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(ansa)

Governo, renziani, grillini e radicali: nasce il partito trasversale per fermare le urne

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Si lavora sottotraccia per un governo costituzionale che poggi sulla riforma del taglio del numero dei parlamentari. Ma per il momento Di Maio e Zingaretti rifiutano di dare il via libera al progetto.
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Il nome dell'alternativa al voto anticipato ci sarebbe: governo costituzionale. Legato alla riforma che taglia i parlamentari. I segnali pure. Gira nelle chat che contano un promemoria delle scadenze economiche dell'Italia per presentare i conti all'Europa ed evitare l'aumento dell'Iva. Matteo Renzi, l'altra sera in Toscana, ha detto che prima del voto viene la messa in sicurezza del bilancio e perciò un nuovo esecutivo in carica almeno fino alla fine dell'anno.

Non è sfuggito poi nei Palazzi il dettagliato programma di un futuribile governo dettato da padre Francesco Occhetta, influentissimo gesuita che si è appellato al mondo cattolico su questi punti: Finanziaria, riduzione del numero di deputati e senatori e una legge proporzionale. È evidentemente una chiamata alle armi contro quello che potrebbe diventare il nemico comune di una nuova maggioranza: Matteo Salvini. In giro sono pochissimi quelli che scommetterebbero un euro …
Il nome dell'alternativa al voto anticipato ci sarebbe: governo costituzionale. Legato alla riforma che taglia i parlamentari. I segnali pure. Gira nelle chat che contano un promemoria delle scadenze economiche dell'Italia per presentare i conti all'Europa ed evitare l'aumento dell'Iva. Matteo Renzi, l'altra sera in Toscana, ha detto che prima del voto viene la messa in sicurezza del bilancio e perciò un nuovo esecutivo in carica almeno fino alla fine dell'anno.

Non è sfuggito poi nei Palazzi il dettagliato programma di un futuribile governo dettato da padre Francesco Occhetta, influentissimo gesuita che si è appellato al mondo cattolico su questi punti: Finanziaria, riduzione del numero di deputati e senatori e una legge proporzionale. È evidentemente una chiamata alle armi contro quello che potrebbe diventare il nemico comune di una nuova maggioranza: Matteo Salvini. In giro sono pochissimi quelli che scommetterebbero un euro sulla nascita di un altro esecutivo dopo Conte. La verità è che Salvini ha scelto i tempi giusti, ha portato a maturazione l'odio reciproco delle forze che dovrebbero unirsi contro di lui. Ma le cose possono cambiare in fretta e c'è tempo fino alla settimana che va dal 19 al 25 agosto.

In quel periodo verrà calendarizzata al Senato la mozione di sfiducia della Lega contro il premier. Mancano dieci giorni e un fronte anti-voto sta prendendo corpo. Per mille motivi, diversi tra loro ma alla fine convergenti. C'è naturalmente chi vuole rimanere incollato alla poltrona. Si guarda immediatamente alla pattuglia dei 5 stelle, nata sugli altari del 32 per cento, oggi ridotta alla cenere del 17 per cento delle Europee. Silvio Berlusconi ha minacciato Salvini: "Se vuoi un'alleanza devi dirmelo prima". Altrimenti i voti di Forza Italia sono a disposizione. Nel Pd Dario Franceschini non fa mistero di preferire una soluzione che metta insieme dem e grillini per arginare il pericolo leghista. I renziani, invece, che vedrebbero ridotta ai minimi termini la loro pattuglia in caso di voto, sono usciti ieri allo scoperto con Gianni Dal Moro che ha ricordato le date della manovra economica concludendo: "Prima gli italiani dei leghisti". Ossia: no alle urne. Lo stesso Renzi ha detto che occorre evitare lo "sghiribizzo" di Salvini pronto a far aumentare l'Iva. Eppoi c'è un argomento principe: ma se conviene a Salvini votare perché dovrebbe convenire agli altri?

Non è un ragionamento su cui si può reggere una nuova maggioranza, ma è sufficiente per creare un'onda emotiva nella base dei partiti, dal Movimento 5 stelle al Pd, ai moderati di Forza Italia sulla base del pericolo vero tangibile di un Salvini pigliatutto, che governa da solo per 5 anni. Tra i grillini il meccanismo di sopravvivenza e di reazione al leader leghista si è messo in moto. Sotto traccia ma in maniera potente. Deputati e senatori hanno chiesto di essere ascoltati prima delle decisioni finali. Un M5s non dissidente come Steni Di Piazza ha lanciato l'idea di un esecutivo del "bene comune". La loro domanda più frequente in queste ore è: ma che fanno i dem?

Luigi Di Maio, per ora, vede solo la strada elettorale: "Non esiste nulla e basta". Il segretario dem Nicola Zingaretti idem e lo ha spiegato a chi gli consiglia prudenza: "Fare un altro governo per cosa? Per intestarsi una legge di bilancio durissima?". Sono momenti difficili al Nazareno perché il dibattito è appena cominciato e le parole di Renzi in Toscana hanno allarmato il leader. Franceschini ha chiamato Gentiloni per consigliare di pensarci bene prima di gridare "al voto al voto". Ci si son messi anche gli alleati di + Europa. "Se conviene a Salvini non conviene a noi", ha detto Marco Cappato. "Ho paura degli sviluppi putiniani", gli ha fatto eco Riccardo Magi. Qualche altro dem fa notare la "follia" di consentire a una forza che ha solo il 17 per cento in Parlamento di decidere come e quando portare i cittadini alle urne.

Naturalmente, un difficilissimo nuovo governo andrebbe vestito con l'abito buono lasciando nell'armadio le motivazioni più basse tipo poltrona, stipendio, ricandidatura. Allora lo smoking è questo: un esecutivo diverso avrebbe il merito di portare a compimento la riforma costituzionale che taglia di 345 il numero dei parlamentari. Riforma molto cara ai grillini, che sarà votata l'ultima volta in aula agli inizi di settembre. Se la legislatura finisce prima, la legge finisce nel cestino. Piccolo problema: finora il Pd ha sempre votato no al testo del governo. Ma in cambio il Movimento potrebbe dare ai dem la legge elettorale proporzionale (e questo allungherebbe i tempi di vita dell'esecutivo). In mezzo, più importanti del resto, ci sono le misure economiche. Con questo vestito elegante ci si potrebbe presentare a Sergio Mattarella con una maggioranza dettata dal "percorso costituzionale". Tutta da costruire, in un clima tutto sfavorevole. Ma c'è una certezza: dopo la sfiducia al Senato il capo dello Stato farà un giro di consultazioni. E il partito del non voto avrà un'altra finestra di tempo per riflettere.