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(ansa)

Di Maio cerca la tregua: “Adesso basta litigare o la pagheremo alle urne”

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Dopo i duri scontri in Consiglio dei ministri il vicepremier grillino vuole abbassare i toni. La rissa danneggia il tentativo di rimonta
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Governo diviso, rissa continua, duello tra vicepremier. Questi titoli, storicamente, non hanno mai portato fortuna ai partiti della maggioranza. "Il giochino elettorale ci sta sfuggendo di mano", ha detto Luigi Di Maio ai suoi collaboratori. Il messaggio è passato di chat in chat nel mondo 5 stelle. "La gente al dunque si stufa". La tattica di ribattere colpo su colpo, di marcare stretto l'alleato che vola nei sondaggi potrebbe non pagare.

La linea grillina, dopo il durissimo confronto in consiglio dei ministri con il segretario leghista, è abbassare i toni. Salvini e Di Maio non si sono sentiti al telefono ieri, ma è come se l'avessero fatto concordando dichiarazioni di tregua e di lunga vita all'esecutivo.

Il leader del Movimento mantiene il punto. Su Siri non si torna indietro: la richiesta di dimissioni rimane anche perché nel mondo grillino gira la voce che si aggiungeranno pezzi d'inchiesta compromettenti per il s…
Governo diviso, rissa continua, duello tra vicepremier. Questi titoli, storicamente, non hanno mai portato fortuna ai partiti della maggioranza. "Il giochino elettorale ci sta sfuggendo di mano", ha detto Luigi Di Maio ai suoi collaboratori. Il messaggio è passato di chat in chat nel mondo 5 stelle. "La gente al dunque si stufa". La tattica di ribattere colpo su colpo, di marcare stretto l'alleato che vola nei sondaggi potrebbe non pagare.

La linea grillina, dopo il durissimo confronto in consiglio dei ministri con il segretario leghista, è abbassare i toni. Salvini e Di Maio non si sono sentiti al telefono ieri, ma è come se l'avessero fatto concordando dichiarazioni di tregua e di lunga vita all'esecutivo.

Il leader del Movimento mantiene il punto. Su Siri non si torna indietro: la richiesta di dimissioni rimane anche perché nel mondo grillino gira la voce che si aggiungeranno pezzi d'inchiesta compromettenti per il sottosegretario leghista.

Anche il Salva-Roma non è defunto. Quella che oggi appare una vittoria di Salvini si trasformerà, è la convinzione dei pentastellati, in un boomerang quando il provvedimento arriverà in Parlamento. E sarà divertente vedere il centrodestra diviso, con i forzisti romani e Giorgia Meloni favorevoli al taglio degli interessi e la Lega invece ferma sulla trincea del no. Quindi la voglia di battersi non è passata. Ma è una buona idea essere sempre i primi ad aprire le ostilità? Funziona il corpo a corpo con il ministro dell'Interno?

La preoccupazione ora è che questo clima di incertezza sul futuro del governo, questo vivere sempre agli sgoccioli, possa danneggiare anziché aiutare la rimonta. Insomma, la strategia non funziona alla perfezione anche se un paio di giorni fa, alla Camera, il Movimento ha invitato il capo di un istituto di sondaggi: la crescita del Pd si è fermata, ha detto il manager, se continua così il sorpasso non ci sarà state tranquilli. Questo pericolo perciò si allontana. Resta la corsa prodigiosa della Lega, che cambierà gli equilibri nella maggioranza e porterà come minimo a un rimpasto. Sempre che non ci sia invece la crisi e la caduta di Giuseppe Conte.

Salvini in pubblico resta prudente. Sa come la pensano molti ministri del Carroccio: dopo il 26 maggio bisogna staccare la spina. Ma il leader ha risposto: si resta dentro. E il pressing dei membri del governo si è fermato lì. Come dice un leghista: "Siamo un partito disciplinato, Matteo ha ascoltato lo sfogo, ha comunicato la sua decisione e da quel momento nessuno è più tornato sull'argomento".

È una sospensione del tempo che dura fino alle Europee. Per il momento però è così. Dopo il faccia a faccia in consiglio dei ministri, "ruvido" come lo ha definito il premier, Salvini e Conte ieri non si sono sentiti per chiarirsi. È il segno di un gelo che fatica a sciogliersi.

Eppure il ministro ha accettato la mediazione del presidente del Consiglio sul caso Siri. A malincuore forse, "ma mi risulta - dice Salvini - che il premier non abbia ancora deciso sulle dimissioni. Non ha preconcetti. È già qualcosa".

L'altro caso aperto è il Salva-Roma e l'assalto del Carroccio a Virginia Raggi. Che succederà in Parlamento? "Da parte della Lega - è la versione del vicepremier leghista - non viene un messaggio contro la Capitale. Noi ne facciamo una questione di giustizia con altri comuni. Pur conoscendo la situazione particolare del Campidoglio e della gestione commissariale".

Insomma, sembra che ci sia la disponibilità a considerare lo status particolare del dissesto romano. Il day after dopo il consiglio infuocato di martedì notte è all'insegna della riflessione e soprattutto della convenienza. Ma è difficile escludere nuovi incidenti da qui al 26 maggio.