Governo, Salvini va verso la sconfitta su Siri. Ma per rompere rilancia la flat tax
Tommaso Ciriaco , Carmelo Lopapa , di TOMMASO CIRIACO E CARMELO LOPAPAIl voto nel Consiglio dei ministri è improbabile. E comunque i ministri grillini sono in maggioranza. Ma Di Maio si chiede: “Che c'è dietro? Perchè la Lega non scarica il sottosegretario indagato?”
La cacciata di Armando Siri, quella non potrà impedirla. E per Matteo Salvini sarà la prima, vera sconfitta politica in 342 giorni di governo gialloverde. Ma la ritorsione è già pronta, confezionata in due parole: flat tax. Il faldone sulla tassa piatta per famiglie e persone fisiche, con tutta la documentazione e l'ipotetica copertura finanziaria, è stato depositato dai sottosegretari economici Garavaglia e Bitonci al ministero per l'Economia già 15 giorni fa. Il colpo, insomma, è in canna. Se gli alleati non permetteranno di vararla subito e alle sue condizioni, il leader della Lega è deciso stavolta ad andare a fondo, su una "cosa concreta" come piace a lui. E, se occorrerà, a mandare a casa Giuseppe Conte.
"Prima di parlare della revoca di Siri - fa sapere ai suoi il leader leghista tra un comizio e l'altro in Lombardia - dovranno spiegarmi in Consiglio dei ministri perché stanno osta…
"Prima di parlare della revoca di Siri - fa sapere ai suoi il leader leghista tra un comizio e l'altro in Lombardia - dovranno spiegarmi in Consiglio dei ministri perché stanno osta…
La cacciata di Armando Siri, quella non potrà impedirla. E per Matteo Salvini sarà la prima, vera sconfitta politica in 342 giorni di governo gialloverde. Ma la ritorsione è già pronta, confezionata in due parole: flat tax. Il faldone sulla tassa piatta per famiglie e persone fisiche, con tutta la documentazione e l'ipotetica copertura finanziaria, è stato depositato dai sottosegretari economici Garavaglia e Bitonci al ministero per l'Economia già 15 giorni fa. Il colpo, insomma, è in canna. Se gli alleati non permetteranno di vararla subito e alle sue condizioni, il leader della Lega è deciso stavolta ad andare a fondo, su una "cosa concreta" come piace a lui. E, se occorrerà, a mandare a casa Giuseppe Conte.
"Prima di parlare della revoca di Siri - fa sapere ai suoi il leader leghista tra un comizio e l'altro in Lombardia - dovranno spiegarmi in Consiglio dei ministri perché stanno ostacolando le nostre proposte contenute nel contratto". Riforma fiscale, ma anche autonomie e sblocca cantieri. L'appuntamento è per le 9,45. Il premier Giuseppe Conte si presenterà con la proposta di revoca del sottosegretario leghista sotto indagine per corruzione, ma proporrà di non votare sul decreto. Si limiterà ad acquisire i pareri dei ministri.
Esito scontato: gli 8 dei Cinque stelle guidati da Luigi Di Maio si esprimeranno col pollice verso. I sei leghisti contro la revoca del loro uomo. Mancheranno all'appello i responsabili degli Esteri e dell'Economia, Enzo Moavero Milanesi e Giovanni Tria, impegnati in missione all'estero. Anche il capo 5S ha escluso una conta. "Se la pretendesse la Lega - ha minacciato - allora da questo momento in poi voteremmo su tutto".
Ma Salvini non la pretende. Arriverà solo questa mattina a Roma, in tempo (forse) per l'inizio del Consiglio dei ministri. Prima di entrare in sala, un faccia a faccia con Giancarlo Giorgetti, il sottosegretario che fino a ieri ha tenuto i contatti con il premier, unico leghista a farlo. Da almeno una settimana, infatti, proprio sul caso Siri, è calato il gelo tra il ministro dell'Interno e il presidente del Consiglio, accusato di lavorare per conto di Di Maio.
"Qui non si tratta di imitare Berlusconi, ma con l'espulsione del sottosegretario - ha fatto presente Giorgetti al premier - create un pericoloso precedente, proprio sul piano giuridico". E poi, rincarerà questa mattina Salvini in cdm, "vi state assumendo una pesante responsabilità politica". Perché il capo del Viminale a Palazzo Chigi prenderà la parola subito dopo Conte in difesa del suo uomo finito sotto inchiesta: "Non c'è nulla di concreto e non avete voluto nemmeno aspettare che fosse ascoltato dai magistrati, tanto meno i 15 giorni di tempo che lui aveva proposto prima delle dimissioni". E lo stesso diranno anche gli altri ministri leghisti, uno dopo l'altro, tutti contrari alla revoca.
Quando la parola passerà a Di Maio, pubblica accusa nel "processo" imbastito al primo piano di Palazzo Chigi, la requisitoria sarà senza sconti. Ripeterà, solo in forma un po' più diplomatica, quel che ha anticipato ieri pomeriggio al Guardasigilli Alfonso Bonafede e allo staff della comunicazione, prima della conferenza stampa a Montecitorio usata per cavalcare la sequenza di inchieste che da Nord a Sud hanno coinvolto politici, da Fi al Pd: "Io continuo a non capire perché Matteo si sta facendo male da solo. Perché la Lega non scarica Siri? Perché è così potente, cosa ci sta dietro?"
Proprio dall'ondata giudiziaria delle ultime ore il M5S conta di trarre benefici in termini di consensi. A indurli all'ottimismo sarebbe stato anche un sondaggio citato dallo stesso ministro dello Sviluppo a margine della riunione di ieri. Darebbe la Lega sotto il 30 e il Movimento tra il 23 e il 24%. Se finisse così, con pochi punti di distacco, è il ragionamento del grillino, "Salvini dopo il 26 maggio non potrebbe fare nulla contro il governo".
Ma il clima resta dei peggiori. Salvini non ne fa più mistero, ormai anche davanti alle telecamere: "È evidente che con il M5S ci sia una spaccatura e non solo su Siri - ammette - ma l'ultima cosa di cui hanno bisogno gli italiani è una crisi". La realtà di queste ore, però, racconta altro. Le grandi manovre sono già iniziate. Archiviata la partita del sottosegretario, la sfida finale si giocherà d'ora in poi su quei "provvedimenti concreti" che piacciono tanto alla Lega. A cominciare dalla flat tax, appunto. "Ennesima farsa - attaccano in serata fonti grilline - Cosa porta Salvini in Cdm? Un decreto, senza che il Quirinale ne sappia nulla e senza coperture? È propaganda becera sulle speranze dei cittadini". La crisi resta dietro l'angolo.
"Prima di parlare della revoca di Siri - fa sapere ai suoi il leader leghista tra un comizio e l'altro in Lombardia - dovranno spiegarmi in Consiglio dei ministri perché stanno ostacolando le nostre proposte contenute nel contratto". Riforma fiscale, ma anche autonomie e sblocca cantieri. L'appuntamento è per le 9,45. Il premier Giuseppe Conte si presenterà con la proposta di revoca del sottosegretario leghista sotto indagine per corruzione, ma proporrà di non votare sul decreto. Si limiterà ad acquisire i pareri dei ministri.
Esito scontato: gli 8 dei Cinque stelle guidati da Luigi Di Maio si esprimeranno col pollice verso. I sei leghisti contro la revoca del loro uomo. Mancheranno all'appello i responsabili degli Esteri e dell'Economia, Enzo Moavero Milanesi e Giovanni Tria, impegnati in missione all'estero. Anche il capo 5S ha escluso una conta. "Se la pretendesse la Lega - ha minacciato - allora da questo momento in poi voteremmo su tutto".
Ma Salvini non la pretende. Arriverà solo questa mattina a Roma, in tempo (forse) per l'inizio del Consiglio dei ministri. Prima di entrare in sala, un faccia a faccia con Giancarlo Giorgetti, il sottosegretario che fino a ieri ha tenuto i contatti con il premier, unico leghista a farlo. Da almeno una settimana, infatti, proprio sul caso Siri, è calato il gelo tra il ministro dell'Interno e il presidente del Consiglio, accusato di lavorare per conto di Di Maio.
"Qui non si tratta di imitare Berlusconi, ma con l'espulsione del sottosegretario - ha fatto presente Giorgetti al premier - create un pericoloso precedente, proprio sul piano giuridico". E poi, rincarerà questa mattina Salvini in cdm, "vi state assumendo una pesante responsabilità politica". Perché il capo del Viminale a Palazzo Chigi prenderà la parola subito dopo Conte in difesa del suo uomo finito sotto inchiesta: "Non c'è nulla di concreto e non avete voluto nemmeno aspettare che fosse ascoltato dai magistrati, tanto meno i 15 giorni di tempo che lui aveva proposto prima delle dimissioni". E lo stesso diranno anche gli altri ministri leghisti, uno dopo l'altro, tutti contrari alla revoca.
Quando la parola passerà a Di Maio, pubblica accusa nel "processo" imbastito al primo piano di Palazzo Chigi, la requisitoria sarà senza sconti. Ripeterà, solo in forma un po' più diplomatica, quel che ha anticipato ieri pomeriggio al Guardasigilli Alfonso Bonafede e allo staff della comunicazione, prima della conferenza stampa a Montecitorio usata per cavalcare la sequenza di inchieste che da Nord a Sud hanno coinvolto politici, da Fi al Pd: "Io continuo a non capire perché Matteo si sta facendo male da solo. Perché la Lega non scarica Siri? Perché è così potente, cosa ci sta dietro?"
Proprio dall'ondata giudiziaria delle ultime ore il M5S conta di trarre benefici in termini di consensi. A indurli all'ottimismo sarebbe stato anche un sondaggio citato dallo stesso ministro dello Sviluppo a margine della riunione di ieri. Darebbe la Lega sotto il 30 e il Movimento tra il 23 e il 24%. Se finisse così, con pochi punti di distacco, è il ragionamento del grillino, "Salvini dopo il 26 maggio non potrebbe fare nulla contro il governo".
Ma il clima resta dei peggiori. Salvini non ne fa più mistero, ormai anche davanti alle telecamere: "È evidente che con il M5S ci sia una spaccatura e non solo su Siri - ammette - ma l'ultima cosa di cui hanno bisogno gli italiani è una crisi". La realtà di queste ore, però, racconta altro. Le grandi manovre sono già iniziate. Archiviata la partita del sottosegretario, la sfida finale si giocherà d'ora in poi su quei "provvedimenti concreti" che piacciono tanto alla Lega. A cominciare dalla flat tax, appunto. "Ennesima farsa - attaccano in serata fonti grilline - Cosa porta Salvini in Cdm? Un decreto, senza che il Quirinale ne sappia nulla e senza coperture? È propaganda becera sulle speranze dei cittadini". La crisi resta dietro l'angolo.