Radio radicale, spunta l'ipotesi di un matrimonio con la Rai. Ma restano solo poche settimane di tempo
di GOFFREDO DE MARCHIS
Una foto del 1999 di Radio radicale. In studio, con Massimo Bordin, Emma Bonino e Massimo D'Alema
Il direttore Alessio Falconio commenta le voci di una trattativa con il servizio pubblico. Spiega che il problema è avere una proroga dal Mise. Ma che qualche segnale d'ascolto arriva dalla Lega. E anche dai 5Stelle
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Radio Radicale e la Rai, una fusione è possibile? Il direttore Alessio Falconio non chiude la porta a una possibile joint venture. È che i giorni corrono e la scadenza si avvicina. Il 21 maggio finisce la convenzione con il governo per la trasmissione dell'attività istituzionali. A quel punto la radio sarà a secco di denaro e una storia lunga 43 anni potrebbe arrivare al tramonto.
L'emittente che non ha pubblicità, che ha l'archivio più vasto d'Italia (circa 400 mila documenti, 19 mila sedute del Parlamento, 6700 processi, 4400 convegni più i comizi, più le interviste) fa affidamento in queste ore di ansia sul sostegno delle forze politiche. Tutte ma in particolare quelle che contano nella decisione finale. Perché come dice il direttore si perseguono tutte le strade e quella di un rapporto di collaborazione con Viale Mazzini sarebbe più che gradita, in fondo si realizzerebbe un'intesa tra servizi pubblici perchè tale è Radio Radicale. Ma a breve è più realistica una proroga del Mise, non trattative che anche se cominciassero adesso vedrebbero la luce troppo tardi. "Abbiamo tre settimane di tempo per salvare la radio", è l'appello di Falconio.
Il Mise significa Luigi Di Maio ancora più del sottosegretario all'editoria Vito Crimi. C'è una volontà di ascolto da quelle parti? Si muove qualcosa nella Lega, cioè l'alleato di governo dei 5 stelle. Il deputato Giuseppe Basini ha lanciato una raccolta firme di solidarietà e stanno aderendo in tanti, ieri Claudio Borghi che è un nome di peso nel Carroccio.
Marco Pannella nel 2012 in uno dei suoi interventi su Radio radicale
Qualche parlamentare grillino a favore della sopravvivenza di Radio Radicale esiste. La dissidente Paola Nugnes ma anche il sottosegretario Alessio Villarosa e Alberto Airola. "Come al solito - racconta Falconio - abbiamo fatto il giro delle 7 chiese per trovare un aiuto. Ma sappiamo che questo aiuto può venire solo dal rinnovo della convenzione". Comunque queste soluzioni richiedono tempo. E di tempo non ce n'è. Ben venga la Rai, ma oggi l'unica strada è il rinnovo della convenzione. Primo Di Nicola, deputato del Movimento, sembra disegnare una road map proprio in questo senso: "Sono per il salvataggio della radio. Come? Magari prorogando adesso la convenzione di sei mesi. Eppoi verificando quale tipo di rapporto si può sviluppare con la Rai"