Salvini sfonda il 35% nei comuni sotto i 15 mila abitanti ma nei dieci capoluoghi più grandi non è mai primo partito. I dem invece salgono nelle metropoli
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Il Comune più leghista d'Italia si chiama Cavargna, 214 anime tra le valli del comasco. Qui Salvini ha preso alle Europee l'86,79 per cento, tanto che si è sentito in dovere di ringraziare i cittadini di questo minuscolo paese, che l'hanno anche omaggiato con 92 preferenze su 108. Ma Alberto da Giussano miete successi bulgari pure negli altri centri della valle, come l'84,6 per cento di Val Rezzo (163 abitanti) e l'80,89 di San Nazzaro Val Cavargna (297 residenti). L'onda verde dilaga dalle Alpi all'Abruzzo, primo partito in migliaia di comuni. Ma mai nei dieci maggiori capoluoghi di regione.
A Roma, Milano, Torino, Bologna, Genova e Firenze il Pd guida le classifiche, a Napoli, Palermo Bari e Catania il primato tocca, per quanto ammaccati, ai 5Stelle. La città più grande dove Salvini domina è Venezia, undicesima in graduatoria con 262 mila abitanti.
Il Comune più leghista d'Italia si chiama Cavargna, 214 anime tra le valli del comasco. Qui Salvini ha preso alle Europee l'86,79 per cento, tanto che si è sentito in dovere di ringraziare i cittadini di questo minuscolo paese, che l'hanno anche omaggiato con 92 preferenze su 108. Ma Alberto da Giussano miete successi bulgari pure negli altri centri della valle, come l'84,6 per cento di Val Rezzo (163 abitanti) e l'80,89 di San Nazzaro Val Cavargna (297 residenti). L'onda verde dilaga dalle Alpi all'Abruzzo, primo partito in migliaia di comuni. Ma mai nei dieci maggiori capoluoghi di regione.
A Roma, Milano, Torino, Bologna, Genova e Firenze il Pd guida le classifiche, a Napoli, Palermo Bari e Catania il primato tocca, per quanto ammaccati, ai 5Stelle. La città più grande dove Salvini domina è Venezia, undicesima in graduatoria con 262 mila abitanti.
Tendenze opposte
I dati parlano chiaro. "La Lega si impenna oltre il 35 per cento nei comuni sotto i 15 mila residenti, mentre scende di 10-15 punti nei grandi centri con oltre i 300 mila abitanti" spiega Marco Valbruzzi, coordinatore dell'Istituto Cattaneo. Al contrario "il Pd cresce, sia pure meno vistosamente, a partire dalle città con oltre centomila abitanti". I grillini invece hanno un andamento più omogeneo e trasversale, con oscillazioni che non vanno oltre i sei punti percentuali: dal 14,6 per cento dei piccolissimi comuni ad un massimo del 20,9 per cento in quelli con una popolazione tra i 50 e i 100 mila.
Il radicamento metropolitano dei dem era già emerso alle Politiche del 2018, con differenze anche all'interno delle stesse città: percentuali alte nei centri storici e nei quartieri più agiati e risultati nettamente più bassi nelle periferie urbane più degradate. Tanto che c'è chi non ha esitato a definire il Pd "il partito delle Ztl" e in definitiva delle élite. Di certo, secondo Valbruzzi, i democratici "parlano oggi soprattutto alla borghesia metropolitana, al cosiddetto ceto medio riflessivo, mentre la Lega intercetta il sentimento di chi si sente abbandonato dal potere, gli offre garanzie di ascolto".
E che trovi il terreno più fertile nei piccoli centri è un fenomeno confermato, "e anzi accentuato", con l'espansione al centro-sud, sostiene Lorenzo Pregliasco, docente di Scienze politiche e analista di Youtrend. "Alle Politiche 2018 il Carroccio aveva il 22,8 per cento nei comuni sotto i 5mila abitanti e scendeva sotto l'11,5 in quelli oltre i 300mila. Ora prende rispettivamente il 41 e il 24 per cento".
Si può dire che la Lega di Salvini "mantiene le caratteristiche della Lega di Bossi, che era radicata nelle valli, nell'area pedemontana del nord-ovest, in Veneto e Friuli, lontana dai grandi centri industriali" ricorda Fabio Bordignon, analista di Demos e politologo dell'università di Urbino. Insomma un partito della periferia sociale d'Europa, "esattamente come lo sono il Rassemblement National di Marine Le Pen e il Brexit Party di Nigel Farage" dice Bordignon, rammentando come il sì alla Brexit abbia trionfato "quasi ovunque in Inghilterra ma non a Londra".
Reddito e istruzione
Ma bisogna stare attenti a semplificare troppo. Affermare che il Capitano raccoglie consensi solo nelle fasce sociali meno abbienti e meno istruite non corrisponde al vero. Secondo gli Istant Poll di Youtrend per Sky infatti alle Europee i voti leghisti crescono via via che sale anche il titolo di studio. "Quando prendi il 34 per cento è ovvio che peschi un po' ovunque, non sei più un partito di nicchia" osserva Pregliasco. Quanto al Pd addirittura raddoppia quando si passa dalla licenza media ai laureati, mentre i grillini hanno il loro picco tra i diplomati.
Certo il reddito un ruolo lo gioca. Se torniamo nel comasco guarda caso Cavargna e Val Rezzo, i paesi del trionfo verde, sono anche due dei comuni più poveri d'Italia, con un reddito medio pro capite che oscilla tra 5.400 e i seimila euro l'anno (anche se il dato è influenzato dalla presenza di molti lavoratori transfrontalieri). E alle politiche del 2018 nei paesi più ricchi della Lombardia, Basiglio e Cusago, il Pd era attorno al 21 per cento. A Roma viaggiava al 28 per cento nei quartieri bene (Parioli, Trieste, centro) e scendeva sotto il 18 in quelli più popolari (Tiburtino, Prenestino, Torre Angela). Con una perdita di consensi notevole tra i dipendenti pubblici, fino ad allora tradizionale bacino di voti del centrosinistra.