Moscopoli, Conte in Senato. Il leader leghista non ci sarà
Goffredo De Marchis , di GOFFREDO DE MARCHISIl premier ribadirà l'atlantismo dell'Italia e difenderà, ma senza strafare, il vicepremier. Che fa sapere di essere impegnato con il Comitato di sicurezza. Nuovo rinvio per l'autonomia. La ministra Stefani: "Così non reggiamo"
Ancora il Senato, ancora un fuga. Dopo il ripensamento sul caso Diciotti (prima sì all'autorizzazione a procedere, poi il no votato dalla maggioranza di governo), Matteo Salvini si eclissa anche dal dibattito sui presunti finanziamenti russi alla Lega. Aveva detto: "Andrò". Poi: "Parlerò dopo il premier". Era trapelato che lo avrebbe fatto dai banchi della Lega marcando una distanza dall'esecutivo di cui fa parte e dal Movimento 5 stelle. Ma adesso dal Viminale arriva il dietrofront: il ministro dell'Interno ha altro da fare, ha convocato il Comitato per l'ordine e la sicurezza proprio alle 16 di oggi, mezz'ora prima dell'intervento di Giuseppe Conte a Palazzo Madama. Timing perfetto. Non ascolterà il presidente del Consiglio che riferisce su Moscopoli, non seguirà il dibattito che ne seguirà (durante il quale interverrà Renzi), non prenderà la parola tornando così alla posizione…
Ancora il Senato, ancora un fuga. Dopo il ripensamento sul caso Diciotti (prima sì all'autorizzazione a procedere, poi il no votato dalla maggioranza di governo), Matteo Salvini si eclissa anche dal dibattito sui presunti finanziamenti russi alla Lega. Aveva detto: "Andrò". Poi: "Parlerò dopo il premier". Era trapelato che lo avrebbe fatto dai banchi della Lega marcando una distanza dall'esecutivo di cui fa parte e dal Movimento 5 stelle. Ma adesso dal Viminale arriva il dietrofront: il ministro dell'Interno ha altro da fare, ha convocato il Comitato per l'ordine e la sicurezza proprio alle 16 di oggi, mezz'ora prima dell'intervento di Giuseppe Conte a Palazzo Madama. Timing perfetto. Non ascolterà il presidente del Consiglio che riferisce su Moscopoli, non seguirà il dibattito che ne seguirà (durante il quale interverrà Renzi), non prenderà la parola tornando così alla posizione originaria: "Non intervengo su una cosa che non esiste. Sono tutte balle".
Dicono che come per il caso Diciotti la regia comunicativa di una vicenda tanto delicata sia ancora una volta stata quella dell'avvocato Giulia Bongiorno, ministra della Pubblica istruzione ma in questo caso fidata consigliera su processi veri o parlamentari. Secondo il suo stile in realtà Salvini potrà comunque intervenire magari con una diretta Facebook. Ma niente lapidazioni in un'aula parlamentare, niente assist ai suoi oppositori. Fra loro non dovrebbe esserci il premier che comincerà a preparare il suo discorso stamattina. Sarà un testo sul filo del rasoio, in cui si starà bene attenti a non entrare nei dettagli delle conversazioni di Gianluca Savoini con i russi all'Hotel Metropol. Non si parlerà di rubli.
Semmai il messaggio dovrà arrivare anche lontano da Roma e sarà il seguente: non è in discussione la collocazione atlantica dell'Italia, e le alleanze europee. Nessun cedimento al progetto Euroasiatico dei seguaci di Putin. Dal punto di vista della politica estera, quindi, una linea ben diversa da quella leghista. Probabilmente non è neanche l'occasione giusta per affrontare il tema delle sanzioni. L'obiettivo principale infatti è ristabilire l'equilibrio delle relazioni internazionali. A cominciare da quelle con l'Unione europea dove, dopo aver agevolato l'elezione di Ursula Von der Leyen alla commissione Ue, Conte pensa di essersi ritagliato un ruolo di maggiore centralità e stima. E si sa cosa pensa di Putin Angela Merkel, del cui gabinetto Von der Leyen era ministro.
Non bisogna aspettarsi dunque un assist da parte di Conte che già ieri ha risolto il nodo della Tav a favore della Lega e destabilizzando il M5s. E che dovrà continuare a muoversi sul filo perché sta arrivando al pettine anche il nodo delle autonomie. Sebbene con il sorriso, ieri la leghista Erika Stefani, ministro degli Affari regionali, ragionava sui rinvii e i ritardi della scelta finale. "Ogni volta che torno a casa in Veneto mi dicono una cosa sola: "Mi raccomando, l'autonomia". Hanno fatto un referendum e non vogliono che sia tradito". Però i tempi si allungano. "E questo diventa un problema. Io non voglio più nemmeno dare una data. È il modo migliore per non deludere le speranze. Ma così non reggiamo. Dobbiamo ancora affrontare lo scoglio delle risorse, il più grande". Se lo schema è quello di dare dispiaceri pari agli alleati di governo, Conte si prepara a non dare il 100 per cento delle richieste di Zaia e Fontana. Con quali conseguenze, non si sa.
Dicono che come per il caso Diciotti la regia comunicativa di una vicenda tanto delicata sia ancora una volta stata quella dell'avvocato Giulia Bongiorno, ministra della Pubblica istruzione ma in questo caso fidata consigliera su processi veri o parlamentari. Secondo il suo stile in realtà Salvini potrà comunque intervenire magari con una diretta Facebook. Ma niente lapidazioni in un'aula parlamentare, niente assist ai suoi oppositori. Fra loro non dovrebbe esserci il premier che comincerà a preparare il suo discorso stamattina. Sarà un testo sul filo del rasoio, in cui si starà bene attenti a non entrare nei dettagli delle conversazioni di Gianluca Savoini con i russi all'Hotel Metropol. Non si parlerà di rubli.
Semmai il messaggio dovrà arrivare anche lontano da Roma e sarà il seguente: non è in discussione la collocazione atlantica dell'Italia, e le alleanze europee. Nessun cedimento al progetto Euroasiatico dei seguaci di Putin. Dal punto di vista della politica estera, quindi, una linea ben diversa da quella leghista. Probabilmente non è neanche l'occasione giusta per affrontare il tema delle sanzioni. L'obiettivo principale infatti è ristabilire l'equilibrio delle relazioni internazionali. A cominciare da quelle con l'Unione europea dove, dopo aver agevolato l'elezione di Ursula Von der Leyen alla commissione Ue, Conte pensa di essersi ritagliato un ruolo di maggiore centralità e stima. E si sa cosa pensa di Putin Angela Merkel, del cui gabinetto Von der Leyen era ministro.
Non bisogna aspettarsi dunque un assist da parte di Conte che già ieri ha risolto il nodo della Tav a favore della Lega e destabilizzando il M5s. E che dovrà continuare a muoversi sul filo perché sta arrivando al pettine anche il nodo delle autonomie. Sebbene con il sorriso, ieri la leghista Erika Stefani, ministro degli Affari regionali, ragionava sui rinvii e i ritardi della scelta finale. "Ogni volta che torno a casa in Veneto mi dicono una cosa sola: "Mi raccomando, l'autonomia". Hanno fatto un referendum e non vogliono che sia tradito". Però i tempi si allungano. "E questo diventa un problema. Io non voglio più nemmeno dare una data. È il modo migliore per non deludere le speranze. Ma così non reggiamo. Dobbiamo ancora affrontare lo scoglio delle risorse, il più grande". Se lo schema è quello di dare dispiaceri pari agli alleati di governo, Conte si prepara a non dare il 100 per cento delle richieste di Zaia e Fontana. Con quali conseguenze, non si sa.