Europa stanca del muro contro muro e la sinistra può ritornare a sperare
Andrea Bonanni , di ANDREA BONANNILa vittoria socialista a Madrid conferma che le politiche di odio hanno meno presa che in passato. Chi cerca il dialogo viene premiato
Forse è prematuro dedurre, sull'onda dei risultati delle elezioni spagnole, che la sinistra europea abbia portato a termine la lunga traversata del deserto cominciata con la Grande crisi del 2008. I sondaggi del Parlamento europeo sulle prossime elezioni di maggio ci dicono il contrario. Complessivamente il Pse perderà il 5% dei voti (dal 25 al 20%) e 37 seggi rispetto ai risultati già deludenti del 2014. Una tendenza confermata dal fatto che l'estrema sinistra perderà altri sei seggi: risultato a stento compensato dai Verdi, che ne guadagneranno cinque.
Tuttavia dalla Spagna alla Finlandia, dalla Svezia alla Slovacchia, le ultime elezioni nazionali mandano segnali che possono essere considerati incoraggianti e che vengono confermati anche dai sondaggi. Il primo è che l'involuzione, culturale e politica, delle destre lungo l'asse nazionalismo-sovranismo porta un po' dovunque ad una avanzata dei partiti più estremisti, che …
Tuttavia dalla Spagna alla Finlandia, dalla Svezia alla Slovacchia, le ultime elezioni nazionali mandano segnali che possono essere considerati incoraggianti e che vengono confermati anche dai sondaggi. Il primo è che l'involuzione, culturale e politica, delle destre lungo l'asse nazionalismo-sovranismo porta un po' dovunque ad una avanzata dei partiti più estremisti, che …
Forse è prematuro dedurre, sull'onda dei risultati delle elezioni spagnole, che la sinistra europea abbia portato a termine la lunga traversata del deserto cominciata con la Grande crisi del 2008. I sondaggi del Parlamento europeo sulle prossime elezioni di maggio ci dicono il contrario. Complessivamente il Pse perderà il 5% dei voti (dal 25 al 20%) e 37 seggi rispetto ai risultati già deludenti del 2014. Una tendenza confermata dal fatto che l'estrema sinistra perderà altri sei seggi: risultato a stento compensato dai Verdi, che ne guadagneranno cinque.
Tuttavia dalla Spagna alla Finlandia, dalla Svezia alla Slovacchia, le ultime elezioni nazionali mandano segnali che possono essere considerati incoraggianti e che vengono confermati anche dai sondaggi. Il primo è che l'involuzione, culturale e politica, delle destre lungo l'asse nazionalismo-sovranismo porta un po' dovunque ad una avanzata dei partiti più estremisti, che avviene però a discapito delle destre moderate e contagia sempre meno l'elettorato tradizionale della sinistra.
In Spagna la crescita dei neo-franchisti di Vox è avvenuta a discapito del Partito popolare, che stenta ormai a integrare nelle proprie file, come ha fatto per decenni, l'elettorato moderato e liberale e quello più reazionario e nostalgico. Un fenomeno analogo si deduce dai sondaggi sulle elezioni europee, che vedono i due partiti della destra anti-Ue (dove attualmente militano Lega e Cinquestelle) guadagnare complessivamente una trentina di seggi in Parlamento. Ma a spese del Partito Popolare europeo, che ne perde 37. Anche in Gran Bretagna, del resto, se si andasse a votare, il Brexit Party di Nigel Farage farebbe il pieno di voti, ma a scapito dei conservatori, mentre i laburisti di Corbyn sono dati in crescita.
L'altro segnale che arriva dalle elezioni spagnole, e che può essere indicativo di un inizio di evoluzione dell'opinione pubblica europea, è il rifiuto delle politiche di odio e di contrapposizione. La Spagna è andata al voto in un quadro dominato dalla questione catalana, che le varie formazioni di destra, da Vox al Pp a Ciudadanos, hanno cavalcato nel segno del nazionalismo, dell'intransigenza e del muro contro muro. Gli spagnoli, invece, e persino gli stessi catalani, hanno premiato quei partiti che, a cominciare dal Psoe di Pedro Sanchez per finire con l'Erc di Oriol Junqueras, hanno dato indicazione di voler dialogare e trovare una soluzione concordata.
Sono segnali, questi, che cominciano a rimbalzare timidamente in molte capitali europee. Il successo in Slovacchia dell'europeista Caputova contro i sovranisti sia di destra sia di sinistra, dimostra che la deriva della radicalizzazione nazionalista non è inarrestabile. Anche in Finlandia lo sciovinismo dei populisti anti-Ue si è dovuto fermare lasciando, sia pure di poco, la vittoria ai socialdemocratici. E in Francia, secondo la maggior parte dei sondaggi, la marea violenta dei "gilet jaunes" non dovrebbe spingere Marine Le Pen a superare Macron, anche se i due schieramenti sono testa a testa.
Dopo anni in cui la radicalizzazione della politica ha offerto, soprattutto all'estrema destra, pingui dividendi elettorali fagocitando anche una parte del consenso che tradizionalmente andava alla sinistra, oggi si può forse osservare l'inizio di una inversione di tendenza. Là dove la destra ha sbandato verso posizioni più estreme e la sinistra ha invece mantenuto alta la barra dei principi democratici, essa ritrova una centralità sulla scena politica che sembrava perduta.
Come dimostrano i sondaggi su scala europea, tutto questo non basta ancora per parlare di una rimonta generalizzata della sinistra. In molti Paesi, a cominciare dalla Francia, dalla Germania e dalla stessa Italia, socialisti e socialdemocratici hanno ancora molta strada da fare per ritrovare il consenso perso e in alcuni casi si vedono superare anche dai Verdi.
Tuttavia gli stessi sondaggi dicono che la marea della destra sovranista potrebbe raggiungere alle prossime elezioni il suo culmine senza per questo riuscire a scardinare gli equilibri politici del Continente. La maggioranza degli elettori nella Ue continuerà a credere nel progetto europeo e a diffidare dei predicatori di odio e di intolleranza. Sarà un segnale che la sinistra farà bene a cogliere, se vuole proseguire nel percorso di rinascita che è cominciato con le elezioni spagnole.
Tuttavia dalla Spagna alla Finlandia, dalla Svezia alla Slovacchia, le ultime elezioni nazionali mandano segnali che possono essere considerati incoraggianti e che vengono confermati anche dai sondaggi. Il primo è che l'involuzione, culturale e politica, delle destre lungo l'asse nazionalismo-sovranismo porta un po' dovunque ad una avanzata dei partiti più estremisti, che avviene però a discapito delle destre moderate e contagia sempre meno l'elettorato tradizionale della sinistra.
In Spagna la crescita dei neo-franchisti di Vox è avvenuta a discapito del Partito popolare, che stenta ormai a integrare nelle proprie file, come ha fatto per decenni, l'elettorato moderato e liberale e quello più reazionario e nostalgico. Un fenomeno analogo si deduce dai sondaggi sulle elezioni europee, che vedono i due partiti della destra anti-Ue (dove attualmente militano Lega e Cinquestelle) guadagnare complessivamente una trentina di seggi in Parlamento. Ma a spese del Partito Popolare europeo, che ne perde 37. Anche in Gran Bretagna, del resto, se si andasse a votare, il Brexit Party di Nigel Farage farebbe il pieno di voti, ma a scapito dei conservatori, mentre i laburisti di Corbyn sono dati in crescita.
L'altro segnale che arriva dalle elezioni spagnole, e che può essere indicativo di un inizio di evoluzione dell'opinione pubblica europea, è il rifiuto delle politiche di odio e di contrapposizione. La Spagna è andata al voto in un quadro dominato dalla questione catalana, che le varie formazioni di destra, da Vox al Pp a Ciudadanos, hanno cavalcato nel segno del nazionalismo, dell'intransigenza e del muro contro muro. Gli spagnoli, invece, e persino gli stessi catalani, hanno premiato quei partiti che, a cominciare dal Psoe di Pedro Sanchez per finire con l'Erc di Oriol Junqueras, hanno dato indicazione di voler dialogare e trovare una soluzione concordata.
Sono segnali, questi, che cominciano a rimbalzare timidamente in molte capitali europee. Il successo in Slovacchia dell'europeista Caputova contro i sovranisti sia di destra sia di sinistra, dimostra che la deriva della radicalizzazione nazionalista non è inarrestabile. Anche in Finlandia lo sciovinismo dei populisti anti-Ue si è dovuto fermare lasciando, sia pure di poco, la vittoria ai socialdemocratici. E in Francia, secondo la maggior parte dei sondaggi, la marea violenta dei "gilet jaunes" non dovrebbe spingere Marine Le Pen a superare Macron, anche se i due schieramenti sono testa a testa.
Dopo anni in cui la radicalizzazione della politica ha offerto, soprattutto all'estrema destra, pingui dividendi elettorali fagocitando anche una parte del consenso che tradizionalmente andava alla sinistra, oggi si può forse osservare l'inizio di una inversione di tendenza. Là dove la destra ha sbandato verso posizioni più estreme e la sinistra ha invece mantenuto alta la barra dei principi democratici, essa ritrova una centralità sulla scena politica che sembrava perduta.
Come dimostrano i sondaggi su scala europea, tutto questo non basta ancora per parlare di una rimonta generalizzata della sinistra. In molti Paesi, a cominciare dalla Francia, dalla Germania e dalla stessa Italia, socialisti e socialdemocratici hanno ancora molta strada da fare per ritrovare il consenso perso e in alcuni casi si vedono superare anche dai Verdi.
Tuttavia gli stessi sondaggi dicono che la marea della destra sovranista potrebbe raggiungere alle prossime elezioni il suo culmine senza per questo riuscire a scardinare gli equilibri politici del Continente. La maggioranza degli elettori nella Ue continuerà a credere nel progetto europeo e a diffidare dei predicatori di odio e di intolleranza. Sarà un segnale che la sinistra farà bene a cogliere, se vuole proseguire nel percorso di rinascita che è cominciato con le elezioni spagnole.