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Il ministro dell'Economia Giovanni Tria con il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis (ansa)

La Ue non si fida dell’Italia: “Subito misure antideficit”

L’Eurogruppo freddo con il Tesoro: parte in salita il negoziato tra Roma e Bruxelles per evitare la procedura di infrazione. E per il prossimo anno i partner chiedono garanzie serie contro il debito
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LUSSEMBURGO. Parte l'invocata trattativa con l'Unione, ma è subito stallo. Giovanni Tria non convince i colleghi della moneta unica, che nel chiuso della riunione mensile dell'Eurogruppo ascoltano le sue parole senza entusiasmo. Non tutti vogliono che l'Italia finisca in procedura per debito, molti preferirebbero evitare un pericoloso scontro con un grande Paese ma ci sarà poco da fare se i gialloverdi non metteranno i soldi sul tavolo. E il tempo stringe, visto che per evitare il commissariamento un accordo dovrà essere trovato entro il prossimo, decisivo, Eurogruppo del 9 luglio.

Dieci giorni fa la Commissione Ue ha proposto l'avvio della procedura sul debito italiano, trovando il primo ok dei governi nei giorni successivi. Ieri nel Lussemburgo il confronto politico che ha segnato l'avvio del negoziato per cercare di scongiurarla. Il primo passo una fredda bilaterale tra il vice di Juncker, Valdis Dombrovskis, e il ministro Tria. Il lett…
LUSSEMBURGO. Parte l'invocata trattativa con l'Unione, ma è subito stallo. Giovanni Tria non convince i colleghi della moneta unica, che nel chiuso della riunione mensile dell'Eurogruppo ascoltano le sue parole senza entusiasmo. Non tutti vogliono che l'Italia finisca in procedura per debito, molti preferirebbero evitare un pericoloso scontro con un grande Paese ma ci sarà poco da fare se i gialloverdi non metteranno i soldi sul tavolo. E il tempo stringe, visto che per evitare il commissariamento un accordo dovrà essere trovato entro il prossimo, decisivo, Eurogruppo del 9 luglio.

Dieci giorni fa la Commissione Ue ha proposto l'avvio della procedura sul debito italiano, trovando il primo ok dei governi nei giorni successivi. Ieri nel Lussemburgo il confronto politico che ha segnato l'avvio del negoziato per cercare di scongiurarla. Il primo passo una fredda bilaterale tra il vice di Juncker, Valdis Dombrovskis, e il ministro Tria. Il lettone è tornato a chiedere "aggiustamenti considerevoli", "una correzione sostanziale del bilancio per quest'anno e per il 2020". Il ministro italiano, ancora una volta tra l'incudine europea e il martello gialloverde, ha ribadito che "non serve nessuna manovra correttiva" in quanto i dati del governo dimostrano che l'obiettivo chiesto da Bruxelles verrà automaticamente raggiunto entro fine anno. Ma non basta.

In sostanza, l'Italia non rispetta le regole che impongono la riduzione del debito dal 2018, anno in cui Lega e M5S si sono rifiutati di correggere i conti. Ora il buco è certificato e si espanderà nel 2019 e nel 2020, anno in cui senza interventi il debito sfonderà il 135% del Pil e il deficit deborderà al 3,5%, ben oltre il tetto di Maastricht. Per chiudere un occhio sulle violazioni 2018, gli europei chiedono di sistemare i conti del 2019 con una manovra bis di almeno 3-4 miliardi e di dare garanzie che l'Italia eviterà sbandate nel 2020. Tria afferma che i soldi ci saranno a fine anno, ma per ora non verranno messi sul piatto con una manovra impedita da Salvini e Di Maio. Gli europei però non si fidano più dei gialloverdi.

La posta in palio è massima, come spiegava ieri anche il Fondo monetario internazionale: "I paesi con un alto debito sono un rischio per la zona euro". E allora ecco che nel sinistro silenzio dei falchi del nord Europa, anche i dialoganti, come il presidente dell'Eurogruppo Mario Centeno, ricordavano che un accordo per evitare lo shock di una procedura a carico dell'Italia è possibile, ma non gratis: "È importante, anche per la stabilità della moneta unica, che l'Italia chiarisca le scelte politiche per conformarsi al Patto di stabilità".

Identico concetto dal ministro francese Le Maire (altro trattativista), per il quale "sarebbe saggio che l'Italia afferrasse la mano tesa della Commissione prendendo misure appropriate". Idem il tedesco Olaf Scholz, socialdemocratico favorevole al compromesso. E infine la Spagna, terzo Paese pronto ad aiutarci: "È bene che ci sia un dialogo costruttivo e che le autorità italiane agiscano in modo responsabile", affermava la ministra Nadia Calvino.

Insomma, in Europa si aspetta che al di là della fantomatica "autocorrezione" dei conti il governo finalmente metta sul tavolo qualcosa di tangibile e dia garanzie serie sul 2020, altrimenti si finisce nel burrone. Oggi Tria incontrerà il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici, altra colomba. Poi toccherà al premier Conte, a margine del summit europeo della prossima settimana, confrontarsi con Juncker e i partner a Bruxelles. Ma il nove luglio è vicino e in caso di procedura la prima cosa che l'Europa chiederà all'Italia - pena sanzioni pesantissime - sarà proprio la manovra bis che ora il governo si rifiuta di mettere in campo. E poi una serie di rigidi target di rientro annuali che ci metteranno sotto tutela Ue almeno fino al 2024.