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Luca Palamara 

I pizzini choc di Palamara: “Quel processo va ritardato”

Sequestrate nell'ufficio del magistrato le richieste di mediazione per rallentare inchieste e sentenze. Lui replica: "Mai illeciti. Consigli a un'amica accusata di bancarotta. Uno l'ho ricevuto allo stadio"
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A volte basta un foglio, uno solo, per raccontare una catastrofe altrimenti tratteggiata da decine e decine di ore di intercettazioni ambientali registrate da uno potente spyware come il Trojan, da centinaia di pagine di verbali, dalle incomprensibili alchimie per addetti degli interna corporis del Csm. Ebbene, quel foglio, la Lettera Scarlatta di questa inchiesta della Procura Perugia che da palla di neve si è fatta valanga, se lo sono ritrovati per le mani i militari del Gico della Guardia di Finanza la mattina del 30 maggio scorso, quando hanno bussato alla porta dell'abitazione di Luca Palamara, nel quartiere bene dei Parioli, e quando hanno rovesciato i cassetti del suo ufficio, la stanza 324 della palazzina C del Palazzo di Giustizia di Roma.

Redatti in corpo sedici e a lettere maiuscole - perché la vista non facesse difetto - e sottolineati, lì dove necessario, Palamara conservava i "pizzini" di chi gli si raccomandava - qualche bancarottiere…
A volte basta un foglio, uno solo, per raccontare una catastrofe altrimenti tratteggiata da decine e decine di ore di intercettazioni ambientali registrate da uno potente spyware come il Trojan, da centinaia di pagine di verbali, dalle incomprensibili alchimie per addetti degli interna corporis del Csm. Ebbene, quel foglio, la Lettera Scarlatta di questa inchiesta della Procura Perugia che da palla di neve si è fatta valanga, se lo sono ritrovati per le mani i militari del Gico della Guardia di Finanza la mattina del 30 maggio scorso, quando hanno bussato alla porta dell'abitazione di Luca Palamara, nel quartiere bene dei Parioli, e quando hanno rovesciato i cassetti del suo ufficio, la stanza 324 della palazzina C del Palazzo di Giustizia di Roma.

Redatti in corpo sedici e a lettere maiuscole - perché la vista non facesse difetto - e sottolineati, lì dove necessario, Palamara conservava i "pizzini" di chi gli si raccomandava - qualche bancarottiere, qualche evasore fiscale, qualche protestato - sapendo che la giustizia non è uguale per tutti. O, almeno, che è più uguale per alcuni. Quelli che avevano un "Santo in Paradiso" come lui.

Si legge: "Proc.Pen, n.41295/10 RGNR (Pm dott.ssa L.Cusano) Abbiamo depositato appello per l'imputata (...) e per l'imputata (...) Né il pm, né le parti civili hanno proposto appello. Occorre ritardare il più possibile l'assegnazione del fascicolo alla sezione della Corte di Appello di Roma e, soprattutto, la fissazione dell'udienza d'appello". Chiede un altro "cliente": "Con la sentenza di condanna il tribunale ha trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica per procedere nei confronti di (...): da controlli eseguiti a novembre il procedimento non risultava ancora iscritto. Occorre ritardare il più possibile l'iscrizione al procedimento e, soprattutto, l'adozione di qualsiasi iniziativa". "I fatti sono dell'agosto 2010", aggiunge l'estensore della "prece" perché a buon intenditore poche parole. 2010-2019, se c'è prescrizione c'è speranza.

Tra chi bussa per raccomandarsi, c'è anche chi usa l'evidenziatore perché Palamara non dimentichi l'urgenza del pizzino. E qualche annotazione in corsivo. "Questa è fondamentale che la rigetti", fa riferimento chi ha a cuore la cancellazione dei termini per le comparse di conclusioni e le memorie di replica. Su un foglio a quadretti, invece, una mano ordinata (non è dato sapere se di Palamara o di un suo cliente), mette in bell'ordine, perché possa esserne agevole la consultazione e chiaro il grado di importanza, gli estremi di nove processi in corso tra Corte di Appello e Tribunale. Con rispettivi giudici.

Non uno di quei pizzini ha a che vedere con i processi in cui Luca Palamara è pubblico ministero. Chi bussa alla sua porta chiede di aggiustare ciò che è in altre mani. Evidentemente perché lui può. O perché è già successo. Un mercato, insomma. Questo, diurno. Al contrario di quell'altro, notturno, dedicato come ormai sappiamo alle nomine negli uffici giudiziari. E quando, il 31 maggio, alle 10 del mattino, i pm di Perugia gliene chiedono conto nell'interrogatorio, lui, Palamara, cade dal pero. Minimizza.

"Non ne ho fatto nulla di quelle segnalazioni", dice. Ma, ammette, era un cuore buono e dunque diceva sì a tutti. "A una signora anziana cara amica di famiglia imputata per bancarotta che voleva un consiglio". A "un caso umano di una persona deceduta mentre un operaio stava aggiustando la caldaia e i cui familiari avevano fatto causa". A "uno che vedo saltuariamente allo stadio, un tipo che ha un albergo, e che mi diede un foglio il giorno di Roma-Juve". Non staccava mai, lui. Giorno e notte. Notte e giorno.