Governo, un anno vissuto pericolosamente
Sergio Rizzo , di SERGIO RIZZO“Sarà un anno bellissimo” disse il premier Giuseppe Conte: Ma poi si è in fretta dovuto pentire di avere espresso questa profezia. La complicata storia di una coalizione mai nata: dalla Rai a Moscopoli. Così i due vicepremier alla fine hanno smesso di parlarsi
Domanda il giornalista: "Ancora convinto che il 2019 sarà un anno bellissimo?". Giuseppe Conte esibisce un sorriso mogio. "Era solo una battuta", dice. È il 10 aprile, il suo governo è alle prese con il marasma del Def. Matteo Salvini vuole a tutti i costi la flat tax e si prepara a cannoneggiare l'Europa. "Dobbiamo abbassare le tasse anche sfondando il 3 per cento", proclama. Con Luigi Di Maio pronto a infilzarlo: "Sparate irresponsabili".
Ah, che "anno bellissimo" il 2019. Questo e gli anni a venire, si era sbilanciato Conte all'inizio di febbraio, lasciando basito anche qualcuno dei suoi pasdaran. Perché di segnali che sarebbe stata tutt'altro che una piacevole passeggiata ce n'erano stati già a bizzeffe. A cominciare dalle premesse: "Noi non facciamo alleanze con Salvini", avverte Di Maio prima delle elezioni. E Salvini: "Escludo l'appoggio della Lega a un gover…
Ah, che "anno bellissimo" il 2019. Questo e gli anni a venire, si era sbilanciato Conte all'inizio di febbraio, lasciando basito anche qualcuno dei suoi pasdaran. Perché di segnali che sarebbe stata tutt'altro che una piacevole passeggiata ce n'erano stati già a bizzeffe. A cominciare dalle premesse: "Noi non facciamo alleanze con Salvini", avverte Di Maio prima delle elezioni. E Salvini: "Escludo l'appoggio della Lega a un gover…
Domanda il giornalista: "Ancora convinto che il 2019 sarà un anno bellissimo?". Giuseppe Conte esibisce un sorriso mogio. "Era solo una battuta", dice. È il 10 aprile, il suo governo è alle prese con il marasma del Def. Matteo Salvini vuole a tutti i costi la flat tax e si prepara a cannoneggiare l'Europa. "Dobbiamo abbassare le tasse anche sfondando il 3 per cento", proclama. Con Luigi Di Maio pronto a infilzarlo: "Sparate irresponsabili".
Ah, che "anno bellissimo" il 2019. Questo e gli anni a venire, si era sbilanciato Conte all'inizio di febbraio, lasciando basito anche qualcuno dei suoi pasdaran. Perché di segnali che sarebbe stata tutt'altro che una piacevole passeggiata ce n'erano stati già a bizzeffe. A cominciare dalle premesse: "Noi non facciamo alleanze con Salvini", avverte Di Maio prima delle elezioni. E Salvini: "Escludo l'appoggio della Lega a un governo Di Maio. Basta vedere Spelacchio a Roma, come governano la città. Dico no a un governo Spelacchio", gli risponde per le rime citando la metafora dell'albero di Natale genialmente battezzato "Spelacchio" dal nostro Vittorio Zucconi.
Mai avrebbe immaginato il contrario. Cioè che pur avendo il doppio dei voti sarebbe stato il Movimento 5 Stelle ad appoggiare un governo Salvini. Perché questo, esattamente, è successo. Un bel giorno spunta a Roma un murale che immortala un bacio malandrino fra Di Maio e Salvini, e chi l'ha disegnato fa chiaramente condurre il gioco al leghista.
Ma a dispetto delle affettuosità, spesso ricambiate in favore di telecamera, da quando il governo del cambiamento sovranista a trazione leghista si è insediato, con un presidente del Consiglio estratto dal cilindro, non è passato giorno senza che fra i due volasse qualche straccio.
Si comincia sui censimenti dei rom proposti da Salvini con Di Maio che storce il naso. Poi si continua con le nomine Rai, dove il leghista dilaga imponendo un presidente come Marcello Foa, che nessuno in altre situazioni avrebbe digerito. Di Maio si consola mettendo il veto alla rubrica di Maria Giovanna Maglie sul Tg1.
Su troppe cose il contratto di governo è rimasto sul vago. E improvvisamente divampa lo scontro sulla Tav. "Si va avanti", incalza Salvini. "Nemmeno per sogno", fanno i 5 stelle che schiumano rabbia. "Il governo non cadrà per questo", rassicura Matteo. Ma già si parla di rimpasto e il dito dei leghisti è puntato verso Danilo Toninelli. Il crollo del viadotto Morandi a Genova dà lo spunto a un'altra zuffa. Di Maio urla: "Via la concessione ad Autostrade!". Ma Salvini è di avviso completamente diverso. E la cosa si arena tanto bene che la holding di Autostrade sarà chiamata a salvare l'Alitalia.
Ma è solo l'antipasto della finanziaria. Che parte con Salvini che fa gli occhi dolci: "Io e Di Maio siamo ormai una coppia di fatto", risponde a chi gli rinfaccia i litigi continui. Lui vuole demolire la legge Fornero e Di Maio vuole il reddito di cittadinanza. Finisce con i tre (lui, Conte e Di Maio) sorridenti che mostrano in pubblico i cartelli delle vittorie ottenute. Ma su quello di Salvini non c'è scritto "reddito di cittadinanza".
E pensare che pochi giorni prima Di Maio parla così del suo partner di governo: "Ci fidiamo ciecamente l'uno dell'altro, lavoriamo fianco a fianco. Poi c'è sempre questo racconto che lui fa le cose per fregare me e io per parare le sue fregature. Ma non è così". Già. Salvini dà la solidarietà a Di Maio messo in croce per la casa abusiva e gli operai in nero di papà. E Di Maio si augura che il tweet inopportuno di Salvini mentre è in corso un blitz contro la mafia nigeriana "non abbia danneggiato l'inchiesta". Poi Salvini incontra gli imprenditori e Di Maio lo rimbrotta: "Il ministero competente è il mio". Il clima diventa di nuovo gelido.
Avrà presto occasione, il capo grillino, per dimostrare con più forza la propria fedeltà, facendo salvare Matteo dal processo per il caso della nave Diciotti. Siamo proprio in quei giorni dell'"anno bellissimo". Mentre comincia una folle competizione in vista delle elezioni europee. I due sgomitano allegramente a ogni appuntamento elettorale. Senza perdere un'occasione per bacchettarsi a vicenda. Con la Tav sempre lì a fare il convitato di pietra. "Abbiamo chiesto la sospensione dei bandi. E cosa fa Salvini? Minaccia pure di far cadere il governo? Irresponsabile", affonda Di Maio. "Io irresponsabile? Luigi parlava ai suoi", ribatte Salvini.
Poi scoppia il caso Sea Watch. Salvini accusa i ministri grillini di aver fatto aprire i porti? "Rilegga le leggi dello Stato che lui rappresenta. Sui migranti la Lega è nel pallone, non ha più argomenti", si stizzisce Di Maio. L'atmosfera è sempre più fetida. Il sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri viene investito da un'inchiesta giudiziaria con accuse pesantissime, e Di Maio pretende che si dimetta. Salvini gli fa scudo finché può, con Di Maio che lo martella senza sosta: "Fai peggio di Lupi e di Renzi". Poi deve cedere.
Ma qualche settimana dopo convoca Siri, deputato sotto inchiesta e con sulle spalle un patteggiamento per bancarotta fraudolenta al Viminale per una riunione sulla flat tax. Tanto perché si capisca che non molla. Litigano perfino sul rosario che Salvini esibisce in piazza. "Matteo non scomodi la Madonna per vincere le Europee", ringhia il capo grillino.
Con o senza Madonna, Salvini vince le Europee. Annusando l'aria, Conte fa pietosamente presente in conferenza stampa di essere lui, l'autore dell'"anno bellissimo", il presidente del Consiglio. Ma lo scontro sale ancora di tono. Anche perché il leader leghista pensa bene di convocare i sindacati al Viminale per una riunione sulla crisi e sulla manovra economica. Incredibilmente, i sindacati ci vanno. Tutti tranne il segretario della Cgil Maurizio Landini. Ci manca poco che il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro Di Maio, totalmente scavalcato, dia in escandescenze. "I sindacati sono di tutti", mastica amaro.
Ma ha un macigno nella scarpa e lo tira fuori in coincidenza del caso degli amici di Salvini beccati al Metropol di Mosca a discutere di finanziamenti alla Lega tramite petrolio: "Chi vuole incontrare i sindacati lo può fare, quello che mi dà noia è che lo si faccia per sviare da una questione molto più grande, quella di un vice primo ministro che secondo me deve andare a riferire in Parlamento sulla questione Russia". Addio alla "coppia di fatto". Da allora i due si ignorano. Di Maio parla di Salvini come di "quell'altro". Al funerale del carabiniere Mario Cerciello Rega si evitano. E dopo il voto sulla Tav nemmeno si salutano. Ah, che anno bellissimo...
Ah, che "anno bellissimo" il 2019. Questo e gli anni a venire, si era sbilanciato Conte all'inizio di febbraio, lasciando basito anche qualcuno dei suoi pasdaran. Perché di segnali che sarebbe stata tutt'altro che una piacevole passeggiata ce n'erano stati già a bizzeffe. A cominciare dalle premesse: "Noi non facciamo alleanze con Salvini", avverte Di Maio prima delle elezioni. E Salvini: "Escludo l'appoggio della Lega a un governo Di Maio. Basta vedere Spelacchio a Roma, come governano la città. Dico no a un governo Spelacchio", gli risponde per le rime citando la metafora dell'albero di Natale genialmente battezzato "Spelacchio" dal nostro Vittorio Zucconi.
Mai avrebbe immaginato il contrario. Cioè che pur avendo il doppio dei voti sarebbe stato il Movimento 5 Stelle ad appoggiare un governo Salvini. Perché questo, esattamente, è successo. Un bel giorno spunta a Roma un murale che immortala un bacio malandrino fra Di Maio e Salvini, e chi l'ha disegnato fa chiaramente condurre il gioco al leghista.
Ma a dispetto delle affettuosità, spesso ricambiate in favore di telecamera, da quando il governo del cambiamento sovranista a trazione leghista si è insediato, con un presidente del Consiglio estratto dal cilindro, non è passato giorno senza che fra i due volasse qualche straccio.
Si comincia sui censimenti dei rom proposti da Salvini con Di Maio che storce il naso. Poi si continua con le nomine Rai, dove il leghista dilaga imponendo un presidente come Marcello Foa, che nessuno in altre situazioni avrebbe digerito. Di Maio si consola mettendo il veto alla rubrica di Maria Giovanna Maglie sul Tg1.
Su troppe cose il contratto di governo è rimasto sul vago. E improvvisamente divampa lo scontro sulla Tav. "Si va avanti", incalza Salvini. "Nemmeno per sogno", fanno i 5 stelle che schiumano rabbia. "Il governo non cadrà per questo", rassicura Matteo. Ma già si parla di rimpasto e il dito dei leghisti è puntato verso Danilo Toninelli. Il crollo del viadotto Morandi a Genova dà lo spunto a un'altra zuffa. Di Maio urla: "Via la concessione ad Autostrade!". Ma Salvini è di avviso completamente diverso. E la cosa si arena tanto bene che la holding di Autostrade sarà chiamata a salvare l'Alitalia.
Ma è solo l'antipasto della finanziaria. Che parte con Salvini che fa gli occhi dolci: "Io e Di Maio siamo ormai una coppia di fatto", risponde a chi gli rinfaccia i litigi continui. Lui vuole demolire la legge Fornero e Di Maio vuole il reddito di cittadinanza. Finisce con i tre (lui, Conte e Di Maio) sorridenti che mostrano in pubblico i cartelli delle vittorie ottenute. Ma su quello di Salvini non c'è scritto "reddito di cittadinanza".
E pensare che pochi giorni prima Di Maio parla così del suo partner di governo: "Ci fidiamo ciecamente l'uno dell'altro, lavoriamo fianco a fianco. Poi c'è sempre questo racconto che lui fa le cose per fregare me e io per parare le sue fregature. Ma non è così". Già. Salvini dà la solidarietà a Di Maio messo in croce per la casa abusiva e gli operai in nero di papà. E Di Maio si augura che il tweet inopportuno di Salvini mentre è in corso un blitz contro la mafia nigeriana "non abbia danneggiato l'inchiesta". Poi Salvini incontra gli imprenditori e Di Maio lo rimbrotta: "Il ministero competente è il mio". Il clima diventa di nuovo gelido.
Avrà presto occasione, il capo grillino, per dimostrare con più forza la propria fedeltà, facendo salvare Matteo dal processo per il caso della nave Diciotti. Siamo proprio in quei giorni dell'"anno bellissimo". Mentre comincia una folle competizione in vista delle elezioni europee. I due sgomitano allegramente a ogni appuntamento elettorale. Senza perdere un'occasione per bacchettarsi a vicenda. Con la Tav sempre lì a fare il convitato di pietra. "Abbiamo chiesto la sospensione dei bandi. E cosa fa Salvini? Minaccia pure di far cadere il governo? Irresponsabile", affonda Di Maio. "Io irresponsabile? Luigi parlava ai suoi", ribatte Salvini.
Poi scoppia il caso Sea Watch. Salvini accusa i ministri grillini di aver fatto aprire i porti? "Rilegga le leggi dello Stato che lui rappresenta. Sui migranti la Lega è nel pallone, non ha più argomenti", si stizzisce Di Maio. L'atmosfera è sempre più fetida. Il sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri viene investito da un'inchiesta giudiziaria con accuse pesantissime, e Di Maio pretende che si dimetta. Salvini gli fa scudo finché può, con Di Maio che lo martella senza sosta: "Fai peggio di Lupi e di Renzi". Poi deve cedere.
Ma qualche settimana dopo convoca Siri, deputato sotto inchiesta e con sulle spalle un patteggiamento per bancarotta fraudolenta al Viminale per una riunione sulla flat tax. Tanto perché si capisca che non molla. Litigano perfino sul rosario che Salvini esibisce in piazza. "Matteo non scomodi la Madonna per vincere le Europee", ringhia il capo grillino.
Con o senza Madonna, Salvini vince le Europee. Annusando l'aria, Conte fa pietosamente presente in conferenza stampa di essere lui, l'autore dell'"anno bellissimo", il presidente del Consiglio. Ma lo scontro sale ancora di tono. Anche perché il leader leghista pensa bene di convocare i sindacati al Viminale per una riunione sulla crisi e sulla manovra economica. Incredibilmente, i sindacati ci vanno. Tutti tranne il segretario della Cgil Maurizio Landini. Ci manca poco che il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro Di Maio, totalmente scavalcato, dia in escandescenze. "I sindacati sono di tutti", mastica amaro.
Ma ha un macigno nella scarpa e lo tira fuori in coincidenza del caso degli amici di Salvini beccati al Metropol di Mosca a discutere di finanziamenti alla Lega tramite petrolio: "Chi vuole incontrare i sindacati lo può fare, quello che mi dà noia è che lo si faccia per sviare da una questione molto più grande, quella di un vice primo ministro che secondo me deve andare a riferire in Parlamento sulla questione Russia". Addio alla "coppia di fatto". Da allora i due si ignorano. Di Maio parla di Salvini come di "quell'altro". Al funerale del carabiniere Mario Cerciello Rega si evitano. E dopo il voto sulla Tav nemmeno si salutano. Ah, che anno bellissimo...