palazzo Chigi certifica la paralisi.

Non bastano ventiquattr’ore di riunioni e due summit con il presidente del Consiglio a sciogliere i nodi. C’è Conte, appunto, assieme ai ministri 5stelle Toninelli e Fraccaro, e ai viceministri dell’Economia Garavaglia e Castelli, oltre al plenipotenziario del Carroccio Giorgetti. Il braccio destro di Matteo Salvini è infuriato, subisce lo stop alla “tassa piatta&rdq…
Niente flat tax nel Def, costerebbe decine di miliardi e i mercati ci sbranerebbero». La doccia fredda arriva dalla Cina. Il ministro dell’Economia Giovanni Tria al telefono lascia di stucco Giuseppe Conte. Stronca la richiesta di Giancarlo Giorgetti, che a nome della Lega ha appena chiesto di inserire nel Documento di economia e finanza il provvedimento bandiera da sventolare in campagna elettorale. E così, nel giorno in cui Confindustria fotografa un Paese che ripiomba nel vicolo cieco della recessione, il vertice di governo a Palazzo Chigi certifica la paralisi.

Non bastano ventiquattr’ore di riunioni e due summit con il presidente del Consiglio a sciogliere i nodi. C’è Conte, appunto, assieme ai ministri 5stelle Toninelli e Fraccaro, e ai viceministri dell’Economia Garavaglia e Castelli, oltre al plenipotenziario del Carroccio Giorgetti. Il braccio destro di Matteo Salvini è infuriato, subisce lo stop alla “tassa piatta” come uno sgarbo. «Avete letto Confindustria? Serve una sveglia all’Economia, altrimenti andiamo a rotoli. E Tria non vuole neanche ascoltare le nostre ragioni?». È la prima volta che la Lega prende le distanze dall’inquilino di via XX Settembre, finora bombardato sempre e solo da Di Maio.

Anziché trovare un accordo sul decreto crescita per dare una risposta alle angosce degli industriali, i soci di maggioranza litigano su tutto. Adesso perfino su una lista di nomine di seconda fascia. In ballo ci sono le poltrone di Sace, Ansaldo energia, Simest e Cdp equity. Il ministro dell’Economia vuole mantenere Beniamino Quintieri, come lui professore ordinario di Economia a Tor Vergata, alla presidenza di Sace. I grillini e i leghisti fanno muro, non tollerano veti. E per colpire il responsabile del Tesoro il Movimento alza il tiro contro Claudia Bugno, consigliere economico del ministro, giudicata un ostacolo alle mire grilline.

L’unico punto su cui sono d’accordo gialli e verdi è quello di trasformare il prossimo Def in un guscio vuoto. Luigi Di Maio e Matteo Salvini ordinano agli emissari di far inserire nel documento soltanto il dato della crescita tendenziale, non quello programmatico. Significa confermare il dato della crescita contenuto nella manovra 2019: uno strabiliante e fantomatico 1 per cento, quando per Confindustria e il resto del mondo l’Italia è già in recessione. Si tratta dell’ennesimo escamotage di Palazzo Chigi, perché mettere invece nero su bianco il “programmatico” certificherebbe lo stallo dell’economia e imporrebbe una manovra correttiva perfino prima delle Europee. Proprio quello i due vicepremier non possono permettersi. Tutti d’accordo invece, nel chiuso di Palazzo Chigi, per correre ai ripari sui conti solo dopo il 26 maggio, ancora meglio se a settembre.

Per ora la priorità è limitare i danni. Nel vertice che congela il decreto crescita, il premier riesce a portare a casa almeno il dl sblocca-cantieri, approvato la scorsa settimane con la formula vaga del “salvo intese”. Viene archiviata la proposta di Salvini di un commissario unico nazionale per le grandi opere: la spunta Conte imponendo una cabina di regia che sarà insediata a Palazzo Chigi per coordinare i singoli cantieri. Viene invece rimesso al Parlamento il nodo dell’edilizia privata che continua a dividere i due alleati.

È un infinito rinvio dei dossier più delicati, che crea un clima di totale immobilismo. E l’imminente campagna per le Europee finisce per moltiplicare i terreni di scontro. A rischiare, come stava già per accadere con la manovra di fine anno, è ancora una volta Tria. Il vicepremier Di Maio avrebbe fatto sapere a Conte che il licenziamento sarà inevitabile, dopo il 26 maggio. Il pallino adesso è nelle mani della Lega. Se anche Salvini e Giorgetti dovessero abbandonarlo, il destino del ministro sarebbe segnato.