ROMA - Irritati per "l'indebita interferenza" della presidente del Senato, sulla commissione banche i 5S non arretrano di un millimetro. Pronti allo scontro istituzionale, se sarà necessario. Nell'indifferenza dei leghisti, che non intendono ostacolare la partita cara agli alleati, ma neppure restarne invischiati.
L'altro ieri il capo dello Stato ha promulgato la legge istitutiva, sebbene accompagnata da una serie di avvertimenti: quindi la bicamerale d'inchiesta si farà. E a guidarla sarà Gianluigi Paragone, il giornalista eletto a palazzo Madama che il Movimento ha sempre voluto in quel ruolo.
Maria Elisabetta Alberti Casellati non potrà farci nulla, con buona pace dei paletti fissati ieri in un'intervista a Repubblica: "Mi sembra opportuno - aveva esortato - che i componenti della commissione siano scelti tra esperti del settore che con la loro sensibilità politica e giuridica sappiano affrontare con equilibrio…
L'altro ieri il capo dello Stato ha promulgato la legge istitutiva, sebbene accompagnata da una serie di avvertimenti: quindi la bicamerale d'inchiesta si farà. E a guidarla sarà Gianluigi Paragone, il giornalista eletto a palazzo Madama che il Movimento ha sempre voluto in quel ruolo.
Maria Elisabetta Alberti Casellati non potrà farci nulla, con buona pace dei paletti fissati ieri in un'intervista a Repubblica: "Mi sembra opportuno - aveva esortato - che i componenti della commissione siano scelti tra esperti del settore che con la loro sensibilità politica e giuridica sappiano affrontare con equilibrio…
ROMA - Irritati per "l'indebita interferenza" della presidente del Senato, sulla commissione banche i 5S non arretrano di un millimetro. Pronti allo scontro istituzionale, se sarà necessario. Nell'indifferenza dei leghisti, che non intendono ostacolare la partita cara agli alleati, ma neppure restarne invischiati.
L'altro ieri il capo dello Stato ha promulgato la legge istitutiva, sebbene accompagnata da una serie di avvertimenti: quindi la bicamerale d'inchiesta si farà. E a guidarla sarà Gianluigi Paragone, il giornalista eletto a palazzo Madama che il Movimento ha sempre voluto in quel ruolo.
Maria Elisabetta Alberti Casellati non potrà farci nulla, con buona pace dei paletti fissati ieri in un'intervista a Repubblica: "Mi sembra opportuno - aveva esortato - che i componenti della commissione siano scelti tra esperti del settore che con la loro sensibilità politica e giuridica sappiano affrontare con equilibrio un così difficile compito, scongiurando rischi di strumentalizzazione".
Non tocca infatti a lei - sostiene il M5S - selezionare i 40 fra deputati e senatori chiamati a sedere nel nuovo organismo, bensì ai gruppi parlamentari. A Fico e Casellati spetta solo il potere di nominarne 20 ciascuno, sulla base delle indicazioni fornite dai partiti. La loro discrezionalità, per i grillini, è pari a zero.
Tuttavia l'inquilina di palazzo Madama non è una sprovveduta: se nel "condividere la preoccupazione del presidente Mattarella" ha invitato le forze politiche alla cautela, è perché il regolamento del Senato offre margini di manovra. Da far valere qualora le venissero sottoposti nomi privi delle necessarie garanzie di professionalità e imparzialità.
Se dunque il M5S ha fretta di chiudere, magari per utilizzare la commissione banche come una clava in campagna elettorale, sarà meglio che archivi Paragone e cambi cavallo. Anche se è difficile possa diventare operativa prima di fine maggio: la legge è stata appena pubblicata, bisogna aspettare 15 giorni perché entri in vigore, dopodiché i gruppi dovranno depositare l'elenco dei prescelti, ma non c'è una scadenza, potrebbero passare mesi prima che l'iter venga definito. E il braccio di ferro con Casellati certo non aiuta.
Ennesima prova del tiro al bersaglio gialloverde contro le istituzioni indipendenti (Consob, Bankitalia, Bce, per citare le principali) accusate di non aver vigilato sulle truffe ai danni dei risparmiatori. Ora arrivato a uno snodo cruciale.
Mercoledì si discuterà in Senato la mozione presentata da M5S e Lega per chiedere al governo di dire una parola definitiva sulla "proprietà delle riserve auree" di Palazzo Koch e sulle "modalità" per un eventuale rimpatrio di quelle detenute all'estero.
Una battaglia, quella per rivendicare agli italiani gli oltre 90 miliardi in lingotti custoditi da Via Nazionale, inaugurata a inizio anno alla Camera dal leghista Borghi, che gli interventi di Ignazio Visco e Mario Draghi sembravano tuttavia aver disinnescato.
Nessuno dei partecipanti al capitale di Bankitalia, ha infatti ribadito nei giorni scorsi il governatore, può vantare diritti su quelle riserve: lo dicono i trattati Ue. Ed è compito dell'Eurosistema, aveva poi spiegato il capo della Bce, "detenere e gestire le riserve ufficiali in valuta estera degli Stati membri".
Tesi peraltro sostenuta pure dal premier Conte, che proprio in Senato ne aveva escluso l'utilizzo per finanziare lo Stato. Ma la maggioranza non demorde. Decisa a "combattere il sistema", persino a dispetto di Mattarella.
L'altro ieri il capo dello Stato ha promulgato la legge istitutiva, sebbene accompagnata da una serie di avvertimenti: quindi la bicamerale d'inchiesta si farà. E a guidarla sarà Gianluigi Paragone, il giornalista eletto a palazzo Madama che il Movimento ha sempre voluto in quel ruolo.
Maria Elisabetta Alberti Casellati non potrà farci nulla, con buona pace dei paletti fissati ieri in un'intervista a Repubblica: "Mi sembra opportuno - aveva esortato - che i componenti della commissione siano scelti tra esperti del settore che con la loro sensibilità politica e giuridica sappiano affrontare con equilibrio un così difficile compito, scongiurando rischi di strumentalizzazione".
Non tocca infatti a lei - sostiene il M5S - selezionare i 40 fra deputati e senatori chiamati a sedere nel nuovo organismo, bensì ai gruppi parlamentari. A Fico e Casellati spetta solo il potere di nominarne 20 ciascuno, sulla base delle indicazioni fornite dai partiti. La loro discrezionalità, per i grillini, è pari a zero.
Tuttavia l'inquilina di palazzo Madama non è una sprovveduta: se nel "condividere la preoccupazione del presidente Mattarella" ha invitato le forze politiche alla cautela, è perché il regolamento del Senato offre margini di manovra. Da far valere qualora le venissero sottoposti nomi privi delle necessarie garanzie di professionalità e imparzialità.
Se dunque il M5S ha fretta di chiudere, magari per utilizzare la commissione banche come una clava in campagna elettorale, sarà meglio che archivi Paragone e cambi cavallo. Anche se è difficile possa diventare operativa prima di fine maggio: la legge è stata appena pubblicata, bisogna aspettare 15 giorni perché entri in vigore, dopodiché i gruppi dovranno depositare l'elenco dei prescelti, ma non c'è una scadenza, potrebbero passare mesi prima che l'iter venga definito. E il braccio di ferro con Casellati certo non aiuta.
Ennesima prova del tiro al bersaglio gialloverde contro le istituzioni indipendenti (Consob, Bankitalia, Bce, per citare le principali) accusate di non aver vigilato sulle truffe ai danni dei risparmiatori. Ora arrivato a uno snodo cruciale.
Mercoledì si discuterà in Senato la mozione presentata da M5S e Lega per chiedere al governo di dire una parola definitiva sulla "proprietà delle riserve auree" di Palazzo Koch e sulle "modalità" per un eventuale rimpatrio di quelle detenute all'estero.
Una battaglia, quella per rivendicare agli italiani gli oltre 90 miliardi in lingotti custoditi da Via Nazionale, inaugurata a inizio anno alla Camera dal leghista Borghi, che gli interventi di Ignazio Visco e Mario Draghi sembravano tuttavia aver disinnescato.
Nessuno dei partecipanti al capitale di Bankitalia, ha infatti ribadito nei giorni scorsi il governatore, può vantare diritti su quelle riserve: lo dicono i trattati Ue. Ed è compito dell'Eurosistema, aveva poi spiegato il capo della Bce, "detenere e gestire le riserve ufficiali in valuta estera degli Stati membri".
Tesi peraltro sostenuta pure dal premier Conte, che proprio in Senato ne aveva escluso l'utilizzo per finanziare lo Stato. Ma la maggioranza non demorde. Decisa a "combattere il sistema", persino a dispetto di Mattarella.