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Conte avvisa, niente pasticci su Siri. Salvini contro Trenta, lite con i 5S

Il Viminale attacca la Difesa per un tweet sbagliato. Il capo del governo: "Sul leghista nessun voto in cdm"
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Le parole di Matteo Salvini sembrano rassicurare. Si fida ancora di Giuseppe Conte? "Sì". Il governo va avanti? "Noi andiamo avanti". Il ministro dell'Interno lo dice a Prato, davanti a una piazza che fotografa e twitta entusiasta. "Finché le piazze sono così piene - dicono nel quartier generale leghista - il governo va avanti". Non credono ai sondaggi secondo cui la maggior parte degli italiani preferirebbe che il sottosegretario ai Trasporti Armando Siri, indagato per corruzione, si dimettesse come ha chiesto il premier. L'unica cosa che anche il leader leghista è disposto ad ammettere è che l'immagine di un governo che litiga fa male a entrambe le forze che lo compongono.

Il capo del Viminale attacca retroscena e tg. Sottotraccia però continua a far filtrare minacce. Come quella che pende sulla testa di Conte dopo le europee, per la sua presa di posizione netta sul fedelissimo di Salvini. Il premie…
Le parole di Matteo Salvini sembrano rassicurare. Si fida ancora di Giuseppe Conte? "Sì". Il governo va avanti? "Noi andiamo avanti". Il ministro dell'Interno lo dice a Prato, davanti a una piazza che fotografa e twitta entusiasta. "Finché le piazze sono così piene - dicono nel quartier generale leghista - il governo va avanti". Non credono ai sondaggi secondo cui la maggior parte degli italiani preferirebbe che il sottosegretario ai Trasporti Armando Siri, indagato per corruzione, si dimettesse come ha chiesto il premier. L'unica cosa che anche il leader leghista è disposto ad ammettere è che l'immagine di un governo che litiga fa male a entrambe le forze che lo compongono.

Il capo del Viminale attacca retroscena e tg. Sottotraccia però continua a far filtrare minacce. Come quella che pende sulla testa di Conte dopo le europee, per la sua presa di posizione netta sul fedelissimo di Salvini. Il premier però non cambia idea: "Se in Consiglio dei ministri faranno qualche pagliacciata, è pronto a tutto", dicono a Palazzo Chigi. Non evocano dimissioni né rotture improvvise. Ognuno dei contraenti lascia all'altro l'onere della catastrofe. Conte però ne fa una questione di rispetto delle istituzioni: l'azione di un sottosegretario ricade sul premier. È il presidente del Consiglio a nominarlo e a esserne responsabile. "Mi aspettavo un maggior senso dello Stato da parte di Siri", ha detto ai suoi in queste ore. La resistenza del leghista lo ha sorpreso e irritato. "Il caso Siri non è all'ordine del giorno - ha risposto a San Giovanni Rotondo, in un'intervista pubblica - lo era martedì e lo sarà nel prossimo Consiglio dei ministri". Dove "non ci sarà nessuna conta". Perché in realtà, formalmente, il premier deve accordarsi col ministro competente (in questo caso Danilo Toninelli) e "sentire" il Consiglio dei ministri prima di portare il decreto di revoca al presidente della Repubblica per la firma. Il voto può esserci, ma non è previsto. La grammatica istituzionale prevede il consenso del Consiglio, ma non lo ritiene indispensabile. E se pure i ministri leghisti diranno: "Noi non siamo d'accordo". Conte ribatterà: "Ho già comunicato la mia decisione". "Se Siri non sarà dimissionario - dicono ai vertici dei 5 stelle - sarà comunque dimissionato".

Così ieri a essere presa di mira è stata la ministra della Difesa Elisabetta Trenta. Dall'account Twitter del ministero era partito un tweet che lodava la Marina per il salvataggio di alcuni pescherecci italiani nel mirino di motovedette libiche. La notizia era infondata. Il cinguettio viene cancellato. Ma basta questo per far diffondere dal Viminale un attacco: "Anziché chiedere alla "sua" Marina, Elisabetta Trenta si basa sulle agenzie di stampa e poi è costretta a rettificare. Non è informata e non approfondisce: preferisce polemizzare. Faccia il ministro della Difesa. Le forze armate meritano molto di più". Il Movimento insorge sul blog: "Sorpassata la linea rossa. Usare un'istituzione come il Viminale per muovere un attacco a fini elettorali era qualcosa a cui non eravamo abituati". E il vicepremier M5S Luigi Di Maio, dalla Sardegna: "Attaccano la ministra per coprire il caso Siri. Basterebbe farlo dimettere".