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Dibba lo sfidante cerca l'asse con Casaleggio

Il messaggio di Di Battista agli attivisti per intestarsi la difesa del dna del Movimento
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Era in aeroporto a Catania, Alessandro Di Battista, quando ha capito che il filo - stavolta - si è spezzato davvero. Che Luigi Di Maio non ha bisogno di audio pirata che svelino la sua ira, perché non ha più alcuna intenzione di nasconderla. Che nessuna pazienza andrà più incontro alle sue indecisioni, perché da un giorno all'altro lui, l'amico di sempre, è diventato il nemico.

L'ex deputato lo ha letto nelle parole del post apparso all'improvviso sul telefonino. Non si capacita di essere considerato un "destabilizzatore", prova a spiegare che è tutto un equivoco. Lo ha fatto per ore con quelli che ha incontrato in Sicilia sabato sera, per un evento già programmato, ma stravolto proprio per volere del capo politico. Il vicepremier M5S non poteva accettare di vedere Dibba sul palco del Rousseau City Lab insieme a Davide Casaleggio. Aveva minacciato, in tal caso, reazioni ben più scomposte d…
Era in aeroporto a Catania, Alessandro Di Battista, quando ha capito che il filo - stavolta - si è spezzato davvero. Che Luigi Di Maio non ha bisogno di audio pirata che svelino la sua ira, perché non ha più alcuna intenzione di nasconderla. Che nessuna pazienza andrà più incontro alle sue indecisioni, perché da un giorno all'altro lui, l'amico di sempre, è diventato il nemico.

L'ex deputato lo ha letto nelle parole del post apparso all'improvviso sul telefonino. Non si capacita di essere considerato un "destabilizzatore", prova a spiegare che è tutto un equivoco. Lo ha fatto per ore con quelli che ha incontrato in Sicilia sabato sera, per un evento già programmato, ma stravolto proprio per volere del capo politico. Il vicepremier M5S non poteva accettare di vedere Dibba sul palco del Rousseau City Lab insieme a Davide Casaleggio. Aveva minacciato, in tal caso, reazioni ben più scomposte di un post sul blog. Sarebbe stata una sorta di benedizione di chi, ormai, considera ostile. Così il figlio del cofondatore ha ceduto: è sceso dal palco prima che salisse l'ospite d'onore. Ha negato davanti alle telecamere che tra lui e Di Battista possa esistere un asse contro Di Maio, chiarendo che le sue aperture sul limite del doppio mandato riguardano solo i consiglieri comunali, non i parlamentari.

Il volto pop del Movimento, l'animatore di mille campagne e dei tour più riusciti, è deluso. Provato dalle prese di distanza di molti che credeva dalla sua parte prima che il leader cominciasse a lanciare anatemi. Prova a rivendicare, però, la vicinanza con il presidente dell'associazione Rousseau: "Ne ho parlato con Davide", dice a In mezz'ora in più quando lancia l'idea di una nuova agenda per i 5 stelle. Sottolineando l'amicizia con Casaleggio. Lasciando intendere che le sue idee non sono poi così isolate come lo staff del capo politico vorrebbe far pensare. E che la sua battaglia è appena cominciata.

Di Battista sa che l'ira di Di Maio non è tanto legata a qualche frase del suo instant book, quanto al suo rifiuto - reiterato, ostinato - di dare una mano nella campagna elettorale per le europee. E sa che la macchina comunicativa del leader si sta muovendo, ora, per fargli terra bruciata intorno. Così, confida nell'unica forza che gli è rimasta, non avendo truppe parlamentari: quella degli attivisti, che sulla sua pagina Facebook lodano l'intervista - pur difficile - di ieri con Lucia Annunziata. E sul blog delle Stelle non risparmiano critiche a quanto scritto da Di Maio, accusato di non voler fare alcuna autocritica rispetto agli errori fatti e ai voti persi. Rispetto, soprattutto, allo strapotere della Lega, che è quello che l'ex deputato continua a indicare, accusando Salvini di tentare di prendersi tutti gli spazi. Ci sono poi, a rafforzarlo, i "tradimenti" cui sembra pronta l'ala governativa del Movimento. Primo fra tutti quello sulla Tav. "Io sono contrarissimo", ha ripetuto Dibba dopo le parole di apertura dette a Repubblica dalla viceministra all'Economia Laura Castelli. E come lui sono contrarissimi Roberto Fico e Beppe Grillo, che potrebbero decidere di far sentire presto la loro voce. "Quando la Tav sarà finita il mondo sarà da un'altra parte - dice scorato il senatore M5S Gianluigi Paragone - nel 2030 il mondo avrà cambiato completamente passo e noi non riusciamo a vederlo".

Per Di Maio non sarà facile mantenere la guida del Movimento e, contemporaneamente, tenere in vita la legislatura. È per questo che il capo politico M5S ha deciso di fare quel giro tra i gruppi locali che proprio Di Battista aveva prima annunciato, al suo ritorno dalle Americhe, e poi interrotto dopo un'unica tappa. Venerdì Terni, ieri Campobasso, il vicepremier cerca di tenere il contatto con i territori ascoltando le lamentele sulla poca comunicazione, il mancato coordinamento. Sa che è un terreno da presidiare, in caso la guerra alla sua leadership scoppi sul serio. Prepara una riorganizzazione che possa rafforzarlo, e una "segreteria" che - a questo punto - non è affatto detto comprenda il nuovo rivale. "Di liberi pensatori in giro ce ne sono fin troppi - dice uno dei suoi fedelissimi - troppo facile parlare senza prendersi alcuna responsabilità".