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Dagli operai allo shopping la nuova stagione di Arese, sedotta dalla flat tax leghista

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La sindaca vicina al Pd rieletta un anno fa col 64% ma alle Europee il Carroccio è arrivato al 32 e i dem al 30. "Il centro non ha votato"
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Ad Arese puoi girare inutilmente un'ora chiedendo a passanti e negozianti dove sta la fermata del bus per Rho, distanza: 5 chilometri. Chi non lo sa, chi crede di saperlo, chi infine allarga le braccia: "Qua vanno tutti in macchina". Sono ricchi, quindi non prendono l'autobus? Difficile da credere. Arese, 19.368 abitanti nella cintura milanese, è la città dell'Alfa Romeo. O meglio, in passato è sembrato che lo fosse. "La cattedrale dei metalmeccanici si è trasformata nel paradiso dello shopping", scrisse l'Ansa tre anni fa raccontando che là, dove ancora nel 1982 c'erano quasi 20 mila tute blu, stava per aprire il più grande centro commerciale d'Europa. Due sindaci erano già saltati. Sindaci di centrodestra, perché Arese non è mai stata, a dispetto dell'etichetta di città dell'Alfa Romeo, una città davvero operaia. Piuttosto, una enclave del ceto medio-alto …
Ad Arese puoi girare inutilmente un'ora chiedendo a passanti e negozianti dove sta la fermata del bus per Rho, distanza: 5 chilometri. Chi non lo sa, chi crede di saperlo, chi infine allarga le braccia: "Qua vanno tutti in macchina". Sono ricchi, quindi non prendono l'autobus? Difficile da credere. Arese, 19.368 abitanti nella cintura milanese, è la città dell'Alfa Romeo. O meglio, in passato è sembrato che lo fosse. "La cattedrale dei metalmeccanici si è trasformata nel paradiso dello shopping", scrisse l'Ansa tre anni fa raccontando che là, dove ancora nel 1982 c'erano quasi 20 mila tute blu, stava per aprire il più grande centro commerciale d'Europa. Due sindaci erano già saltati. Sindaci di centrodestra, perché Arese non è mai stata, a dispetto dell'etichetta di città dell'Alfa Romeo, una città davvero operaia. Piuttosto, una enclave del ceto medio-alto nell'hinterland milanese. Infatti gli operai delle catene di montaggio vivevano in gran parte nei paesi limitrofi.

Il primo sindaco, Gianluigi Fornaro, era un prodotto di Alleanza nazionale e saltò sul gas: i magistrati lo accusarono di aver intascato una mazzetta ottenuta gonfiando il prezzo del metano distribuito dalla società municipalizzata. Finì agli arresti e patteggiò una condanna a due anni protestandosi incolpevole. Il suo successore, arrivato in seguito al commissariamento, non durò che un paio di mesi. Espressione di una lista civica, il medico Pietro Ravelli aveva fatto la campagna elettorale contro il centro commerciale: si dimise quasi istantaneamente denunciando l'improvvisa implosione della maggioranza, senza dare il via libera all'operazione. Che firmò invece in quattro e quattr'otto il commissario prefettizio prontamente arrivato, il secondo in nemmeno due anni.

Un pregresso turbolento, non c'è che dire. Ma neppure questo spiega il sorpasso leghista ai danni del Partito democratico che si è consumato pure in una città da ben sei anni governata da una lista civica di centrosinistra. Senza patemi apparenti. Le strade pulite, le case eleganti, le siepi potate, lo scarso traffico ordinato: potrebbe essere una cittadina svizzera. Anche per il tenore di vita. La dichiarazione fiscale media di Arese era nel 2016 di 34.165 euro, il 63 per cento più della media nazionale che si collocava sotto i 21 mila euro. Nella classifica dei comuni più ricchi d'Italia occupava la posizione numero nove. Ed è così praticamente da sempre. Anche nel 2005, quando dalla catena di montaggio dell'Alfa uscì l'ultima vettura, il reddito di Arese era del 68 per cento superiore alla media nazionale. Sarà allora per la paura dell'immigrazione che il 32,56 per cento degli aresini ha votato alle europee per la Lega, contro il 30,24 per cento dei consensi ai dem? Macché.

"Gli immigrati sono nettamente al di sotto della media dell'area metropolitana. E non si può certamente dire che ad Arese ci sia una sacca di malessere sociale", esordisce la sindaca Michela Palestra, sostenuta dal Pd e riconfermata giusto un anno fa al primo turno con quasi il 64 per cento, otto punti in più di cinque anni prima. Il suo avversario leghista Vittorio Turconi, imprenditore della sicurezza e titolare di un'agenzia investigativa che si occupa anche di indagini industriali e commerciali, si è dovuto accontentare del 26 per cento, con il 18,83 di voti del suo partito. Matteo Salvini in persona era venuto per aiutarlo a strappare il municipio al centrosinistra. Ma neppure questo è servito a battere la sindaca uscente, se non a moltiplicare quasi per quattro i consensi.

Alle comunali di un anno fa si era verificato una specie di miracolo a sinistra. Il Pd aveva incassato il 41,79 per cento dei voti, dieci punti più di cinque anni prima e nemmeno tre mesi dopo il deludente esito delle politiche. E comunque, pur facendo la tara a quel risultato miracoloso considerando che le elezioni amministrative quasi mai seguono dinamiche simili a quelle delle consultazioni nazionali, alle regionali del 4 marzo 2018 che si erano tenute in concomitanza con le politiche il voto di Arese dava ancora il Pd in testa con il 22,44 per cento contro il 21,49 della Lega. Un anno più tardi ecco il sorpasso inaspettato.

Dice Michela Palestra: "In questo voto si avverte senza dubbio un sentimento antieuropeo. Va poi considerato che ad Arese ci sono molte partite Iva, imprese piccole e medie. Tutti soggetti ai quali certamente la flat tax proposta da Salvini non potrebbe che far piacere. Ma la verità è che qui è sparito il centro cattolico, e già un anno fa era evidentissima la polarizzazione fra Lega e Pd".

Turconi, il suo sfidante che oggi è capogruppo leghista in consiglio comunale, offre invece una chiave di lettura diversa. "Semplicemente gli elettori di centro non sono andati a votare. E la crescita della Lega è la conseguenza dell'effetto Salvini, che è indipendente dalle condizioni economiche e sociali. La dimostrazione è che l'abbiamo avvertito anche in una città come questa che di problemi non ne ha".

Spiegazione che sembrerebbe confermare la tesi del politologo Ilvo Diamanti, secondo cui stiamo assistendo a una rivolta "delle periferie del potere contro il centro". E la conferma è nei dati che dimostrano come la crescita più impetuosa della Lega non sia nelle città ma nei paesi e nelle comunità più piccole e isolate. Dal Sud come al Nord, Matteo Salvini è visto come il leader del riscatto delle periferie del potere. Anche se a molti non piace, comunque lo votano.

"Salvini? È uno tosto, ci sa fare. Va giù dritto", è l'unico commento sul risultato delle elezioni di un passeggero dell'autobus che da Arese porta a Garbagnate, un'appendice decisamente più modesta della stessa area urbana nella quale i confini fra un Comune e l'altro si distinguono solo dall'abbigliamento dei pedoni, le dimensioni delle auto, la cura delle aiuole, il decoro delle palazzine. Ma quando capita di affrontare con chi l'ha votato il discorso sul presunto futuro cambiamento, la direzione non è chiara. Solo una cosa è certa. Dal grande cambiamento già consumato, ossia il passaggio dalla grande fabbrica di automobili al centro commerciale voluto da Marco Brunelli, il novantunenne fondatore delle catene Esselunga e Gs e patron del gruppo Finiper, non si torna indietro. Si va ancora avanti, e molto.

Non è un mistero che la Lega sia molto sensibile alle prospettive future legate a quella colossale operazione, consapevole del fatto che una fetta enorme delle risorse pubbliche per la gestione della città arriva da lì. E quindi non vorrebbe giocare da semplice comprimario la prossima partita, che su quel che rimane della vecchia fabbrica di auto si profila forse ancora più impegnativa della precedente. "E pensare", racconta Turconi, "che si era perfino sparsa la voce per cui nell'area dell'ex Alfa volevano mettere un centro d'accoglienza". Voce ovviamente infondata. Intanto è previsto un ulteriore ampliamento del centro commerciale per fare spazio a un magazzino dell'Ikea. Poi c'è in ballo la costruzione di un'avveniristica pista da sci al coperto tipo quella che hanno fatto a Dubai al Mall of the Emitares. Avete capito bene: una pista da sci, e se possibile con tanto di albergo pluristellato. Ma questo con la suggestiva rivolta delle periferie del potere c'entra davvero poco. Con gli interessi, invece, c'entra molto ma molto di più.