Politica

Pd, Boschi alla riunione dei renziani: "Il partito appare titubante e rischia l'immobilismo"

Maria Elena Boschi  
A Roma appuntamento di esponenti vicini all'ex premier. L'ex ministra esclude la scissione però va all'attacco del nuovo corso. Anche senza nominare direttamente Zingaretti
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"Io sono un renziano della prima ora, voglio capire dove andiamo noi? Che facciamo noi renziani della prima ora, Maria Elena?". L'ex vice sindaco di Trevignano romano, Piero Catena, pone la domanda delle domande a Maria Elena Boschi. Lungotevere al tramonto ieri, riunione dei renziani organizzata da Carlo Famiglietti del Circolo Sanità e ambiente e dal circolo centro storico del Pd ma anche dai comitati Ritorno al futuro voluti da Matteo Renzi e da alcune altre associazioni tra cui Istanza dem, Altrastrada 2019.  Roccaforti renziane, soprattutto.

E Boschi sceglie con cautela le parole per evitare l'ennesimo conflitto dentro un Pd già sempre sull'orlo della crisi: "Sì, io rifaccio la tessera del partito e quindi a chi me lo chiede dico: rifacciamo la tessera. Poi certo se la domanda è: questo è il Pd che risponde alle nostre aspettative? No. Vorremmo un partito più netto che sappia dire dei sì e dei no".

Allontana così il sospetto che i renziani siano davvero sul punto di andarsene e che i comitati di Renzi altro non siano che il seme di un nuovo partito. Però l'ex ministra delle Riforme e icona del renzismo attacca: "Il Pd appare titubante anche perché nel congresso è stata scelta una collegialità che rischia l'immobilismo".



Non nomina direttamente Zingaretti. Ma a chi è indirizzata la critica è chiaro. Il pubblico - oltre un centinaio di persone che si godono dibattito e fresco sotto Ponte Sant'Angelo - commenta: "Zingaretti, non appassiona"; "Io un leader ce l'ho ed è sempre Matteo". Ancora Boschi: "Chi ci guida deve avere il coraggio di buttare il cuore oltre l'ostacolo, non sempre si possono accontentare tutti".

E il discorso scivola sulle elezioni: "Non ci scommetto un euro che Salvini voglia il voto anticipato... comunque il Pd deve essere pronto perché converrebbe al paese. Conviene anche al partito? Noi abbiamo sempre anteposto l'interesse dei cittadini". Quindi Boschi invita a mobilitarsi "nel Pd e nei comitati civici".  Affiancata da Luciano Nobili, il turborenziano che ha appoggiato Roberto Giachetti nella sfida delle primarie dem del 3 marzo scorso, da Michele Anzaldi, da Athos De Luca, Boschi è la leader della riunione.

Il dibattito si anima quando un coordinatore dei comitati civici renziani a Roma chiede perché il Pd non abbia già individuato una leadership da contrapporre a Virginia Raggi: "Ci vogliono anche nomi... Se no ci ritroviamo la Meloni sindaca". Nobili si accalora, difende quanto stanno facendo i Dem romani e lancia la parola d'ordine: "Dimissioni della Raggi subito".


Però non è la Capitale il centro della discussione, ma "la sfida dei riformisti",  come ricorda il titolo, e dei renziani. "Il Pd è afono - denuncia Nobili - il Pd abbia coraggio. La leadership è Matteo Renzi, sempre quella, c'è poco da cercare". De Luca avverte: "Non dobbiamo fare un'altra volta i Ds. Fare un partito del 20% che si allea con qualcuno è la morte delle nostre aspirazioni". E Anzaldi: "Noi siamo quelli orgogliosi delle cose fatte al governo e di avere avuto con Renzi il governo più di sinistra".

Ma ora per i renziani duri e puri il destino è incerto. Boschi invita: "Anziché parlare di tatticismi con chi ci alleiamo, bisogna riportare a votare, e a votare per noi,  chi si astiene. Magari ci vogliono strumenti nuovi, forse il partito non basta, con i comitati civici, ma facciamolo".

 
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