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(agf)

M5S, Alessandro Di Battista torna in campo: “Se si rivota mi candido”. Di Maio in allarme

L’annuncio preoccupa Di Maio che vede insidiato il suo ruolo. Dibba cerca di rassicurarlo e propone di cancellare la regola dei due mandati per i parlamentari.  Ma il capo politico non si fida e legge l'idea come una mossa ostile
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Cosa vuole davvero Alessandro Di Battista? Nel Movimento 5 stelle nessuno, neanche le persone più vicine all'ex deputato, sanno dare una risposta che non sia solo: "Tornare". Tornare alla ribalta, tornare ad avere un peso nelle decisioni, tornare a infiammare le piazze. Ha rifiutato il ruolo di capolista in tutte le circoscrizioni che gli aveva offerto Luigi Di Maio per le Europee. Ha detto no a un impegno e a una responsabilità che, secondo i calcoli del capo politico, avrebbero avuto un peso non indifferente nel risultato elettorale.

Ora però ha cambiato idea. In caso di nuove elezioni politiche "mi ricandiderò al 100 per cento", ha detto ieri sera davanti a un'implacabile Lilli Gruber, a Otto e mezzo. E per non sembrare Caino che uccide Abele, per dimostrare di non voler prendere il posto di Di Maio che in caso di voto anticipato, secondo le regole M5S, non si potrebbe ricandidare, ha fatto di più. Ha proposto una modi…
Cosa vuole davvero Alessandro Di Battista? Nel Movimento 5 stelle nessuno, neanche le persone più vicine all'ex deputato, sanno dare una risposta che non sia solo: "Tornare". Tornare alla ribalta, tornare ad avere un peso nelle decisioni, tornare a infiammare le piazze. Ha rifiutato il ruolo di capolista in tutte le circoscrizioni che gli aveva offerto Luigi Di Maio per le Europee. Ha detto no a un impegno e a una responsabilità che, secondo i calcoli del capo politico, avrebbero avuto un peso non indifferente nel risultato elettorale.

Ora però ha cambiato idea. In caso di nuove elezioni politiche "mi ricandiderò al 100 per cento", ha detto ieri sera davanti a un'implacabile Lilli Gruber, a Otto e mezzo. E per non sembrare Caino che uccide Abele, per dimostrare di non voler prendere il posto di Di Maio che in caso di voto anticipato, secondo le regole M5S, non si potrebbe ricandidare, ha fatto di più. Ha proposto una modifica che cambierebbe per sempre la natura del Movimento. "Se questa legislatura finisse il 15 luglio, il mandato non dovrebbe essere considerato finito. Tutti i parlamentari 5 stelle dovrebbero potersi ricandidare. E' la mia opinione".

Non nuova, per la verità, perché già altre volte Di Battista si era interrogato su come dovesse essere considerato il limite dei due mandati: se non fosse il caso di scrivere "dieci anni", in modo da creare una regola uguale per tutti. Ma se le intenzioni erano quelle di rassicurare il leader, "combatterò al tuo fianco e non contro di te", la reazione dimostra quanto tutto sia ormai logorato, all'interno del Movimento. E quanto la sconfitta e l'esperienza di governo con la Lega, che sembra agire da sanguisuga più che da alleato, abbiano allontanato persone abituate a stare dalla stessa parte.

Il quartier generale di Di Maio fa sapere, immediatamente, che "Gianroberto Casaleggio si sarebbe rivoltato nella tomba" ad ascoltare le parole di colui che si ostina a dire che i 5 stelle hanno vissuto momenti peggiori di questi, identificandoli proprio nei mesi successivi alla morte del cofondatore. E' l'accusa più pesante, ma non è finita. Per i "governativi", l'ala dei fedelissimi del vicepremier M5S, il compagno di mille battaglie non ha fatto una simile proposta per salvaguardare il futuro politico delle prime file, ma per lanciare una sorta di tana libera tutti ai parlamentari. Per creare le condizioni affinché non siano spaventati da un nuovo voto. Per spingere in quella direzione.

Un'opa lanciata sui gruppi 5 stelle di Camera e Senato che, non è un mistero, non lo amano. Secondo gli amici dell'ex parlamentare, quelli rimasti, l'intenzione era piuttosto quella di mettere sul chi va là la Lega di Salvini, che molto punta sulla paura grillina di perdere il seggio. Tanto da orchestrare, ieri, un trucchetto sul decreto crescita che sa di provocazione (spostare dal ministero del Sud di Barbara Lezzi a quello degli Affari regionali della leghista Erika Stefani i soldi del fondo per la coesione).

Di Battista vede, come il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, come il presidente della Camera Roberto Fico, una propensione eccessiva del Movimento a sopportare le mosse del Carroccio. Di Maio, invece, vede ormai intorno a sé solo nemici. L'intervista al Fatto quotidiano con cui Max Bugani cercava di prendere il buono del libro "Politicamente scorretto" dell'ex deputato, pur criticandone le parti più ingiuste con i ministri M5S, ha fatto infuriare il leader fino a fargli chiedere: da che parte stai?

Bugani è nell'ufficio del vicepremier a Palazzo Chigi, è uno dei soci dell'associazione Rousseau insieme a Davide Casaleggio, è nel cuore del Movimento. Non può permettersi deviazioni, perché il ministro dello Sviluppo e del Lavoro chiede ora fedeltà assoluta alla sua linea e messa al bando di qualsiasi distinguo. "Così Luigi si indebolisce, invece di rafforzarsi", confessa a mezza bocca chi gli è vicino. Ma sulla lavagna della war room del capo, l'amico Dibba è finito nella lista dei nemici.