✕
Riccardo Fuzio (fotogramma)

Fuzio lascia: un atto dovuto che arriva anche troppo tardi

Il procuratore generale della Cassazione alla fine annuncia il passo indietro ma avrebbe potuto risparmiare nuove tensioni alla magistratura. Invece ha preferito attendere l'inevitabile
1 minuti di lettura
Il Procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio si è dunque dimesso, come Repubblica lo aveva invitato a fare sulla prima pagina di martedì scorso. Per altro, dopo che già il 16 giugno aveva dato conto della presenza nelle intercettazioni dell'inchiesta di Perugia di un suo colloquio con Luca Palamara istituzionalmente incompatibile con la sua carica. Con il "dover essere" cui un magistrato è tenuto non solo nell'essere imparziale, ma anche nell'apparire tale. Un atto dovuto, insomma, come si dice in questi casi. Aggiungiamo pure, però, tardivo.

Il Procuratore, nelle tre settimane di tempo trascorse dal momento in cui ha avuto contezza che quel colloquio era agli atti dell'inchiesta, avrebbe potuto risparmiare nuove tensioni a un'istituzione - la magistratura - e al suo organo di autogoverno già provati da una crisi di reputazione nel Paese che ha un suo precedente forse solo nei giorni bui degli elenchi …
Il Procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio si è dunque dimesso, come Repubblica lo aveva invitato a fare sulla prima pagina di martedì scorso. Per altro, dopo che già il 16 giugno aveva dato conto della presenza nelle intercettazioni dell'inchiesta di Perugia di un suo colloquio con Luca Palamara istituzionalmente incompatibile con la sua carica. Con il "dover essere" cui un magistrato è tenuto non solo nell'essere imparziale, ma anche nell'apparire tale. Un atto dovuto, insomma, come si dice in questi casi. Aggiungiamo pure, però, tardivo.

Il Procuratore, nelle tre settimane di tempo trascorse dal momento in cui ha avuto contezza che quel colloquio era agli atti dell'inchiesta, avrebbe potuto risparmiare nuove tensioni a un'istituzione - la magistratura - e al suo organo di autogoverno già provati da una crisi di reputazione nel Paese che ha un suo precedente forse solo nei giorni bui degli elenchi P2.

Ha preferito invece attendere l'inevitabile. Che il testo di quell'intercettazione diventasse di pubblico dominio e la Anm gli indicasse la porta. E persino provare a resistere con una non proprio "irresistibile" lettera ai suoi sostituti. Compiuto tre settimane fa, il gesto di ieri, un'uscita "controllata" utile a salvare, insieme alla tenuta del Consiglio, le forme e il senso della misura, avrebbe giovato a un'uscita di scena più onorevole.