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Conte valuta l’ok all’alta velocità: “La Lega punta solo a logorarmi”

Il premier deve decidere il 26 sulla proroga del progetto. Le mire di Salvini su Palazzo Chigi? "I grillini non gli daranno mai i voti"
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Tecniche di "logoramento". E di distrazione di massa rispetto a Moscopoli. Che però paralizzano il governo dal giorno del voto europeo. Un tempo lungo. C'è un solo scoglio tra Matteo Salvini e la crisi di governo. Non la paura di un esecutivo Pd-5stelle, non il timore di perdere voti, non gli attacchi esterni come le intercettazioni del Metropol o del caso Siri. Questo scoglio da qualche settimana si chiama Giuseppe Conte, che si è conquistato il centro della scena mentre gli alleati erano impegnati a insultarsi.

"Il premier ha ormai un consenso popolare che va ridimensionato e il ministro dell'Interno prova a farlo", dicono a Palazzo Chigi. "Una volta creo un mio partito, un'altra divento il leader del Movimento 5 stelle - confida in privato il premier - . Sono fantasie leghiste che puntano a logorare la mia immagine. Ma io resto super tranquillo".

Tutto intorno però l'agitazione cresce. Gli scenari si moltip…
Tecniche di "logoramento". E di distrazione di massa rispetto a Moscopoli. Che però paralizzano il governo dal giorno del voto europeo. Un tempo lungo. C'è un solo scoglio tra Matteo Salvini e la crisi di governo. Non la paura di un esecutivo Pd-5stelle, non il timore di perdere voti, non gli attacchi esterni come le intercettazioni del Metropol o del caso Siri. Questo scoglio da qualche settimana si chiama Giuseppe Conte, che si è conquistato il centro della scena mentre gli alleati erano impegnati a insultarsi.

"Il premier ha ormai un consenso popolare che va ridimensionato e il ministro dell'Interno prova a farlo", dicono a Palazzo Chigi. "Una volta creo un mio partito, un'altra divento il leader del Movimento 5 stelle - confida in privato il premier - . Sono fantasie leghiste che puntano a logorare la mia immagine. Ma io resto super tranquillo".

Tutto intorno però l'agitazione cresce. Gli scenari si moltiplicano, l'ora X sul futuro dell'esecutivo si avvicina. "Siamo nelle mani di Dio", allarga le braccia sibillino il ministro dell'Interno. L'idea che Salvini punti al suo posto, a Conte sembra impraticabile. "I grillini non gli darebbero mai i voti, per loro sarebbe un suicidio", è il ragionamento del premier-avvocato.

La strada per il potere passa dunque soltanto dalle urne. Il momento, dicono, sembra il meno propizio per un avvicendamento giocoforza traumatico, che passa dalla crisi dell'attuale maggioranza, da nuove consultazioni, da un rimpastone di ministri. E Sergio Mattarella potrebbe affidare l'incarico a chi è coinvolto nella vicenda dei finanziamenti russi quando ancora non tutte le carte sono state scoperte? La risposta è no, secondo i collaboratori del premier.

Anche domani, quando Conte prenderà la parola in aula al Senato per rispondere alla chiamata del Partito democratico e chiarire i contorni del caso di cui è protagonista il leghista Gianluca Savoini, starà ben attento a mantenere l'equilibrio. "Non sarà una difesa a spada tratta del ministro dell'Interno e non sarà nemmeno un attacco", ha spiegato il premier ai suoi collaboratori.

Meglio rimanere nell'ambito di un discorso istituzionale, in cui verranno messi i puntini sulle "i" rispetto alla collocazione internazionale dell'Italia: atlantista e non eurasiatica come vorrebbero al Cremlino. Gli elementi dell'affaire sono in continua evoluzione. Perciò Conte manterrà il chiarimento nei limiti di quello che già si conosce. Poi parlerà Matteo Salvini (dovrebbe, perché ieri ha dato una risposta vaga sulla sua presenza in aula).

Capiremo allora se il ministro riconoscerà al premier di averlo tutelato abbastanza e soprattutto se la crisi sempre minacciata prenderà corpo. Non è impossibile che succeda anche se nello stesso giorno il governo chiederà la fiducia alla Camera sul decreto sicurezza bis. Far cadere un governo in un ramo del Parlamento il giorno stesso in cui l'altro lo promuove sarebbe davvero un caso limite.

I passaggi sono più d'uno. Giovedì dovrebbe tenersi il consiglio dei ministri in cui viene varata la legge sulle autonomie. La sera prima Conte potrebbe incontrare i governatori Fontana e Zaia. Venerdì la scadenza è quella sulla Tav. Prendersi il centro della scena significa che il premier, in questo caso, si prepara a dare un dispiacere al Movimento 5 stelle.

Il 26 va decisa l'estensione della gara per la Torino-Lione. Chiedere una proroga vuol dire rimanere dentro il progetto. Lasciar cadere la gara invece equivale a perdere i fondi europei, a restituire quelli già ottenuti e l'Alta velocità muore. Il dossier è tutto nelle mani di Conte, come ha ripetuto più volte Di Maio. Che se lo tiene ben stretto perché è un altro tassello della sua centralità.

Il premier sembra proprio intenzionato a non buttare all'aria il progetto. "Deciderò in base alla convenienza per il Paese. In punta di diritto", come gli piace ripetere pensando al suo mestiere di avvocato. Se l'addio alla Tav ci costa troppo, se sciogliere i contratti non aiuta le casse dello Stato, il governo non fermerà i lavori.

Improvvisamente la maggioranza e il capo dell'esecutivo non sembrano aver bisogno di convocare vertici notturni da trasformare nel circo dei penultimatum. È in forse anche il colloquio tra Salvini e Di Maio, che non si parlano da giorni. "Prima o poi succederà", si limita a dire il titolare dell'Interno.

Anche la salita al Colle del segretario leghista non è all'ordine del giorno anche se le voci di un contatto recente si rincorrono. Conte non sente più l'urgenza di consultarsi con i capi partito. Si considera libero. La libertà di chi "non pensa al tornaconto personale, non deve muovere consenso elettorale e vuole solo portare a termine questa esperienza con dignità". Parole che suonano come un messaggio per entrambi i partner di governo, un modo per segnare un'equidistanza che diventa stavolta una prova di forza.