Per gli Affari europei torna la carta Bagnai. Regioni, si tratta ancora
Carmelo Lopapa , dal nostro inviato CARMELO LOPAPAChiuso lo scontro con l’Ue ora la Lega vuole far pesare i suoi voti e propone un no euro come ministro. Passi avanti sulla autonomia
BRUXELLES. A Palazzo Chigi la parola "rimpasto" è bandita. Ma una volta chiusa la partita di Bruxelles sulle nomine europee, Matteo Salvini pretende di andare all'incasso. Non solo portando nel cuore del governo Ue un commissario "economico" targato Lega, che a sentire il premier Conte con molta probabilità sarà alla Concorrenza. Adesso per il vicepremier che ha ribaltato gli equilibri con le Europee del 26 maggio si tratta di rafforzare e ampliare la compagine leghista al governo di Roma. Tanto più se l'esecutivo gialloverde dovrà davvero continuare il suo cammino, ora che anche la procedura di infrazione è stata evitata. Fosse pure per pochi mesi.
Primo obiettivo, la gestione diretta proprio dei rapporti (che si preannunciano delicatissimi) con Bruxelles. Il vicepremier ha in mente un nome più di altri e lo ha fatto all'inquilino di Palazzo Chigi. "Penso che sia urgente nominare un ministro …
Primo obiettivo, la gestione diretta proprio dei rapporti (che si preannunciano delicatissimi) con Bruxelles. Il vicepremier ha in mente un nome più di altri e lo ha fatto all'inquilino di Palazzo Chigi. "Penso che sia urgente nominare un ministro …
BRUXELLES. A Palazzo Chigi la parola "rimpasto" è bandita. Ma una volta chiusa la partita di Bruxelles sulle nomine europee, Matteo Salvini pretende di andare all'incasso. Non solo portando nel cuore del governo Ue un commissario "economico" targato Lega, che a sentire il premier Conte con molta probabilità sarà alla Concorrenza. Adesso per il vicepremier che ha ribaltato gli equilibri con le Europee del 26 maggio si tratta di rafforzare e ampliare la compagine leghista al governo di Roma. Tanto più se l'esecutivo gialloverde dovrà davvero continuare il suo cammino, ora che anche la procedura di infrazione è stata evitata. Fosse pure per pochi mesi.
Primo obiettivo, la gestione diretta proprio dei rapporti (che si preannunciano delicatissimi) con Bruxelles. Il vicepremier ha in mente un nome più di altri e lo ha fatto all'inquilino di Palazzo Chigi. "Penso che sia urgente nominare un ministro per le Politiche europee, ne ho parlato al premier Conte - racconta Salvini prima di entrare all'ennesimo vertice sulle autonomie regionali - Avere un uomo di governo sette giorni su sette a Bruxelles a difendere l'interesse nazionale penso che ormai sia urgente". A margine del vertice, concluso intorno alle 23, quel nome è stato fatto agli alleati. Non nuovo. Si tratta di Alberto Bagnai, senatore ed economista della Lega dichiaratamente anti euro. In questo momento avrebbe più chance di altri per subentrare alla delega occupata fino a febbraio da un altro discusso avversario della moneta unica: l'attuale presidente Consob Paolo Savona.
Una carta, Bagnai, che proprio per le sue implicazioni rischia di incontrare non pochi ostacoli, dato che il senatore si ritroverebbe a trattare in Europa per conto di un governo italiano già piuttosto isolato. Un nome, quello del ministro, che deve essere proposto dal presidente del Consiglio al capo dello Stato, il quale poi dovrà nominarlo. Nulla insomma è scontato. Ma tant'è. Matteo Salvini per ora non se ne cura e adesso ha solo fretta di chiudere.
Va anche detto che al nome dell'economista in queste ore si è affiancato anche quello dell'attuale ministro della Famiglia, il fedelissimo salviniano Lorenzo Fontana (già ex europarlamentare) e quello di Claudio Borghi, deputato e presidente della commissione Bilancio. È una giostra in movimento. Se si considera che la Lega intende coprire anche i posti lasciati vacanti dai sottosegretari "dimessi" per le vicende giudiziarie (Siri e Rixi) e che, qualora Giancarlo Giorgetti venisse promosso davvero in Commissione europea, allora pure lui andrebbe sostituito. E l'unica pedina di fiducia che il segretario leghista vede al posto strategico di sottosegretario alla Presidenza è l'attuale ministra alla Pa Giulia Bongiorno.
Ieri sera invece l'atteso vertice con Conte, Di Maio, Tria e altri ministri sulle autonomie non ha portato alla chiusura della trattativa, come sperato da Salvini. In nottata il leghista si è detto "soddisfatto dei passi avanti compiuti". Ma restano dei nodi ancora da sciogliere e il testo (che porterebbe un'autonomia rafforzata alle regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna) non approderà al prossimo cdm per il varo finale. Il ministro del Tesoro avrebbe accettato il principio per cui i costi "storici" delle regioni in cinque anni divengano "standard". Il vicepremier leghista concede poi al M5S che il testo, una volta approvato in Consiglio dei ministri nelle prossime settimane, possa essere modificato in Parlamento. "Purché cominci l'iter e venga approvato in fretta".
Primo obiettivo, la gestione diretta proprio dei rapporti (che si preannunciano delicatissimi) con Bruxelles. Il vicepremier ha in mente un nome più di altri e lo ha fatto all'inquilino di Palazzo Chigi. "Penso che sia urgente nominare un ministro per le Politiche europee, ne ho parlato al premier Conte - racconta Salvini prima di entrare all'ennesimo vertice sulle autonomie regionali - Avere un uomo di governo sette giorni su sette a Bruxelles a difendere l'interesse nazionale penso che ormai sia urgente". A margine del vertice, concluso intorno alle 23, quel nome è stato fatto agli alleati. Non nuovo. Si tratta di Alberto Bagnai, senatore ed economista della Lega dichiaratamente anti euro. In questo momento avrebbe più chance di altri per subentrare alla delega occupata fino a febbraio da un altro discusso avversario della moneta unica: l'attuale presidente Consob Paolo Savona.
Una carta, Bagnai, che proprio per le sue implicazioni rischia di incontrare non pochi ostacoli, dato che il senatore si ritroverebbe a trattare in Europa per conto di un governo italiano già piuttosto isolato. Un nome, quello del ministro, che deve essere proposto dal presidente del Consiglio al capo dello Stato, il quale poi dovrà nominarlo. Nulla insomma è scontato. Ma tant'è. Matteo Salvini per ora non se ne cura e adesso ha solo fretta di chiudere.
Va anche detto che al nome dell'economista in queste ore si è affiancato anche quello dell'attuale ministro della Famiglia, il fedelissimo salviniano Lorenzo Fontana (già ex europarlamentare) e quello di Claudio Borghi, deputato e presidente della commissione Bilancio. È una giostra in movimento. Se si considera che la Lega intende coprire anche i posti lasciati vacanti dai sottosegretari "dimessi" per le vicende giudiziarie (Siri e Rixi) e che, qualora Giancarlo Giorgetti venisse promosso davvero in Commissione europea, allora pure lui andrebbe sostituito. E l'unica pedina di fiducia che il segretario leghista vede al posto strategico di sottosegretario alla Presidenza è l'attuale ministra alla Pa Giulia Bongiorno.
Ieri sera invece l'atteso vertice con Conte, Di Maio, Tria e altri ministri sulle autonomie non ha portato alla chiusura della trattativa, come sperato da Salvini. In nottata il leghista si è detto "soddisfatto dei passi avanti compiuti". Ma restano dei nodi ancora da sciogliere e il testo (che porterebbe un'autonomia rafforzata alle regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna) non approderà al prossimo cdm per il varo finale. Il ministro del Tesoro avrebbe accettato il principio per cui i costi "storici" delle regioni in cinque anni divengano "standard". Il vicepremier leghista concede poi al M5S che il testo, una volta approvato in Consiglio dei ministri nelle prossime settimane, possa essere modificato in Parlamento. "Purché cominci l'iter e venga approvato in fretta".