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(ansa)

Chiarezza dal governo, il richiamo del Colle

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Le tensioni finanziarie e le scadenze dei prossimi mesi richiedono scelte definite. Per questo il Quirinale vuole che la maggioranza spieghi se gli equilibri nell'esecutivo sono cambiati
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ROMA - Nelle prossime settimane e nei prossimi mesi all'Italia toccherà affrontare una serie di impegni e scadenze delicatissime. E il governo deve essere in condizione di trattarle nella pienezza dei suoi poteri.

Dopo il voto di domenica scorsa, che sta provocando più di uno scossone all'esecutivo guidato da Giuseppe Conte e alla maggioranza gialloverde che lo sostiene, l'allarme è iniziato a risuonare anche al Quirinale. Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ieri ha incontrato il presidente del Consiglio. Non ha invece ancora avuto l'occasione di confrontarsi dettagliatamente con i leader dei due partiti della coalizione governativa, Matteo Salvini e Luigi Di Maio. E quindi di capire la reale portata delle polemiche che si sono scatenate da domenica notte.

Veri e propri scontri, dentro e tra i partiti, che stanno appunto destando una certa preoccupazione. L'intenzione di Mattarella è allora quella di capire fino a che punto si debb…
ROMA - Nelle prossime settimane e nei prossimi mesi all'Italia toccherà affrontare una serie di impegni e scadenze delicatissime. E il governo deve essere in condizione di trattarle nella pienezza dei suoi poteri.

Dopo il voto di domenica scorsa, che sta provocando più di uno scossone all'esecutivo guidato da Giuseppe Conte e alla maggioranza gialloverde che lo sostiene, l'allarme è iniziato a risuonare anche al Quirinale. Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ieri ha incontrato il presidente del Consiglio. Non ha invece ancora avuto l'occasione di confrontarsi dettagliatamente con i leader dei due partiti della coalizione governativa, Matteo Salvini e Luigi Di Maio. E quindi di capire la reale portata delle polemiche che si sono scatenate da domenica notte.

Veri e propri scontri, dentro e tra i partiti, che stanno appunto destando una certa preoccupazione. L'intenzione di Mattarella è allora quella di capire fino a che punto si debba espandere la sua inquietudine. Con una premessa che sul Colle viene utilizzata prima di qualsiasi riflessione riguardante gli effetti del voto europeo. Le elezioni del 26 maggio sono state una consultazione che non produce conseguenze dirette sul governo. Il Parlamento italiano non è cambiato e quindi il Presidente della Repubblica non deve prendere atto di una variazione capace di correggere gli attuali equilibri interni.

Se però questi equilibri hanno subito una modifica a livello politico, perché i rapporti tra le due forze di maggioranza sono cambiati, allora devono essere gli stessi partiti a comunicarlo al Quirinale.

Se questa è la premessa, c'è però anche lo svolgimento. E concerne la necessità che chi guida il Paese, lo possa fare nella pienezza dei suoi poteri e con la serenità di una coalizione ragionevolmente unita. Perché la fase che si sta aprendo e l'agenda che si va definendo non è solo densa, è soprattutto determinante per il futuro prossimo dell'Italia. Replicare allora nei prossimi mesi i litigi, le tensioni e le indecisioni che hanno accompagnato la campagna elettorale causerebbe in primo luogo un danno ai cittadini.

Ieri è arrivata la lettera della Ue che avvia di fatto una sorta di "pre-procedura" di infrazione nei nostri confronti per debito eccessivo. Una missiva in cui si chiede nella sostanza di correre ai ripari con una ponderosa manovra correttiva in tempi stretti. Contemporaneamente a Bruxelles è già partita la contesa per definire l'assetto dei vertici dell'Unione: dalla presidenza della Commissione a quella della Bce.

In questi giorni poi si sono manifestate tensioni piuttosto acute sui mercati finanziari e nello specifico sui nostri titoli di Stato. A settembre le principali agenzie di rating saranno chiamate a esprimere un ulteriore giudizio sul debito pubblico italiano. E nello stesso periodo l'esecutivo dovrà preparare la legge di Bilancio che non si preannuncia certo agile. Anzi, le premesse sono quelle che in genere accompagnano scelte e interventi drammatici.

Ecco, tutti questi fattori impongono che ci sia in primo luogo chiarezza e una squadra in grado di discutere tutti questi argomenti con determinazione e efficacia. Ed è questo l'invito che nella sostanza il Colle sta rivolgendo.

Mattarella non intende però sollecitare alcuna soluzione specifica e non si fa promotore di alcun disegno. Lo ha spiegato ieri anche al premier Conte. Lo ha ascoltato con attenzione quando ha riferito di "credere" nella possibilità di andare avanti e anche quando ha avvertito che "non accetterebbe di rimanere sulla graticola a farsi rosolare".
Proprio per questo, il Capo dello Stato si aspetta rigore dai partiti.

Se la maggioranza ritiene che questo governo possa proseguire il suo lavoro, lo faccia. Se invece uno o entrambi i partner della coalizione avvertissero che non esistono le condizioni per continuare questa esperienza, dovrebbero avere la responsabilità dichiararlo nei tempi e nei modi istituzionalmente previsti. Con l'obiettivo esclusivo di affrontare con ordine tutti i passaggi conseguenti e sempre nella consapevolezza che il Capo dello Stato non coltiva alcun proponimento di favorire un'opzione rispetto ad un'altra.

Il punto centrale e l'allarme scattato al Quirinale riguarda quindi solo la necessità di fronteggiare una delle fasi più delicate del Paese nel migliore contesto possibile. La road map delle istituzioni deve tener conto della fitta Agenda Italia.