Onorevoli grillini: quelle restituzioni ferme da mesi
Emanuele Lauria , Annalisa Cuzzocrea , di ANNALISA CUZZOCREA E EMANUELE LAURIADimenticate le eccedenze degli stipendi. E i soldi potrebbero finire a Rousseau. Tra i ritardatari i ministri Toninelli e Lezzi
La grande paura è che la legislatura finisca presto e che quindi, i soldi, convenga tenerseli da parte. Il grande sospetto è invece che il famoso conto intermedio nato per le restituzioni del Movimento 5 stelle, quello in cui i parlamentari versano l’eccedenza dei loro stipendi, si stia ingrossando per foraggiare ancora una volta l’Associazione Rousseau. E non i fondi votati dagli iscritti sul blog. Tanto che, da mesi, quasi la metà dei parlamentari M5S ha smesso di restituire.
Al primo fondo, per il contrasto della povertà educativa infantile, sono andati 970mila euro delle passate restituzioni. Ma altri 590mila, dovevano andare a un fondo per il diritto al lavoro dei disabili. E 440mila a quello contro la violenza sulle donne. Non pervenuti perché quei fondi non sono attivi. Non c’è ancora un codice iban cui versare, almeno a quanto trapela dai direttivi di Camera e Senato. Che assicurano: è un problema che si risol…
Al primo fondo, per il contrasto della povertà educativa infantile, sono andati 970mila euro delle passate restituzioni. Ma altri 590mila, dovevano andare a un fondo per il diritto al lavoro dei disabili. E 440mila a quello contro la violenza sulle donne. Non pervenuti perché quei fondi non sono attivi. Non c’è ancora un codice iban cui versare, almeno a quanto trapela dai direttivi di Camera e Senato. Che assicurano: è un problema che si risol…
La grande paura è che la legislatura finisca presto e che quindi, i soldi, convenga tenerseli da parte. Il grande sospetto è invece che il famoso conto intermedio nato per le restituzioni del Movimento 5 stelle, quello in cui i parlamentari versano l’eccedenza dei loro stipendi, si stia ingrossando per foraggiare ancora una volta l’Associazione Rousseau. E non i fondi votati dagli iscritti sul blog. Tanto che, da mesi, quasi la metà dei parlamentari M5S ha smesso di restituire.
Al primo fondo, per il contrasto della povertà educativa infantile, sono andati 970mila euro delle passate restituzioni. Ma altri 590mila, dovevano andare a un fondo per il diritto al lavoro dei disabili. E 440mila a quello contro la violenza sulle donne. Non pervenuti perché quei fondi non sono attivi. Non c’è ancora un codice iban cui versare, almeno a quanto trapela dai direttivi di Camera e Senato. Che assicurano: è un problema che si risolverà presto. Ma non riescono a fermare i sospetti di molti deputati e senatori, già indispettiti per il fatto che, secondo il regolamento varato mesi fa, i fondi residui che rimarranno sul conto del comitato per le restituzioni andranno, al momento dello scioglimento, all’associazione Rousseau presieduta da Davide Casaleggio. E quando è previsto lo scioglimento del comitato? Entro 90 giorni dalla fine della legislatura. Se si interrompesse bruscamente, dicono i parlamentari più riottosi, ci sarebbero altri soldi per la già nutrita cassaforte M5S (cui vanno già obbligatoriamente 300 euro al mese per ogni deputato, senatore, membro del Parlamento europeo o consigliere regionale). Senza contare gli interessi già maturati sul conto milanese della Banca Profilo di via Cerva, che fa capo al fondo Sator di Matteo Arpe.
Che sia per questo o per altri motivi, fatto sta che 155 parlamentari dei 326 M5S in Parlamento sono in ritardo con i pagamenti. Entro il 10 maggio avrebbero dovuto contabilizzare le restituzioni di gennaio e febbraio, ma oltre la metà non l’ha fatto. La maglia nera — come si può vedere dal sito Tirendiconto — ce l’hanno il senatore Alfonso Ciampolillo, il collega di Palazzo Madama Sergio Puglia e la deputata Francesca Troiano, che non effettuano versamenti da luglio. Dopo di loro, alla Camera, il più ritardatario è l’attore Nicola Acunzo (non versa da agosto) insieme a Flora Frate. Ma sono indietro anche sottosegretari come quello agli Esteri Manlio Di Stefano e ministri come Danilo Toninelli, fermi a ottobre. E anche Riccardo Fraccaro, Vito Crimi, Barbara Lezzi, che al 10 maggio — com’era previsto — non hanno ancora contabilizzato gennaio e febbraio.
Il sistema è complicato: prevede la restituzione (oltre ai 300 euro per Rousseau) di almeno 2mila euro di indennità, più quello che non si spende per gli eventi ufficiali M5S e per l’esercizio del mandato. Alcuni si metteranno in regola all’ultimo momento (entro il 31 luglio bisognerebbe versare quanto dovuto per marzo, aprile e maggio), ma quacosa si è chiaramente inceppato. Mettendo in allarme i direttivi di Camera e Senato e i vertici del Movimento. C’è un problema di fiducia: non esattamente una cosa da poco, quando si hanno per le mani milioni di euro.
Al primo fondo, per il contrasto della povertà educativa infantile, sono andati 970mila euro delle passate restituzioni. Ma altri 590mila, dovevano andare a un fondo per il diritto al lavoro dei disabili. E 440mila a quello contro la violenza sulle donne. Non pervenuti perché quei fondi non sono attivi. Non c’è ancora un codice iban cui versare, almeno a quanto trapela dai direttivi di Camera e Senato. Che assicurano: è un problema che si risolverà presto. Ma non riescono a fermare i sospetti di molti deputati e senatori, già indispettiti per il fatto che, secondo il regolamento varato mesi fa, i fondi residui che rimarranno sul conto del comitato per le restituzioni andranno, al momento dello scioglimento, all’associazione Rousseau presieduta da Davide Casaleggio. E quando è previsto lo scioglimento del comitato? Entro 90 giorni dalla fine della legislatura. Se si interrompesse bruscamente, dicono i parlamentari più riottosi, ci sarebbero altri soldi per la già nutrita cassaforte M5S (cui vanno già obbligatoriamente 300 euro al mese per ogni deputato, senatore, membro del Parlamento europeo o consigliere regionale). Senza contare gli interessi già maturati sul conto milanese della Banca Profilo di via Cerva, che fa capo al fondo Sator di Matteo Arpe.
Che sia per questo o per altri motivi, fatto sta che 155 parlamentari dei 326 M5S in Parlamento sono in ritardo con i pagamenti. Entro il 10 maggio avrebbero dovuto contabilizzare le restituzioni di gennaio e febbraio, ma oltre la metà non l’ha fatto. La maglia nera — come si può vedere dal sito Tirendiconto — ce l’hanno il senatore Alfonso Ciampolillo, il collega di Palazzo Madama Sergio Puglia e la deputata Francesca Troiano, che non effettuano versamenti da luglio. Dopo di loro, alla Camera, il più ritardatario è l’attore Nicola Acunzo (non versa da agosto) insieme a Flora Frate. Ma sono indietro anche sottosegretari come quello agli Esteri Manlio Di Stefano e ministri come Danilo Toninelli, fermi a ottobre. E anche Riccardo Fraccaro, Vito Crimi, Barbara Lezzi, che al 10 maggio — com’era previsto — non hanno ancora contabilizzato gennaio e febbraio.
Il sistema è complicato: prevede la restituzione (oltre ai 300 euro per Rousseau) di almeno 2mila euro di indennità, più quello che non si spende per gli eventi ufficiali M5S e per l’esercizio del mandato. Alcuni si metteranno in regola all’ultimo momento (entro il 31 luglio bisognerebbe versare quanto dovuto per marzo, aprile e maggio), ma quacosa si è chiaramente inceppato. Mettendo in allarme i direttivi di Camera e Senato e i vertici del Movimento. C’è un problema di fiducia: non esattamente una cosa da poco, quando si hanno per le mani milioni di euro.