Nomine Ue, Conte frenato dai veti della Lega. E promette la flat tax a Salvini
Carmelo Lopapa , dal nostro inviato CARMELO LOPAPAIl premier assicura che non farà blocco con i Paesi di Visegrad e cerca aiuto per evitare la procedura d'infrazione. Oggi il Cdm per l'assestamento di bilancio. Il leader della Lega lo chiama e insiste: "La manovra va fatta in estate"
Opporre il veto italiano su tutti i candidati socialisti e popolari alla presidenza della Commissione Ue, a cominciare dal laburista Timmermans. Fare fronte comune con i paesi del blocco Visegrad, sedere al tavolo con loro. Far capire a "quelli di Bruxelles" che il governo gialloverde, procedura o no, la prossima manovra la farà con la flat tax, senza taglia e prima dell'estate. Serve una prima, poi una seconda, infine una terza telefonata di Matteo Salvini al premier Giuseppe Conte - impegnato fino a notte fonda nel Consiglio europeo straordinario nella capitale belga - per dettare le condizioni del leader che si sente ormai il vero plenipotenziario dell'esecutivo. Le condizioni di Roma a quel tavolo devono essere le sue. Ma si riveleranno condizioni di carta, dettate per conto di un Paese "fondatore" che ormai in Europa non tocca palla, restando ai margini di tutte le trattative che contano. Ma è una situazione paradossale in cui il presiden…
Opporre il veto italiano su tutti i candidati socialisti e popolari alla presidenza della Commissione Ue, a cominciare dal laburista Timmermans. Fare fronte comune con i paesi del blocco Visegrad, sedere al tavolo con loro. Far capire a "quelli di Bruxelles" che il governo gialloverde, procedura o no, la prossima manovra la farà con la flat tax, senza taglia e prima dell'estate. Serve una prima, poi una seconda, infine una terza telefonata di Matteo Salvini al premier Giuseppe Conte - impegnato fino a notte fonda nel Consiglio europeo straordinario nella capitale belga - per dettare le condizioni del leader che si sente ormai il vero plenipotenziario dell'esecutivo. Le condizioni di Roma a quel tavolo devono essere le sue. Ma si riveleranno condizioni di carta, dettate per conto di un Paese "fondatore" che ormai in Europa non tocca palla, restando ai margini di tutte le trattative che contano. Ma è una situazione paradossale in cui il presidente del Consiglio, stretto da due fronti, si ritrova depotenziato, costretto a giocare su più tavoli.
Le telefonate di troppo finiscono con lo spazientire Conte, già alle prese con la doppia, complicatissima partita: quella sui nuovi vertici europei e quella ben più delicata per evitare nelle prossime 48 ore la procedura d'infrazione all'Italia per debito eccessivo. Il premier sente anche Luigi Di Maio, ma è con il segretario leghista che la tensione è più forte. Sulla presidenza della Commissione, del Consiglio europeo, del Parlamento e della Bce, Roma resta alla finestra. Il capo del governo vorrebbe almeno poter dialogare con gli altri colleghi in autonomia. "Valuteremo la candidatura di Timmermans come le altre, quel che conta è l'equilibrio del pacchetto complessivo delle nomine", azzarda il premier entrando a Justus Lipsius alle 18. Fulminato poco dopo da Salvini in comizio da Cantù: "Mettere a capo della Commissione un socialista non sarebbe rispettoso del voto popolare". Al telefono il leghista sarà ancora più impetuoso. "Nessuno dei nomi in ballo, da Timmermans a Weber, da Vestager a Barnier, ha il gradimento della Lega", intima a Conte. Da Palazzo Chigi in serata faranno sapere che quella è la posizione della Lega, che il presidente invece si muove "per fare sintesi nell'interesse dell'Italia". E che l'obiettivo è strappare "un portafoglio economico di peso" nella prossima Commissione.
Conte incontra in bilaterale sia Merkel che Macron, garantendo a entrambi una disponibilità italiana al dialogo sul presidente. Ma a Salvini non interessa quel tipo di dialogo. "Devi incontare gli amici di Visegrad", insiste nel tardo pomeriggio col premier, bisogna fare una "minoranza di blocco" pronta a mettersi di traverso a socialisti e popolari. E un po' tirato per la giacca l'avvocato prima delle 20 in una sala del Palazzo incontra tutti insieme i colleghi di Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria (Orban) e Slovacchia. Con tanto di foto a beneficio del suo vice, anche se Conte assicura che non farà blocco con Visegrad.
Ma se il premier tenta precari equilibrismi fino a notte è perché parallelamente si gioca per Roma la sfida più rischiosa. Dalla Commissione non nascondono il fatto che il documento per il via alla procedura di infrazione contro l'Italia è già pronto. Dipenderà tutto dal "pacchetto" che il Consiglio dei ministri metterà stasera sul tavolo questa sera, dopo che Conte avrà incontrato anche i sindacati. Guai a chiamarla "manovra correttiva", ma negli intenti del premier e del ministro del Tesoro Tria sarà qualcosa di molto simile. Uno stanziamento da almeno 7 miliardi per venire incontro alle richieste (nove) di Bruxelles. "Nessun veto da Salvini, sulla flat tax garantisco io" - precisa il presidente del Consiglio. Salvini è tornato a pretendere che la flat tax si faccia prima dell'estate, in deficit o no poco importa. Con un avvertimento a Bruxelles: nessun congelamento della procedura fino all'autunno, pretendiamo un giudizio subito. Romano Prodi si dice sicuro che quel rinvio a ottobre alla fine ci sarà, in attesa di cifre certe. Il destino dei conti, almeno fino a domani, resta appeso a un filo.
Le telefonate di troppo finiscono con lo spazientire Conte, già alle prese con la doppia, complicatissima partita: quella sui nuovi vertici europei e quella ben più delicata per evitare nelle prossime 48 ore la procedura d'infrazione all'Italia per debito eccessivo. Il premier sente anche Luigi Di Maio, ma è con il segretario leghista che la tensione è più forte. Sulla presidenza della Commissione, del Consiglio europeo, del Parlamento e della Bce, Roma resta alla finestra. Il capo del governo vorrebbe almeno poter dialogare con gli altri colleghi in autonomia. "Valuteremo la candidatura di Timmermans come le altre, quel che conta è l'equilibrio del pacchetto complessivo delle nomine", azzarda il premier entrando a Justus Lipsius alle 18. Fulminato poco dopo da Salvini in comizio da Cantù: "Mettere a capo della Commissione un socialista non sarebbe rispettoso del voto popolare". Al telefono il leghista sarà ancora più impetuoso. "Nessuno dei nomi in ballo, da Timmermans a Weber, da Vestager a Barnier, ha il gradimento della Lega", intima a Conte. Da Palazzo Chigi in serata faranno sapere che quella è la posizione della Lega, che il presidente invece si muove "per fare sintesi nell'interesse dell'Italia". E che l'obiettivo è strappare "un portafoglio economico di peso" nella prossima Commissione.
Conte incontra in bilaterale sia Merkel che Macron, garantendo a entrambi una disponibilità italiana al dialogo sul presidente. Ma a Salvini non interessa quel tipo di dialogo. "Devi incontare gli amici di Visegrad", insiste nel tardo pomeriggio col premier, bisogna fare una "minoranza di blocco" pronta a mettersi di traverso a socialisti e popolari. E un po' tirato per la giacca l'avvocato prima delle 20 in una sala del Palazzo incontra tutti insieme i colleghi di Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria (Orban) e Slovacchia. Con tanto di foto a beneficio del suo vice, anche se Conte assicura che non farà blocco con Visegrad.
Ma se il premier tenta precari equilibrismi fino a notte è perché parallelamente si gioca per Roma la sfida più rischiosa. Dalla Commissione non nascondono il fatto che il documento per il via alla procedura di infrazione contro l'Italia è già pronto. Dipenderà tutto dal "pacchetto" che il Consiglio dei ministri metterà stasera sul tavolo questa sera, dopo che Conte avrà incontrato anche i sindacati. Guai a chiamarla "manovra correttiva", ma negli intenti del premier e del ministro del Tesoro Tria sarà qualcosa di molto simile. Uno stanziamento da almeno 7 miliardi per venire incontro alle richieste (nove) di Bruxelles. "Nessun veto da Salvini, sulla flat tax garantisco io" - precisa il presidente del Consiglio. Salvini è tornato a pretendere che la flat tax si faccia prima dell'estate, in deficit o no poco importa. Con un avvertimento a Bruxelles: nessun congelamento della procedura fino all'autunno, pretendiamo un giudizio subito. Romano Prodi si dice sicuro che quel rinvio a ottobre alla fine ci sarà, in attesa di cifre certe. Il destino dei conti, almeno fino a domani, resta appeso a un filo.